PRIMARIE PD/ Il mistero dei soldi di Bersani: fondi insufficienti per la campagna. Paga il partito?

98.407 euro. A tanto ammontano le entrate del comitato TuttixBersani. Nei fatti troppo pochi per affrontare una campagna elettorale che ha portato il segretario democratico in lungo e in largo per tutto lo stivale. Basti pensare che lo sfidante Matteo Renzi (probabile infatti che le primarie si riducano ad una corsa a due) ha raccolto quasi il doppio (oltre 160 mila euro) e che nella campagna elettorale del 2006 lo stesso Bersani ricevette 98 mila euro da un solo finanziatore (la famiglia Riva, gli ex proprietari dell’Ilva di Taranto). I dubbi che si addensano negli ultimi giorni, allora, è che il segretario Pd abbia usufruito anche di strutture e soldi messi a disposizione dal partito. Se così fosse sarebbe molto grave: un trattamento riservato che, nei fatti, ha tagliato fuori gli altri.

 

di Carmine Gazzanni

bersani_primarie_pd_soldi_insufficientiPer alcuni è più di un dubbio. Quasi una certezza. E in questi giorni non sono pochi quelli che cominciano a convincersene. Il comitato TuttixBersani avrebbe usufruito anche di finanziamenti messi a disposizione dal partito stesso e non solo di finanziamenti privati. Un dubbio, senz’altro. Ma che ha fondate ragioni di esistere.

Tutto è nato ad inizio novembre, appena sono stati messi on-line i conti della campagna del segretario del Pd Bersani. Allora – era l’otto novembre – nella rendicontazione si leggeva che erano stati spesi 300 euro per gli sms. Cifra troppo esigua che ha fatto sospettare tanti renziani. Anche perché il comitato TuttixBersani ha inviato messaggi a tutti i militanti chiedendo loro di registrarsi alle primarie e di votare appunto il segretario democratico. A sollevare la questione un renziano doc come Lino Paganelli, responsabile nazionale delle Feste dell’Unità. “Se i messaggi sono stati pagati dal comitato Bersani – ha sottolineato Paganelli – nulla quaestio. Diversamente, se finanziati dal partito, l’intestazione doveva essere rispettosa dei tre candidati Pd in corsa”.

Con il passare dei giorni, però, le spese sono aumentate. Così come i messaggi inviati. Ed ecco allora che le cifre sono lievitate: per gli sms si è passati dagli iniziali 300 euro a 1.640 euro. Ancora un po’ pochini considerando che sono state ben tre le tranche in cui sono stati inviati i messaggi promotori ai tesserati.

Ma andiamo allora a vedere cosa dice la rendicontazione bersaniana. Ad oggi le entrate sono in totale 98.407 euro. Così suddivisi: 86.552 euro tramite bonifico bancario, 11.855 euro tramite sottoscrizioni on-line. Per le spese: 1.214 euro per la grafica; 30.000 euro per il materiale tipografico; 1.010 euro come rimborso spese per i coordinatori dei vari comitati sparsi sul territorio; 15 mila euro come rimborso spese per i viaggi e così via.

Quello che incuriosisce però è altro. Nella rendicontazione (aggiornata a ieri 23 novembre) compaiono le spese per due sole iniziative: quella di Palermo (per cui sono stati spesi, tra manifesti e affitto del teatro, circa 5 mila euro) e – strano ma vero – quella di Ginevra, in Svizzera. Si legge infatti nella rendicontazione che l’organizzazione della manifestazione a Ginevra dello scorso 19 ottobre è costata 2.618 euro.

Si dirà: considerando che si può votare anche dall’estero, è più che condivisibile una manifestazione transalpina. Vero. Perché, però, non compaiono le spese di tutti gli altri incontri tenuti da Bersani? Perché solo quelle di Palermo e Ginevra? Eppure Bersani ha girato parecchio in questi giorni. Ma, a leggere la rendicontazione, sembra quasi che il segretario Pd sia andato solo in Sicilia e in Svizzera.

Il mistero dei soldi di Bersani, però, non finisce qui. Come detto, infatti, ad oggi le entrate risultano essere di 98.407 euro. Una cifra abbastanza esigua considerando tutti gli spostamenti effettuati dal comitato e da Bersani stesso. Non solo. Anche facendo un raffronto con il diretto sfidante – Matteo Renzi – ci si accorge che 98 mila euro non sembrerebbero essere sufficienti per una campagna così gravosa: gli uomini del sindaco di Firenze hanno raccolto oltre 160 mila euro. Quasi il doppio di quello raccolto da Bersani. Il quale, però, di certo non è uno sprovveduto: saprebbe dove chiedere i soldi se volesse. Alla scorsa campagna elettorale del 2006 Bersani riuscì a racimolare 98 mila euro da un solo finanziatore, la famiglia Riva, gliex proprietari dell’Ilva di Taranto.

Ed è proprio questo il punto: i miseri 98 mila euro raccolti finora legittimano il sospetto che Bersani usi le strutture e il personale del partito per la sua campagna. Sospetto che comincia ad essere condiviso e nutrito da più parti e che, se dovesse rivelarsi vero, sarebbe di una gravità assoluta: staremmo parlando, in pratica, di un trattamento riservato al capo. Un trattamento che andrebbe a danno (pesantemente) degli altri sfidanti, i quali realizzerebbero di essere stati nient’altro che semplici marionette di una partita il cui risultato sarebbe stato manomesso e deciso a priori.

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