Montezemolo, storia di un grande buco nero: il crack di Italia ‘90 (e i danni nel 2014)

montezemolo e il crack di italia 90

Sembra essere buono per tutte le stagioni, Luca Cordero di Montezemolo. E sembra passare indenne dalla Prima Repubblica degli Andreotti, quando si occupava di Italia ’90 alla Terza Repubblica di Renzi, dove si occupa di trasporti, treni e aerei su tutti. Ma c’è quel grande buco nero, che pochi conoscono e che racconta – più di ogni altra storia – chi è davvero l’ex Presidente della Ferrari.

 

Il suo scheletro nell’armadio riguarda l’organizzazione dei mondiali di calcio che tutti ormai ricordiamo come “Italia ‘90”.

Nei ricordi dei cittadini purtroppo oltre ai bellissimi goal di Salvatore Schillaci e alla famosa semifinale persa dall’Italia contro l’Argentina al San Paolo di Napoli, ci sono anche le grandi incompiute.

Stadi come il Delle Alpi di Torino abbattuti dopo ventidue anni, stazioni, alberghi e anche ponti in ferro come nel caso di Fuorigrotta a Napoli. Il tutto al modico prezzo di 12.480 miliardi delle vecchie lire di cui quindici solo per la stazione romana di Farneto utilizzata soltanto per quattro giorni in occasione  delle prime partite dell’Italia. 

COME NASCE ITALIA ‘‘90 E CHI ERA ALLORA MONTEZEMOLO

Già dal 1984 era risaputo che sei anni dopo l’Italia avrebbe ospitato i campionati mondiali di calcio. Fu Franco Carraro, ad avviare nel febbraio 1986 la macchina organizzativa sia a livello calcistico che infrastrutturale. Con la presentazione della mascotte ufficiale, il famoso omino con il corpo ricoperto di bandiera italiana e al testa a forma di pallone da calcio, avvenuta a novembre viene ufficializzata anche la nomina di Luca Cordero di Montezemolo come presidente del Comitato Organizzativo dei Mondiali di Calcio.

Allora aveva 39 anni e venne reclutato in base alla sua esperienza come manager di successo prima alla Ferrari e poi nell’operazione velistica “Azzurra”. Durante la sua prima conferenza stampa riferì di voler realizzare “un sogno per fare del mondiale 19’90 una vetrina dell’Italia tecnologica e industriale proiettata verso il Duemila”.

Peccato che solo qualche anno dopo questo sogno si è trasformato in un incubo che fu interpretato soprattutto da chi era interessato soprattutto agli oltre seimila miliardi messi in palio per le opere pubbliche che dovevano servire come biglietto da visita per l’Italia agli occhi di tutti i Paesi del mondo che partecipavano alla competizione sportiva.

Le infrastrutture più famose conosciute ancora come cattedrali del deserto sono certamente lo stadio “Delle Alpi” di Torino e il “San Nicola” di Bari inadatte alle due città. Sono però seguite da altre cosiddette “opere minori” incompiute.

L’AIR TERMINAL DI ROMA OSTIENSE E  LA STAZIONE FERROVIARIA DI FARNETO

Italia ‘90 a Roma non verrà ricordata soltanto per le prodezze del “principe” Giuseppe Giannini. Sono due infatti le opere realizzate a metà che dopo soli diciassette anni hanno visto la loro fine più naturale: l’abbattimento.

La prima struttura era l’Air Terminal di Roma Ostiense. All’esterno aveva una grande architettura, costato circa dieci miliardi delle vecchie lire. Le stanze erano però completamente inadeguate al loro fine e con gli anni non solo non è stata gestita più da nessuno ma si è trasformata in una tendopoli di immigrati. Il Comune di Roma ne ha preso coscienza e ha provveduto nel 2007 all’abbattimento dell’opera anche in coincidenza della recrudescenza criminale di quel periodo.  Il denaro per la sua realizzazione? Soldi buttati al vento.

Un anno dopo è stata cancellata anche un’altra opera simbolo di Italia ‘90. Si tratta della stazione ferroviaria romana di Farneto. Costo 15 miliardi delle vecchie lire e utilizzata soltanto quattro giorni in occasione delle partite della nazionale italiana nella capitale. Per diciassette anni è stata completamente chiusa, nessuna fermata e l’opera caduta in rovina. Nel 2008 è stata definitivamente cancellata dal tracciato di Roma Nord anche perché la nuova linea metropolitana ha una stazione a pochi minuti. La stazione di Italia ‘90 è stata abbattuta e l’area sarà destinata ad uso diverso. Ancora una volta soldi sprecati, utilizzati a questo punto solo per aumentare il debito pubblico.  A Roma non ne ha risposto nessuno.

