PARLAMENTARIE PD/ Tutti i candidati indagati e le norme contestate

Oggi è il “grande” giorno delle Parlamentarie del Pd, che però si portano dietro una lunga scia di polemiche. Sotto accusa le modalità di voto, l’impossibilità per gli stranieri di partecipare e il curriculum non sempre limpido dei candidati. Dopo lo scandalo dei garanti condannati, spuntano indagati anche tra coloro che prenderanno parte alle Parlamentarie.

 

di Viviana Pizzi

I nomi? Tanti e altisonanti. L’elenco è stato pubblicato su “Liberoquotidiano.it” ma i nomi erano già presenti anche in un’inchiesta a tema de “Il Fatto Quotidiano” del 30 settembre, quando ancora non si parlava di un’eventuale candidatura in Parlamento. Tutto questo significa che le segreterie e i garanti non potevano non sapere che i candidati avevano problemi con la giustizia. E nonostante tutto hanno deciso di candidarli, in barba alla norma (quantomeno morale) di escluderli dalle elezioni  primarie.


TUTTI I NOMI E I REATI PER I QUALI SONO INDAGATI

Piero Grasso, magistrato antimafia candidato con il Pd, chissà se saprà che a Messina è stato candidato Francantonio Genovese. L’uomo deve rispondere di abuso d’ufficio ed è inserito al centro di una polemica per una rete familiare piazzata negli enti di formazione regionale

bersani_parlamentarie_pd_indagatiIl Pd siciliano, lo stesso che ha sponsorizzato la vittoria del presidente Rosario Crocetta e che ha intessuto rapporti con l’Udc di Cuffaro, ha toppato anche ad Enna. Uno dei candidati, Vittorio Crisafulli, è indagato per abuso d’ufficio. Antonio Papania, candidato a Trapani, per lo stesso reato ha patteggiato la pena.

Errore anche in Abruzzo e per la precisione all’Aquila dove spunta il nome di Giovanni Lolli che fu rinviato a giudizio per favoreggiamento ma non è arrivato al processo soltanto perché il reato era prescritto. Andrea Rigoni di Massa Carrara è stato condannato in primo grado per abuso edilizio. Come nel caso di Lolli anche il suo processo non è andato avanti a causa della prescrizione del reato. Tutti parlamentari uscenti sono stati riproposti dal Pd come se nulla fosse. Come se i cittadini ed in particolare gli elettori del partito non potessero scoprire che avevano avuto a che fare con la legge.

Il comportamento delle segreterie di partito potrà essere punito certamente alle urne. Bisogna però ricordare che con le primarie si sceglierà soltanto il 90% dei candidati. Chi ci assicura che questi nomi, proprio loro, non rientreranno dalla finestra comparendo nel listino del 10% di coloro che verranno scelti dalla segreterie?

Nessuno perché nel regolamento delle primarie non esiste alcun cavillo che blocca la candidatura di chi perde la partita con i cittadini. Se questi ultimi saranno gabbati lo sapremo quando anche i listini verranno bloccati.

 

LE MODALITA’ DI VOTO E LA BEFFA DEI DUE EURO

Le contraddizioni non finiscono qui avrebbe detto Corrado Mantoni se fosse stato ancora vivo e avesse assistito alla Corrida delle primarie. Infatti se per votare bisogna necessariamente aver espresso la propria preferenza nella competizione del 25 novembre tra Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato non vale la stessa regola per i soldi secondo il quale chi ha pagato allora non paga oggi. E’ sul regolamento pubblicato dal Pd provinciale di Frosinone che riusciamo a capire chi e come dovrà votare.

Al primo punto emerge quanto già da noi pubblicato: gli elettori e le elettrici comprese nell’albo delle primarie “Italia Bene Comune” e gli iscritti al Pd che abbiano rinnovato l’adesione fino al momento del voto. Successivamente si dovrà dichiararsi elettore del Pd e sottoscrivere un pubblico appello per il voto al Pd secondo le modalità delle primarie “Italia Bene Comune”. Fin qui nulla di strano.

Il bello viene dopo quando si chiede  di versare una sottoscrizione di almeno due euro per la campagna elettorale e di sottoscrivere l’impegno a riconoscere gli organi di garanzia previsti nel presente regolamento.

Di questi ultimi abbiamo già parlato per il caso Piemonte. La cosa che balza però agli occhi è che il partito in poco più di un mese chiede ancora denaro ai cittadini per finanziare le spese della propria campagna elettorale. Quello che proprio non quadra è questo: non può votare chi non ha scelto Bersani leader invece due versamenti in poco più di un mese invece si possono fare.

Quattro euro che incideranno sulle spalle di ogni cittadino elettore già vessato dalle molte tasse del Governo Monti che lo stesso Pd ha avallato votando a favore. Tre milioni e centomila votanti alle primarie di novembre significano che la coalizione ha già incassato non meno di sei milioni e duecentomila euro. Se tutti dovessero tornare alle urne il Pd incasserebbe altrettanto danaro mentre la coalizione intera si troverebbe in cassa dodici milioni e quattrocentomila euro se non qualcosa di più a causa di chi ci crede e paga anche 50 euro per votare. Non poco per manifestini, santini e altre spese elettorali tutte sulle spalle dei cittadini. Sui social network è già polemica ma c’è anche chi dice: “non volete pagare non andate a votare”.

Dicendo no a una democrazia “ a pagamento” e anche monca a causa di quel 10% di quote che il partito riserva ai possibili “trombati dalle primarie”.

 

PARLAMENTARIE? SI’ MA NON PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Dalle parlamentarie di Capodanno sono esclusi gli italiani all’estero che, al pari di chi vive in Italia, eleggono i propri rappresentanti alla Camera e al Senato.

Dal blog QuiVienna.com arrivava la domanda ai dirigenti del Partito Democratico visto che nessuno, a parte il Pd tedesco, aveva affrontato la spinosa questione. Insomma i residenti in Austria volevano capire come si sarebbero dovuti comportare. La  risposta è arrivata da Eugenio Marino, responsabile nazionale del Pd all’estero dicendo chiaramente che per chi vive al di fuori del territorio italiano non ci saranno elezioni primarie ma i candidati verranno selezionati dai segretari di partito.

La motivazione di fondo che è stata attribuita per tale decisione è che fuori dall’Italia non esiste il “porcellum” e all’elettore è data la capacità di scegliere direttamente il proprio candidato che verrà eletto mediante la doppia preferenza.

Per semplificare – ha sottolineato Marino – possiamo dire che in Italia ci sono le liste bloccate e all’estero le preferenze. In Italia il partito sceglie i candidati alle primarie e i cittadini (tramite le primarie) gli eletti del nostro Partito in Parlamento, mentre all’estero il Partito sceglie i candidati delle liste e i cittadini scelgono (tramite dette liste) gli eletti con le preferenze il giorno del voto. Dunque, in Italia si fanno le primarie perché il cittadino con il porcellum e le liste bloccate non può scegliere. All’estero non si fanno le primarie perché il cittadino può scegliere con le preferenze”.

Primarie quindi, esclusivamente per evitare il Porcellum vengono definite quelle del partito democratico. Se verrà rispettata questa regola lo sapremo soltanto quando le liste per le elezioni di febbraio verranno compilate e si vedrà dove verranno inseriti il 10% dei nomi che la segreteria di partito si è riservata di fare. Ai posteri l’ardua sentenza.

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