NICOLA COSENTINO/ L’oro dei rifiuti: la Eco4 “song’io”

Ma i veri affari, secondo la Procura, venivano fatti nel ciclo dei rifiuti. I magistrati, infatti, hanno acceso un riflettore sulle vicende degli sversamenti illeciti, della costruzione dell’inceneritore di Santa Maria La Fossa e sul presunto controllo assoluto delle assunzioni e degli incarichi all’interno della Eco4, la società dei rifiuti del casertano.

di Carmine Gazzanni

cosentino_pdl_rifiutiSecondo le dichiarazioni e le intercettazioni rinvenute dai Pm, i fratelli Orsi, Michele e Sergio, erano gli imprenditori che gestivano varie società, tra cui la Ce4 e la Eco 4. Quest’ultima è stata per anni il braccio operativo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti del consorzio Ce4, consorzio che raggruppa 18 comuni dell’area casertana. Queste due società, secondo gli inquirenti, erano di proprietà dei Casalesi; mentre si ritiene che Cosentino esercitasse il “reale potere direttivo”. In particolare sull’Eco4: “Nicola è il padrone nostro”, dice Orsi durante una conversazione telefonica. Ma, d’altronde, è lo stesso Cosentino ad affermarlo: “quella società song’ io”, avrebbe affermato in uno dei tanti incontri con Gaetano Vassallo.

Questo non deve sorprendere. In effetti l’Eco4 è stato oggetto di diverse inchieste che hanno coinvolto boss della camorra, politici (anche di rilievo nazionale, come Mario Landolfi), imprenditori ed anche uno dei tanti sub commissari all’emergenza rifiuti che si sono susseguiti nel tempo, Claudio de Biasio (di cui già abbiamo parlato).

Qualcosa comincia a cambiare e a venir fuori quando, nel 2006, i fratelli Orsi finiscono in manette, accusati di essere il tramite tra camorra e politica locale. Uno dei due, Michele, decide di parlare. Ciò  che comincia a trapelare è che la Eco4 era al centro anche di una fitta rete clientelare e di scambio voto-favori. Spuntano nomi di personalità forti, non solo nel campo della politica e dell’imprenditoria (uno dei nomi che destò maggiore meraviglia fu quello del Cardinale Sepe, lo stesso cardinale che l’anno scorso era finito nel registro degli indagati per la cosiddetta “cricca”). Insomma, Michele fa nomi illustri, nomi che con molta probabilità non avrebbe dovuto fare: il 1 giugno 2007, mentre si reca al bar per comprare delle bibite, viene ucciso dal clan Bidognetti. Roberto Saviano scrive: “Orsi è stato ucciso perchè stava parlando dei rapporti tra il clan dei casalesi e la politica”.

Ma Michele Orsi non è l’unico che ha collaborato con la giustizia. Altre dichiarazioni assolutamente scottanti sono state rese da Gaetano Vassallo. Tesserato di Forza Italia, socio dell’Eco4 e referente, per sua stessa ammissione, del clan Bidognetti all’interno di tale struttura, è l’uomo che per vent’anni ha inondato la Campania di rifiuti di ogni genere. È, in pratica, uno di quei personaggi che ha devastato la Campania di rifiuti, permettendo a centinaia di aziende di tutta Italia di tagliare i costi per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti. I primi “clienti” arrivavano dalla Toscana, da quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua anche oggi ad avere un peso.

Si potrebbe pensare che sia strano che non ci sia stato mai un controllo. In realtà questi non sono mai stati un problema: Vassallo dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili stessi. Emblematico il caso dell’ex discarica di Giugliano. Vassallo afferma di aver “sfruttato” la discarica “insieme ai miei fratelli, corrompendo l’architetto Bovier del Commissariato di Governo e l’Ingegner Avallone dell’Arpac”. Entrambi remunerati: il primo veniva pagato “continuativamente” per un totale di 70 milioni di lireconsentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente”. L’ingegner Avallone, invece, era “praticamente ‘stipendiato’ con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti”. perché “

Ebbene, Gaetano Vassallo afferma di aver conosciuto il sottosegretario Cosentino già prima della costituzione dell’Eco4 quando, su invito diretto del boss Francesco Bidognetti, si incontrò con il politico che, come hanno detto anche altri pentiti, era stato prescelto dal clan come uomo da sostenere politicamente.

