POST SISMA/ L’ombra della speculazione sul progetto dell’Idrovoro di Mondine

L’appello accorato della FAI – Fondo Ambiente Italiano – è quello di evitare lo sciacallaggio economico in Emilia come abbiamo già ‘tristemente’ visto all’Aquila, dopo il terremoto. Gallina dalle uova d’oro è l’Idrovoro di Mondine, in provincia di Mantova. La struttura è in una posizione strategica: in territorio lombardo ma la sua funzionalità anti esondazione, serve anche al territorio reggiano. Con il terremoto del 29 maggio 2012 la struttura ha subìto danni alla torretta – che è crollata – alle 5 pompe funzionanti e al sistema di elettricità. È chiaro che la ricostruzione è fondamentale per evitare il rischio alluvione, oltre al terremoto. Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale – ente pubblico – si sta occupando della ricostruzione ma il progetto scelto crea non pochi dubbi agli ambientalisti: ricostruire Mondine con una pianificazione troppo costosa e rovinosa per l’impatto ambientale, fa sospettare la speculazione. Poca trasparenza, troppe anomalie affaristiche.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Quanti soldi sono stati investiti per la ricostruzione post sisma all’Aquila, molti di questi scomparsi nel nulla mentre la città ancora è in stato di degrado. Bisogna evitare lo sciacallaggio affaristico tipico in queste situazioni e stavolta la denuncia parte dalla FAIFondo Ambientale Italiano – che lancia l’attacco contro il Consorzio di Bonifica della Emilia Centrale, un ente pubblico nato nel 2009. Stando ai fatti riportati dal Fondo Ambiente, l’atteggiamento del Consorzio sulla ricostruzione della struttura dell’Idrovoro di Mondine sembrerebbe alquanto sospettabile.

 

L’IDROVORO DI MONDINE DANNEGGIATO DAL TERREMOTO – Siamo nel comune lombardo di Moglia, a Mondine, in provincia di Mantova. Qui si trova una delle centrali idroelettriche più grandi d’Europa. Una struttura dei primi del Novecento che, sotto le scosse del 20 e soprattutto 29 maggio 2012, ha subìto non pochi danni. Secondo la perizia della Protezione Civile la condizione dell’Idrovoro è di altra criticità: è crollata la torretta che contiene la cabina per la trasformazione, gli alloggiamenti sono stati danneggiati, cinque pompe non hanno funzionato, danneggiamento agli impianto elettrico, abbassamento di una trave principale nella sala macchine, cedimento delle strutture.

f-g-arlotti-mondine-5L’impianto fuori servizio porta un sacco di rischi per il territorio lombardo ma soprattutto per l’Emilia perché la struttura interessa le tre zone del mantovano, del modenese e del reggiano, vicino ai centri abitati di Correggio, Poviglio e Carpi. In più la situazione, vista l’inutilizzabilità della struttura, mette a serio rischio il territorio soprattutto reggiano: le pompe che sono rimaste bloccate – in seguito solo due sono state rese funzionali – sono fondamentali per tenere a bada le prime torrentizie e scongiurare possibili esondazioni. Per cui se si vuole evitare il rischio alluvione, per una terra già martoriata dal sisma, bisogna ricostruire subito. Ma lo “strano” progetto approvato dal Consorzio pubblico emiliano, insospettisce e non poco gli ambientalisti.

 

IL CONSORZIO VUOLE RICOSTRUIRE MA LA FAI SOSPETTA UNA SPECULAZIONE AFFARISTICA – Ricostruire è la parola d’ordine ma lo sciacallaggio è anche il rischio più alto in queste situazioni. Secondo il sopralluogo compiuto dai tecnici del Consorzio per la bonifica dell’Emilia centrale, la criticità è alta per cui bisogna investire nella messa in sicurezza della struttura che assicura lo scolo delle acque del fiume Secchia. Insomma i finanziamenti sono arrivati subito dalla regione Emilia: nell’ordinanza n. 20 del 2012 sono state elencate le opere di messa in sicurezza di una struttura ormai inagibile, con i relativi importi: 350.000 euro per la messa in sicurezza.

Un giro di denaro davvero ghiotto che arriva a 7,6 milioni di euro messi a disposizione dall’ordinanza 71 firmata da Vasco Errani, commissario delegato per la ricostruzione. Tutti soldi che si aggiungono agli oltre 31 milioni e 735 mila euro stanziati dalla Regione Emilia. E quando le cifre sono da capogiro arrivano i sospetti della Fai in merito proprio al progetto di ricostruzione. Nella relazione del Consorzio si legge: “Alcuni impianti come quello di Mondine sono stati lesionati in modo molto serio e sono inagibili, prefigurando una situazione di allarme sul piano della sicurezza idraulica”.

Insomma secondo la perizia bisogna correre subito ai ripari ed ecco che arrivano sul tavolo del Consorzio ben sei progetti per il recupero della centrale: di questo, però, tre sono stati aboliti in tronco e gli altri tre sono stati discussi. Il problema che ha lasciato adito al sospetto è che di questi progetti il Consorzio ha scelto, secondo gli ambientalisti, proprio quello più oneroso e di peggior impatto paesaggistico. La FAI si oppone al nuovo progetto di Mondine: questa ricostruzione stravolgerebbe la tradizionale e storica struttura di Moglia. Ma in realtà il dubbio è questo: perché il Consorzio dell’Emilia centrale ha scartato validi progetti, anche più economici per dare, invece, spazio ad una ricostruzione che costerà di più?

La scottatura della speculazione affaristica post sisma aquilana è ancora troppo forte e così il Fondo Ambiente lancia un appello alla Regione Lombardia, Emilia e tutti gli ambientalisti nell’opporsi a questa “anomala” voglia di ricostruire l’Idrovoro usando più denaro.

Oppure si richiede più trasparenza da parte dell’Ente pubblico, comunicando in maniera dettagliata tutti i costi del progetto, una chiarezza che a quanto pare non ci sarebbe.

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