PAR CONDICIO/ Inesistente: B. in Tv più di Monti e Bersani. Grillo e Di Pietro silenziati.

Checché ne dica Silvio Berlusconi i dati di monitoraggio dell’Agcom parlano di un evidente squilibrio del tempo di presenza nelle televisioni. Nel periodo preso in considerazione (1-23 dicembre) il Pdl ha avuto uno spazio di oltre dieci ore soltanto nei Tg della Rai (il 40%) mentre il Pd poco più della metà (sei ore). Per non parlare dei telegiornali Mediaset: addirittura il 52% dello spazio contro meno del 30% dato al Pd. Strapresente anche Mario Monti. Inesistenti i partiti più scomodi: il M5S sui Tg Rai si ferma a poco più di un’ora; l’Idv, addirittura, a meno di trenta minuti. E nei telegiornali Mediaset scompare totalmente: in un mese solo dodici minuti per l’ex pm.

 

di Carmine Gazzanni

Siamo entrati in piena campagna elettorale ormai e i politici di turno scalpitano per avere un posto ora nel servizio del telegiornale ora sulla poltrona del talk show. Una guerra mediatica che, probabilmente, mai come quest’anno sta avanzando a ritmi serrati. Silvio Berlusconi da giorni emigra da canale in canale , da programma in programma e, ovunque vada, sente il bisogno impellente di sostituirsi anche al giornalista di turno: non vuole essere interrotto, non vuole domande, non ama il confronto. Tutti tasselli della sua strategia comunicativa che, per ora, deficitano a dare i frutti sperati.

Dall’altra abbiamo Mario Monti il quale, smessi ormai gli abiti del tecnico sobrio e responsabile, ha imparato a dovere l’ars politicandi italiana e anche lui allora si concede attacchi agli avversari politici per screditarli. E, ancora, Pier Luigi Bersani il quale, sfruttando soprattutto l’onda di primarie e parlamentarie, si tiene a debita distanza dalle sterili discussioni conservando – almeno per ora – le sue percentuali. In mezzo un plotone di partiti e politici semplicemente inesistenti, tanto sulle reti pubbliche quanto su Mediaset. Uomini che nei mesi passati si sono rivelati scomodi tanto per Bersani, quanto per Monti e Berlusconi come Grillo e ancor di più Antonio Di Pietro semplicemente non esistono.

par_condicio_no_tu_noUna situazione surreale visto l’avvicinarsi delle politiche. Tanto che l’Agcom, cui spetta il controllo su tutte le emittenti nazionali, si è mossa prima del tempo, in anticipo rispetto alla prassi del periodo elettorale: ufficialmente dal 24 dicembre è scattata la par condicio, mentre il regolamento per la Rai arriverà, se tutto andrà bene, soltanto oggi.

Intanto, però, i dati resi noti dall’authority sulla comunicazione e relativi al periodo che va dal primo al 23 dicembre non sono affatto – per così dire – democratici. Checchè ne dica Silvio Berlusconi sempre pronto a lamentarsi in questi giorni per un presunto squilibrio dell’informazione a favore del Partito Democratico, i dati rivelano una realtà ben meno tragica. Il Pdl, infatti, spadroneggia in tutti i canali e in tutti i programmi. Valutando il cosiddetto tempo di antenna – complessivo del tempo di parola del soggetto politico e quello in cui si parla dello stesso – il Pdl, nei telegiornali Rai, è stato presente oltre dieci ore. Il 40 per cento dello spazio disponibile. Quasi la metà del tempo messo a disposizione per il Pd che si ferma a sei ore e 45 minuti (il 26 per cento). Non se la passa male neanche Mario Monti.

Tra i dati raccolti dall’Agcom, infatti, sono presenti anche quelli relativi al Presidente del Consiglio ed è specificato che i soggetti che ricoprono incarichi istituzionali – come appunto Monti – sono rivelati non solo nello svolgimento delle loro funzioni, ma anche “come soggetti politici quando partecipano ad attività di partito e più generalmente politiche”. Insomma, non solo il Monti tecnico ma anche quello politico. Ebbene, i dati parlano di oltre otto ore di presenza nei telegiornali del servizio pubblico che certamente non è poca cosa. Il quadro, dunque, è chiaro: Silvio Berlusconi ha avuto uno spazio decisamente maggiore rispetto anche al Presidente del Consiglio e doppio rispetto al diretto avversario Pier Luigi.