I rapporti tra Vassallo e Cosentino, probabilmente, si sono interrotti proprio in rapporto alla costruzione dell’inceneritore di Santa Maria La Fossa. Ricostruiamo la vicenda. Scrivono i magistrati del pool antimafia che si occupa dei Casalesi: “Nel 2004 si rilevò poi un rilevante programma diretto alla realizzazione di un termovalorizzatore, in Santa Maria La Fossa, programma voluto dagli Orsi, e dai loro sponsor politici Landolfi e Cosentino, con il locale sindaco”. E attenzione: se in pubblico il Sottosegretario manifestava una sua presunta contrarietà (“Mi sono sempre opposto all´impianto, è noto) partecipando addirittura alle manifestazione contro l’eco-mostro, in realtà non solo appoggiava il progetto, ma ne era anche uno dei promotori. Vassallo dichiara, confermando quanto detto dal pool, che “l’individuazione dei terreni [avvenne] da parte della criminalità organizzata, […] vi fu una forte pressione da parte di Michele e Sergio Orsi, insieme all’onorevole Cosentino e all’onorevole Landolfi e al sindaco di Santa Maria La Fossa, affinché si costruisse il termovalorizzatore dopo che era fallito il progetto di realizzare una discarica nello stesso posto”.

Ma il pentito va oltre, rivelando che egli stesso era stato estromesso dal progetto che prevedeva la formazione di un consorzio (appunto tra Eco4 e Ce4) per la gestione, appunto, del termovalorizzatore: “Cosentino mi spiegò, vista la mia palese delusione, quali erano le vere ragioni della mia esclusione dal consorzio […]. Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei Casalesi si erano focalizzati, per l´attività in questione, nell´area controllata dagli Schiavone e che, pertanto, il gruppo Bidognetti (facente capo a Francesco e per il quale Vassallo per sua stessa ammissione lavorava,ndr)  era stato ‘fatto fuori’ in tale area; ne derivava la mia estromissione. In poche parole, Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dal clan dei Casalesi che aveva deciso che il termovalorizzatore si sarebbe dovuto realizzare in quel comune […] Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell´affare”.

A questo punto, per maggiore chiarezza, bisogna rispondere ad una domanda: chi è Francesco Bidognetti? E’ il boss del clan dei Bidognetti, uno dei cinque che compongono il clan dei Casalesi, braccio destro per lungo tempo di Francesco Schiavone, Sandokan. Ecco, secondo Vassallo i rapporti tra i due si erano deteriorati e Cosentino, interessato alla costruzione del termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, avrebbe lasciato “ il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”. E allora Gaetano Vassallo, poichè agiva per conto dei Bidognetti, e poichè nell’area di Santa Maria la Fossa i Bidognetti stessi “erano stati fatto fuori“, era stato lui stesso escluso dal consorzio. Ma non Cosentino. Secondo infatti Vassallo, “Cosentino aveva un interesse diretto nella società Eco4, che avrebbe dovuto realizzare un termovalorizzatore a santa Maria La Fossa. Poiché i rapporti interni tra Schiavone e Bidognetti  erano mutati, Cosentino e i fratelli Orsi lasciarono il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”.

Quanto detto sinora chiarisce alcuni punti importanti. Risulta chiaro, ad esempio, i motivi per i quali la Campania versa in condizioni ambientali disastrose e perché le popolazioni campane da un certo punto in poi hanno cominciato a protestare contro un sistema che inquinava ed inquina la terra in maniera irreversibile, che trasforma la “monnezza” in oro, che fa schizzare il tasso di morti per tumore a livelli record in molti territori oramai al collasso. Ma la camorra affianca alla faccia per così dire “imprenditoriale”, anche quella politica. Bisogna infatti tener presente che per più di 15 anni la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania è avvenuta secondo logiche ‘emergenziali’, attraverso un commissariamento che con poteri speciali e molto poco trasparenti ha sollevato da ogni possibilità di controllo un settore che pare sia stato completamente gestito dalla camorra. In effetti molte delle discariche abusive di cui parla Vassallo sono state direttamente o indirettamente legalizzate dallo Stato attraverso i Commissari di volta in volta succedutisi. Un caso?

 

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