MONTI BIS/ Il cambiamento? Con pregiudicati, condannati e dinosauri: ecco gli impresentabili del Prof

Dal presidente Udc Lorenzo Cesa (condannato in primo grado per corruzione aggravata, salvato dalla prescrizione) ai pregiudicati Lorenzo Carra e Giuseppe Naro, fino a Calogero Mannino, che ha a lungo militato nelle file dei casiniani e che si ritrova oggi sotto indagine con l’accusa di violenza contro corpo dello Stato nella vicenda della trattativa Stato-mafia. Non solo. Il partito di centro detiene anche il record di anzianità: ben cinque deputati Udc sono nella top ten degli onorevoli di lungo corso. Insomma, è difficile credere al presunto cambiamento della politica italiana con la “salita” in campo del professor Monti se questi sono gli uomini che lo appoggiano.

 

di Carmine Gazzanni

Il simbolo è pronto, la squadra pure. È solo questione di giorni dopodiché Mario Monti lancerà le liste, i candidati che lo appoggeranno e il logo in cui tutti i montiani si riconosceranno. Eppure è difficile credere al presunto cambiamento della politica italiana con la “salita” in campo del Professore. Tra i candidati certi del partito che più di ogni altro si è fatto portavoce dell’Agenda Monti, l’Udc, abbondano infatti dinosauri, indagati e anche pregiudicati. Né stiamo parlando di figure marginali. Certamente non lo è, per esempio, il presidente dell’Udc Lorenzo Cesa il quale, nel 2001 viene condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per aver incassato tangenti per centinaia di milioni di lire dall’Anas. La condanna poi viene annullata nel 2003 per un banale vizio di forma. E alla fine è la prescrizione a salvare Cesa che tuttavia, non contento, negli anni successivi esce indenne pure da una vicenda di finanziamenti europei incassati in modo sospetto da un’azienda di cui era socio.

impresentabili_monti_bisMa il partito che fu anche di Salvatore Vasa Vasa Cuffaro (oggi in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra), vanta nei suoi partiti tanti e tanti impresentabili. Come non ricordare, ancora, Lorenzo Carra, condannato in via definitiva in piena Tangentopoli per false dichiarazioni al pubblico ministero a 2 anni (ridotti poi a 1 anno e 4 mesi grazie allo sconto del rito abbreviato). O Giuseppe Drago – oggi nel gruppo Misto, ma eletto Udc – condannato definitivamente, nel maggio del 2009, a 3 anni di reclusione per essersi appropriato, quando era presidente della Regione Siciliana, dei fondi riservati della Presidenza senza fare rendiconti. Il caso di Drago, peraltro, è paradossale: la sua condanna definitiva prevedeva anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non potrebbe più ricoprire la carica di deputato, dunque. Peccato però che la giunta delle elezioni della Camera deve ancora esaminare il caso. Ergo: Drago può tranquillamente continuare a fare il parlamentare.

Pregiudicato è anche un altro personaggio di spicco del partito casiniano come il tesoriere Giuseppe Naro, condannato in via definitiva a 6 mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Ma il nome di Naro spicca anche in un filone dell’inchiesta Finmeccanica-Enav. Secondo quanto accertato dalla Procura di Roma e confermato dal super-testimone Tommaso Di Lernia, infatti, si parlerebbe di una tangente da 200 mila euro consegnata direttamente a Naro e destinata a Pierferdinando Casini. “Pugliesi (ex amministratore delegato Enav, ndr) – ha detto lo stesso Di Lernia durante un interrogatorio – mi disse che erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc perché erano assenti sia Cesa che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto disse il tesoriere”.

Non dimentichiamo, poi, gli indagati: Calogero Mannino (anche lui nel gruppo Misto, ma eletto Udc) che, dopo tante vicende giudiziarie (che l’hanno visto anche indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), è oggi imputato per minaccia a corpo dello Stato nell’inchiesta sulla Trattativa Stato-mafia; l’ex ministro Saverio Romano, per anni indagato anche lui visti i suoi presunti rapporti con Cosa Nostra (oggi assolto per mancanza di prove); l’onorevole Francesco Bosi, imputato per abuso d’ufficio.

Insomma, di incandidabili il partito di Casini è pieno. Eppure, nonostante queste vicende poco encomiabili, in casa Udc si è sicuri: assicureremo il cambiamento. È però difficile credere loro anche se guardassimo alla gestione dei finanziamenti: come ricostruito da Infiltrato.it, infatti, gran parte dei soldi (privati) di cui il partito ha goduto per le regionali nel Lazio manca della rendicontazione necessaria, tanto che la Corte dei Conti ha trasmesso un’informativa a riguardo anche alla Procura della Repubblica di Roma.

Finita qui? Certo che no. A conti fatti il partito centrista montiano è anche quello che conta al suo interno i deputati che sono in Parlamento da più anni. Che cambiamento potrebbe assicurare un partito il cui maggior rappresentante, Pierferdinando Casini, siede a Montecitorio da ben 29 anni?

Se mettessimo insieme soltanto i cinque uddiccini più di lungo corso – oltre Casini, Mario Tassone, Teresio Delfino, Calogero Mannino e Rocco Buttiglione – arriveremmo a un totale di 129 anni. Cifre incredibili. Non c’è che dire: il cambiamento è assicurato.

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