PROTEZIONE CIVILE/ “Regalo” di Monti: personale senza stipendio per 25 milioni e tagli al volontariato

Terremoti? Alluvioni? Cataclismi? Si spera che durante il 2013 non accada nulla di tutto questo perché la Protezione Civile, stando al bilancio di previsione, non avrà soldi per poter intervenire. Sono spaventosi i tagli a cui il governo Monti – come ultimo regalo prima delle elezioni di fine febbraio – ha sottoposto il dipartimento. Basti pensare che soltanto le spese obbligatorie per gli stipendi del personale in servizio sono insufficienti per circa 25 milioni di euro. E poi tagli colossali alle convenzioni con istituti di ricerca e università, dimezzato il fondo per le organizzazioni di volontariato. Il risultato è che l’assoluta mancanza di risorse ha portato a bloccare nei giorni scorsi la dichiarazione dello stato di emergenza a seguito degli eventi alluvionali in Umbria del novembre 2012 che avrebbe richiesto l’esborso di 7 milioni di euro e che analoga situazione rischia di verificarsi anche in Emilia Romagna, Marche, Liguria e Veneto.

 

di Carmine Gazzanni

Un Paese che non può assicurare interventi in casi di emergenza, che non garantisca una forte politica assistenzialistica, non è un Paese che può dirsi realmente democratico. Sembrerebbe, questa, una descrizione lontana anni luce dalla realtà del nostro Paese. Purtroppo, però, non è così.

La dimostrazione di quanto detto sta tutta nel bilancio di previsione per l’anno 2013. Al netto dei risparmi di gestione imposti per legge determinati dal ministero dell’Economia, per il dipartimento di Protezione Civile risultano stanziati complessivamente poco più di due miliardi di euro (per la precisione 2.461.518.701 euro). Troppo pochi per far fronte a tutti i gravosi impegni della Protezione.

Basti pensare che soltanto gli oneri stipendiali per il personale in servizio sono stimati in 66 milioni rispetto ai 40 milioni assegnati. Ergo: c’è un buco di 26 milioni che, almeno per il momento, resta assolutamente scoperto.

Ciò, secondo quanto denunciato dall’onorevole Oriano Giovanelli (Pd), ha già determinato un taglio consistente alle spese per convenzioni con università, istituti, centri di ricerca scientifica, enti e amministrazioni nonché ai finanziamenti per le organizzazioni di volontariato. Un taglio, questo, pari a circa al 42 per cento degli anni passati: dai 28 milioni del 2012 si è scesi a soli 16 milioni. In pratica un dimezzamento che non conosce precedenti nella storia della Repubblica italiana. E che, peraltro, non è nemmeno l’unico. Sappiamo bene quanti siano gli incendi boschivi che si verificano lungo tutto lo stivale nel periodo di caldo torrido. Peccato, però, che per quest’estate i mezzi a disposizione saranno decisamente di meno rispetto a quanti sono stati nel 2012: la flotta aerea per il concorso statale alla lotta agli incendi boschivi, infatti, sarà composta da soli 14 Canadair, a fronte dei 33 mezzi aerei schierati sul territorio nella stagione estiva appena trascorsa.

monti_tagli_protezione_civile_regaloTagli, tagli, tagli, insomma. Il risultato è più che ovvio. Con grande probabilità non ci saranno risorse per intervenire in casi di emergenze naturali. Scrive l’onorevole Giovanelli nella sua interrogazione: “per i costi sostenuti per far fronte alla grande nevicata del febbraio 2012 a fronte dei 2.7 miliardi stimati dalle Regioni la legge di stabilità mette a disposizione solo 47.000.000 per altro da suddividere tenendo conto di tutte le calamità verificatesi dal 2009 al 2012 e di 250.000.000 da destinarsi però ai costi indotti dall’evento alluvionale del 2012”. La situazione, dunque, è più che drammatica. Basti pensare, informa ancora lo stesso onorevole Pd, che sembrerebbe che l’assoluta mancanza di risorse abbia portato anche a bloccare nei giorni scorsi la dichiarazione dello stato di emergenza dopo gli eventi alluvionali in Umbria del novembre 2012 (la zona dell’orvietano completamente inondata): per affrontare la situazione era stato preventivato un esborso di circa sette milioni di euro. Ma niente da fare. Non ci sono soldi. E la questione è destinata a peggiorare dato che “analoga situazione rischia di verificarsi per quanto analogamente avvenuto sempre in novembre 2012 in Emilia Romagna, Marche, Liguria e Veneto”. Non si interviene più, dunque. In cassa non ci sono più monete, dice il governo Monti.

È proprio per questo che, scrive Giovanelli, è dovere di Monti “assumere provvedimenti urgenti prima della scadenza del suo mandato per fronteggiare lo stato di cose descritto che, per la delicatezza delle questioni interessate, suscita massimo allarme e risulterebbe essere un lascito irresponsabile nelle mani del futuro Governo e del futuro Presidente del Consiglio dei ministri”.

Che Mario Monti decida di intervenire per rimediare agli irresponsabili tagli previsti è poco probabile. Per due motivi. Innanzitutto perché, ormai preso dalla corsa elettorale, nel saltellio da una trasmissione all’altra, ora con un cane ora col sangue agli occhi, ora abilmente e perfidamente sottile, ora spacciando per innovativa una formazione politica che sa di muffa, non ha ovviamente tempo di curarsi di questioni di tale sorta.

Due. Anche se il professore dovesse riuscire a ritagliarsi scampoli di tempo, di certo non penserebbe alla Protezione Civile e al suo fondo incivilmente tagliato. Contrariamente a quanto si pensi, Mario Monti nei suoi tredici mesi di esecutivo ha infatti finanziato e non poco. Peccato però che i soldi siano finiti soprattutto a scuole private, ospedali privati, banche, spese militari. Niente (o quasi) a sanità, istruzione e – appunto – assistenzialismo. Anzi. 

Sin da principio, d’altronde, si erano capite le intenzioni di Mario Monti. Basta leggere il decreto legge numero 59, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2012, per rendersene conto. Sebbene infatti nella parte generale si parli della “necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il riordino del Servizio nazionale di protezione civile ed il rafforzamento della sua capacità operativa”, all’articolo 2 si dispone un cambiamento che si muove in tutt’altra direzione. Già dal titolo dell’articolo si intuisce qualcosa: “Coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali”. Su base volontaria, si dice. Nel senso che tutto dipenderà dalla volontà del singolo: se vorrà essere previdente (e soprattutto avrà la possibilità economica per esserlo), potrà farsi una polizza assicurativa. Nel caso in cui ne rimanga sprovvisto e la sua casa venga danneggiata (o addirittura distrutta, come viene specificato nero su bianco), lo Stato non interverrà più con aiuti economici.

Si legge infatti nel decreto che è prevista “l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati”. E si aggiunge – per evitare che qualcuno possa capire male – “a qualunque uso destinati”. Dal negozio, dunque, alle fabbriche. Fino alle case.

Quali garanzie, allora, per il cittadino? Nessuna, salvo il fatto che ora la polizza assicurativa sarà estesa anche “ai rischi derivanti da calamità naturali”.

Terremoti, alluvioni e qualsivoglia altra calamità naturale, dunque, saranno a carico del cittadino. Dipenderà soltanto dal suo portafoglio ricostruire l’edificio, la fabbrica, il negozio. Con tanti saluti dallo Stato. Questo è il nuovo di cui parla Mario Monti, dunque? Se è così, è un qualcosa che potrebbe anche sapere di nuovo. Ma non sa per nulla di democrazia.

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