ORNAGHI/ Il ministro che pensa di nominare un nuovo dg anche se la società sarà sciolta nel 2013

Per il ministro Ornaghi non c’è pace. Soltanto ieri ricostruivamo quelli che sono stati i suoi undici mesi di ministero: nomine dubbie ad amici accademici, svogliatezza e troppi silenzi sui tagli alla cultura del governo. Ora arriva una nuova tegola: secondo indiscrezioni Ornaghi starebbe pensando ad una nuova nomina per il direttore generale dell a società a totale partecipazione pubblica Ales spa (Arte lavoro e servizi). Peccato però che, se dovesse farlo, andrebbe contro quanto prescritto dallo stesso governo Monti nella spending review.

 

di Carmine Gazzanni

lorenzo-ornaghi_impresentabileArticolo 4 del decreto legge n.95 del 2012 (meglio conosciuto come spending review): “Nei confronti delle società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni che abbiano conseguito nell’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90 per cento, si procede, alternativamente: a) allo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013; b) all’alienazione, con procedure di evidenza pubblica, delle partecipazioni detenute alla data di entrata in vigore del presente decreto entro il 30 giugno 2013”. Non ci sono vie d’uscita: le società pubbliche o devono essere sciolte e devono essere privatizzate. La norma – ovviamente – è stata concepita per evitare ulteriori costi a enti, pubbliche amministrazioni e ministeri. Peccato  però che qualcuno, sbadatamente, abbia dimenticato quanto previsto con la spending review.

Ma partiamo da principio. La Arte lavoro e servizi (Ales) Spa è una società mista, costituita nel 1998 per volontà e iniziativa del ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il duplice obiettivo della realizzazione di un inedito multiservice destinato al settore dell’arte e della cultura e alla creazione di attività occupazionali. Come si legge sul sito ufficiale la Ales, “è la società in house del Ministero per i Beni e le Attività  Culturali (MiBAC)che ne detiene il 100% del pacchetto azionario – impegnata da oltre dieci anni in attività  di supporto alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale ed in attività  di supporto agli uffici tecnico – amministrativi del Socio Unico”. In altre parole, la società lavora solo e soltanto per il ministero che ne è peraltro proprietario al 100%.

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Secondo quanto previsto dall’articolo ricordato sopra della spending review non ci sono dubbi: o la società dev’essere sciolta o privatizzata. Comunque sia il risultato non cambia: il ministero per i Beni e le Attività Culturali non deve più far fronte al mantenimento del cda e dei lavoratori della società. Eppure il titolare del Mibac pare essersi completamente dimenticato di questa norma. Secondo quanto confermato da recenti comunicati sindacali a firma Cgil, Cisl, Uil e Ugl, infatti, Lorenzo Ornaghi avrebbe prospettato un cambio di cda con la nuova nomina di un Direttore Generale.

La domanda nasce spontanea: perché mai nominare un nuovo Direttore Generale se, stando alla spending review, nel 2013 la società dovrà essere sciolta o privatizzata? Il rischio, allora, è che la decisione possa in qualche modo avere altri fini. Ad avanzare questo dubbio è stato l’onorevole Riccardo Villari in un’interrogazione parlamentare. Il deputato del Gruppo Misto, infatti, ha chiesto al ministro “con quali procedure e criteri intenda eventualmente selezionare ed individuare il nuovo Direttore generale e con quale garanzia di trasparenza, al fine di evitare, come da più parti si assume, di definire un bando ad personam, confezionato su misura per determinare non una scelta nuova ma il recupero di una scelta vecchia”.

Il timore di Villari, dopo tutto, è fondato. Come Infiltrato.it ha già avuto modo di documentare, gli undici mesi trascorsi da Villari come ministro sono stati (anche) all’insegna di nomine ad amici e colleghi accademici. Così è stato nel caso di Alessandro Tuzzi, vice amministratore della Cattolica (l’università di cui lo stesso Ornaghi è rettore uscente), nominato a capo del cda del Teatro della Scala; così per gran parte del Consiglio superiore dei Beni Culturali nel cui cda ha fatto sedere il rettore della Statale di Milano Enrico Decleva, una politologa emerita, Gloria Pirzio Ammassari, e un altro collega della Cattolica, Albino Claudio Bosio, preside di Psicologia.

Non solo. Nel caso in cui Ornaghi decidesse per questa nomina, il fortunato riceverebbe anche un lauto stipendio. Secondo i compensi 2010 e 2011, infatti, l’amministratore unico può arrivare a ricevere uno stipendio pari a 62 mila euro. Un bel gruzzoletto, insomma. Ed è anche per questo, dopotutto, che il governo Monti ha deciso di dare un taglio deciso alle società a partecipazione pubblica. Chissà se un giorno Ornaghi lo capirà. Per il momento, però, il ministro continua a tenere gli occhi chiusi.

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