NAPOLI: UNO STADIO DA RIFARE E I PONTI DI FUORIGROTTA ABBATTUTI DOPO VENTIDUE ANNI

Anche la città di Napoli ha subito danni da Italia ‘90. Anche se lo stadio San Paolo non è stato abbattuto è proprio da allora che si porta avanti tutti i suoi gravi problemi strutturali.

Certo si è parlato anche di demolizione e ricostruzione ex novo ma per ora questa idea sembra essere finita nel dimenticatoio.

Ecco quali sono i problemi derivanti da Italia ‘90: il terzo anello è inagibile, andrebbe completamente smontato prima di piazzare un display elettronico. Accedervi significa mettere a rischio crollo l’intera struttura. Il problema è stato rilevato durante i concerti ivi realizzati nel biennio 2004 – 2005. Le onde degli apparecchi musicali provocarono un vero e proprio effetto sisma mentre i residenti di Fuorigrotta pensarono a un terremoto e fuggirono dalle proprie case.

Lo stadio fu realizzato con una copertura in ferro che favoriva il fenomeno ed è targata 1988, due anni prima del mondiale. Si trattava di un mostro anche antiestetico costruito non secondo le esigenze del clima di Napoli ma del nord Europa. Un lavoro costato sedici milioni delle vecchie lire.  Nel mirino della magistratura napoletana finirono undici tra politivi e costruttori accusati di aver fatto elaborare agli uffici tecnici comunali un progetto di massima con costi contenuti. Il processo durò quattordici anni e finì in una bolla di sapone al sapore di assoluzioni e prescrizioni.  Ad oggi occorrono 7,5 milioni di euro per eliminare il progetto avveniristico di quegli anni. Tutto incompiuto perché i soldi all’epoca sprecati ora non ci sono.

Sempre a Napoli tra il sei e l’otto agosto di quest’anno sono stati abbattuti due ponti in ferro che erano stati costruiti anch’essi in occasione di Italia ‘90. Il loro costo era di poco più di qualche miliardo delle vecchie lire. Le opere successivamente sono state giudicate inadatte e abbattute. Con buona pace dei napoletani che non riescono nemmeno a mettere in piedi pranzo e cena.

TORINO E LO SCANDALO DELLO STADIO DELLE ALPI COMPLETAMENTE ABBATTUTO

Tra la Torino di oggi e quella degli anni ‘90 ci sono stati anche i giochi invernali. Che hanno visto ricostruire una città intera partendo dal rifacimento delle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Palazzo che erano diventate un vero ritrovo di tossicodipendenti e criminali.

Anche la città della Mole però fu coinvolta in pieno nelle grandi incompiute legate a Italia ‘90. Si parla infatti dei lavoro che portarono alla realizzazione dello Stadio delle Alpi demolito per inadeguatezza proprio a ridosso dei giochi olimpici invernali per dare spazio alla realizzazione dello Juventus Stadium meglio conosciuto come “Olimpico di Torino”.

Quanto costò l’opera incompiuta? Tantissimo visto che è stata utilizzata per poco più di un decennio il suo costo infatti è stato stimato in 226 miliardi delle vecchie lire. E ora? Ci sono voluti altri 25 milioni di euro a carico della Juventus per costruire tutto il nuovo impianto compreso di due centri commerciali e coinvolgendo il Credito Sportivo alla società sono stati accesi due mutui complessivi di 60 milioni di euro per la realizzazione del nuovo stadio.

Se quello precedente, realizzato con i soldi dello Stato e in occasione di Italia ‘90, fosse stato a norma gli altri soldi non sarebbero stati necessari. Montezemolo poteva non saperlo? Noi crediamo proprio di no. 

BARI E LA CATTEDRALE NEL DESERTO DEL SAN NICOLA

Per la costruzione dello Stadio San Nicola Di Bari era stato pensato davvero in grande. Infatti la macchina organizzatrice di Italia ‘90 decise di affidare il progetto nientedimeno che all’architetto Renzo Piano. Lo stesso che ha poi realizzato la nuova cattedrale e la tomba di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo (Foggia).

