P2/ L’atteggiamento “bipartisan” dei politici e la realizzazione del “Piano di Rinascita Democratica”

Chiaramente la P2 ha colto nel segno tanto nella politica di allora (nella lista comparivano i nomi di tre ministri, tre segretari di stato e 43 deputati al parlamento di diversi partiti), quanto nell’attuale politica. I nomi? Oltre ai rinomati Berlusconi, Cicchitto, Pisanu, ne troviamo tanti altri, sparsi un pò in tutti i partiti, qualcuno transitato persino nell’IDV. Non c’è davvero di che stare allegri. Il motivo di questo forte trasversalimo? Solo così è possibile attuare – come sta accadendo – il famoso Piano di Licio Gelli.

di Carmine Gazzanni

inciucioOltre al già citato Gustavo Selva, infatti, ne ritroviamo altri. Publio Fiori (tessera 1878; anche se nel 2001 il tribunale di Roma ha escluso la sua appartenenza alla loggia), ex deputato democristiano, è trasmigrato in An e nel 1994 è diventato ministro di Berlusconi. Nel 2006 Fiori fonda il partito di Rifondazione DC e ne diventa segretario nazionale. L’anno dopo il partito si federa con i Popolari – UDEUR di Clemente Mastella e la Democrazia Cristiana (nuova) di Giuseppe Pizza e fonda la Federazione Democristiana. L’anno scorso, invece, giunge ad un’alleanza con l’API di Francesco Rutelli con l’obiettivo di creare il fatidico “Terzo Polo”. Senza dimenticare, poi, l’attivissimo pidiellino Fabrizio Cicchitto (tessera numero 2232).

E ancora Massimo De Carolis, ex ministro di Berlusconi, cofondatore di Alleanza per l’Italia con Rutelli; Giovanni Marras in forza sempre al Pdl. Ma la P2 è “bipartisan” per così dire: tra gli iscritti alla loggia ritroviamo anche Rolando Picchioni, uomo del Pd, e Giuseppe Aleffi (tessera numero 762), ex deputato di Forza Italia, che, alle ultime elezioni, è stato candidato nel 2006 alla Camera (primo dei non eletti in Sardegna) “nientepopodimeno” che con l’Italia dei Valori. Ma d’altronde l’Idv non è nuova a tali candidature: nel 2001, infatti, ad essere candidato fu Filippo De Jorio ( tessera P2 numero 511). E infine abbiamo lui: il semplice “apprendista muratore”, tessera numero 1816, Silvio Berlusconi.

È evidente, dunque, come la politica italiana sia ancora profondamente pervasa da un animo piduista. Questo spiegherebbe perché il “Piano di rinascita democratica” di Gelli si sta attuando in tutti i suoi punti, tanto che il Venerabile ha ironicamente richiesto i diritti d’autore su quello che oggi si sta realizzando. Facciamo alcuni esempi per meglio capire quanto detto.

Il Piano prevedeva “l’ installazione di tv via cavo capace di controllare l’opinione pubblica media del paese”. Lo stesso Licio Gelli, d’altronde, ha più volte affermato che “il vero potere risiede nella mani dei detentori dei mass media” e Silvio Berlusconi incarna perfettamente tale potere con le sue televisioni. Ma non è tutto. Il controllo, secondo il Piano di rinascita, doveva estendersi anche alla carta stampata: “è necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti, ai quali, una volta acquisiti, dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti e in un secondo tempo occorrerà acquisire alcuni settimanali di battaglia, coordinare tutta la stampa provinciale locale attraverso un’agenzia centralizzata, coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale e infine dissolvere la Rai tv in nome della libertà di antenna ex articolo 21 della Costituzione”.

La sfrontatezza di Berlusconi si evince anche dal fatto che il documento massonico è stato scoperto nel 1982, ma lui ha proseguito il suo piano di attuazione senza fermarsi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Basti ricordare la cosiddetta “Guerra di Segrate” con il compagno massone Carlo De Benedetti, al termine della quale Berlusconi riuscì ad assicurarsi “Panorama”, “Epoca” e tutto il resto della Mondadori. Infine, dopo la “discesa in campo”, Berlusconi si fionda sulla redazione de “Il Giornale”, mettendo in atto la strategia mediatica della P2: scendere in politica garantendosi l’appoggio immediato dei media acquisiti.

Una volta divenuto Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi può proporre altri punti fondamentali del Piano di Rinascita, uno su tutti la riforma giudiziaria, con la separazione della due carriere requirente e giudicante, di cui si è parlato molto in tempi recenti. O ancora il predisporre degli esami psicoattitudinali preliminari per intraprendere la professione del magistrato (come dimenticare quando il premier bollò i magistrati come “persone mentalmente disturbate”; senza dimenticare che anche la riforma Castelli prevedeva, appunto, esami psicoattitudinali). E ancora il rilancio del nucleare, tema carissimo alla propaganda P2. Addirittura, anche la proposta di utilizzare l’esercito nelle strade era già scritta nell’organo di Gelli: “così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle rispettive centrali direttive”.

Manca solo un punto alla realizzazione completa del Piano: il presidenzialismo. Intervistato da Klaus Davi, Licio Gelli tempo fa affermava: “nel mio piano di rinascita prevedevo la creazione di una repubblica presidenziale, perché dà più responsabilità e potere a chi guida il Paese, cosa che nella repubblica parlamentare manca”; e sappiamo bene che il Cavaliere vuole il presidenzialismo per poi aspirare a diventare lui stesso Capo dello Stato: “sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del paese. L’architettura attuale non permette di prendere decisioni tempestive e non dà poteri al premier”.

Come dar torto, allora, al Gran Maestro venerabile, quando nel 2003 diceva che “tutto si realizza poco a poco, pezzo per pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa in 53 punti”. Eppure oggi il giudizio di Gelli su Berlusconi non è più positivo perché, come disse in un’intervista a “Il Tempo”, “sono venuti a mancare quei principi, quei valori. Ecco, anche lui, Berlusconi intendo, è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse… E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo… l’ho anche aiutato, quando ho potuto..”. Bisognerebbe chiedersi di quali “valori”, di quali “principi” si stia parlando. Oppure si potrebbe pensare a interessi e favori non mantenuti? Se così fosse, non dovremmo sorprenderci: la longa manus della P2 ancora pervade profondamente i centri di potere italiani.

 

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