Il quadro, ovviamente, diventa ancora più antidemocratico se guardiamo ai dati relativi ai telegiornali Mediaset. Il partito di Silvio Berlusconi sale addirittura al 52 per cento dello spazio disponibile (più di dieci ore), contro le cinque ore spaccate offerte invece ai democratici di Bersani. Spazio limitato anche per Mario Monti sulle reti del Cav: poco più del Pd, cinque ore e venticinque minuti. Numeri incredibili, insomma. Che, peraltro, raggiungono vette assurde se focalizziamo l’attenzione su singoli canali: Studio Aperto, per esempio, ha offerto quasi il 60 per cento del suo spazio disponibile al Cav. Par condicio semplicemente inesistente.

La musica non cambia se guardiamo ai programmi televisivi “extra Tg di rete”. In pratica quei programmi nei quali per le ultime settimane Silvio Berlusconi era diventato un ospite fisso. Ebbene, anche qui i dati sono disarmanti: nonostante le primarie del Pd – e dunque nonostante gran parte del tempo sia stato assorbito per raccontare l’esito della corsa alla candidatura nel centrosinistra – il Popolo della Libertà, con ben undici ore, continua ad essere il partito più coccolato dalle reti Rai. Il Pd, invece, si ferma a nove ore: 38 per cento contro il 32 per cento dello spazio disponibile.

E le reti Mediaset? La cosa sorprende ma sui canali del Cav, nel periodo di dicembre, non è stato tenuto alcun programma “extra Tg” in cui sia stata data parola ai politici. Zero. Nulla di nulla. L’unica eccezione è stato il programma andato in onda il 18 dicembre su Rete Quattro. Indovinate a chi è stato dato spazio? È ovvio, a Silvio Berlusconi. D’altronde il titolo dello speciale non lasciava spazio a dubbi: “Speciale Tg4  – Parla Silvio Berlusconi”. Un’ora e quattro minuti di beato monologo travestito da intervista.

Insomma, Silvio Berlusconi è praticamente onnipresente in televisione, seguito a ruota da Mario Monti che ormai ha capito a dovere cosa significhi fare il politico. Ma è l’altro lato della medaglia che fa capire a dovere come sia stata inesistente una benché minima par condicio nel mese di dicembre. È un vero e proprio plotone quello formato da partiti e movimenti nei fatti inesistenti perché completamente dimenticati dalle reti televisive.

Certamente la maggior parte dei lettori penserà che il primo riferimento degli “inesistenti in Tv” sia per gli attivisti del Movimento 5 Stelle. Non è così. Sebbene anche loro poco “calcolati”, il podio non spetta certamente all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro: dopo essere stato attaccato da ogni fronte, l’ex pm è stato gettato via dai media, oscurato, censurato. Sono i dati a rivelarlo. Fermiamoci al tempo di antenna nei telegiornali. Per quanto riguarda le reti Rai, il movimento di Grillo, in un mese, ha avuto spazio per poco più di un’ora. L’Idv, invece, meno della metà: in trenta giorni si è parlato di Di Pietro (nonostante il 15 dicembre ci sia stato anche il congresso nazionale) per soli 26 minuti. I numeri scendono inesorabilmente se ci spostiamo sui telegiornali Mediaset: per Grillo trentasei minuti, per Antonio Di Pietro soltanto dodici minuti. Meno di trenta secondi al giorno.

Dati allarmanti, dunque. Sul motivo di tali numeri si potrebbe parlare per ore: sul perché il Cav sia onnipresente, sul perché personaggi scomodi come Grillo e Di Pietro siano stati praticamente oscurati, nonostante le parlamentarie del Movimento nel primo caso, il congresso e la discesa in campo di Ingroia nel secondo. Di ragioni se ne potrebbero addurre infinite. Il punto di partenza, oggettivo e inoppugnabile, è però uno: ad oggi, stando ai dati, quella che manca è la par condicio.

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