Fu inaugurato con una partita in cui il Bari vinse 2 a 0 contro il Milan il 3 giugno 19’90. Per costruirlo ci vollero oltre 300 miliardi delle vecchie lire perché doveva sostituire in toto il vecchio stadio della Vittoria che aveva resistito per cinquanta anni ma non era stato giudicato adatto per ospitare i mondiali di calcio del ‘90.

Renzo Piano costruì allora un’architettura ad astronave capace di ospitare 50mila spettatori paganti. Negli anni però i materiali utilizzati hanno dato dimostrazione che di astronautico avesse soltanto la forma. Infatti l’elettronica e i sediolini sono stati rinnovati dopo diciotto anni per ospitare la partita della nazionale contro la Scozia. Due anni dopo la nazionale di Lippi torna a Bari ma anche in quell’occasione ci vollero lavori di manutenzione straordinaria. Insomma della faraonica struttura costruita dall’architetto di Padre Pio era rimasto ben poco.

La struttura non è stata ancora abbattuta come quella di Torino. Non è stato necessario perché non ha ospitato eventi importantissimi come i giochi olimpici invernali.

Nell’ottobre 2009 il telone di teflon del settore ospiti venne cancellato dal Maestrale. E’ stato rifatto il 7 gennaio di quest’anno ma proprio nella notte della Befana una bufera aveva distrutto 4 dei 7 teloni della Curva Sud. Tutto a danno di una struttura priva di copertura. La pista di atletica è completamente da rifare ed esistono macchie di muffa mai ripulite. Il tabellone elettronico riparato nel 2007 è nuovamente guasto dal 2010.

E il denaro utilizzato per costruirlo? Soldi sprecati e andati “Via col Vento”. 

CAGLIARI E IL SANT’ELIA A RISCHIO CROLLO

Anche lo stadio Sant’Elia, abbandonato dal 16 maggio  perché a rischio crollo e inagibile, fu oggetto di ristrutturazioni legate alla manifestazione calcistica Italia ‘90. Era stato costruito venti anni prima ed è stato un impianto a rischio già dal 1972.

I lavori di ristrutturazione, durati due anni e iniziati nel dicembre del 1987 costarono 24 miliardi di lire, sette in più dei preventivati 17. Vennero adeguate le strutture di sicurezza e diminuirono i posti a sedere.

In quella occasione il coinvolgimento del presidente del Comitato organizzatore Luca Cordero di Montezemolo fu diretto. Il suo progetto di copertura totale dello stadio fu bocciato in quanto troppo costoso e il denaro venne spostato sulla costruzione dell’Asse Mediano, una strada a scorrimento veloce collegata alla strada statale 131.

Lo Stadio venne inaugurato in occasione dell’amichevole con l’Argentina del 1989 della nazionale italiana.

Anche questi lavori furono inutili perché nel 2002 lo stadio rischia nuovamente il crollo. Il presidente della Cagliari Calcio Cellino pensò di costruire delle tribune provvisorie sulla pista d’atletica ma tutto questo non è bastato per evitare il peggio. Ora verrà realizzato un nuovo ma più modesto impianto a Sant’Elena dove verranno spostate le tribune in tubi del Sant’Elia dove tutt’ora il Cagliari gioca le partite casalinghe. La capienza è di soli 16200 posti ma almeno non si rischia una Heysel (stadio di Bruxelles dove morirono nel 1985 39 tifosi nella partita di Coppa Campioni Juventus -Livepool )tutta italiana.

E i soldi di Italia ‘90 con annesso il progetto di Montezemolo? Tutto finito in macerie. 

MILANO E L’ABERGO DEGLI SCANDALI

E nel calderone troviamo anche Milano nonostante lo stadio San Siro non sia coinvolto nello scandalo. In questi giorni è stata abbattuta un’altra grande cattedrale nel deserto. Si tratta della grande struttura di un albergo costruito per la manifestazione e mai più utilizzato. Dalla costruzione costata circa 10 miliardi delle vecchie lire fino all’abbattimento sono passati ventidue anni.

Fino a qualche giorno era possibile vederla percorrendo la tangenziale est di Milano. Ora l’area verrà restituita completamente al Parco Agricolo Sud di Milano.

L’ennesimo abbattimento di Italia ‘90 e chissà quanti altri ce ne saranno nel corso degli anni.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.