MISTERI D’ITALIA/ Renato De Pedis, Papa Ratzinger e Walter Veltroni

di Pino Nicotri

Il noto giornalista Pino Nicotri, che – tra le altre cose – ha seguito negli anni gli sviluppi dei misteri sulla Banda della Magliana e sul Caso Orlandi, ci invita a pubblicare questo pezzo, dettagliato e minuzioso, dove vengono fuori retroscena che ruotano attorno a tre nomi: Renato De Pedis, il boss della Magliana sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare; Papa Ratzinger, il numero uno dello Stato Vaticano; e Walter Veltroni, il manovratore degli accordi bipartisan tra Pd e Pdl.

In realtà è papa Ratzinger che vorrebbe sfrattare la salma di Renato De Pedis per poter andare in visita all’Università dell’Opus Dei

La tomba di De Pedis, a Sant'Apollinare

La tomba di De Pedis, a Sant’Apollinare

del palazzo di S. Apollinare, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Ecco allora che i titoli e i sommari dei giornali non hanno dubbi: “Irregolare sepoltura De Pedis nella basilica S. Apollinare”; “Il corpo del boss della Banda della Magliana, Renato De Pedis, venne inumato nella Chiesa romana di Sant’Apollinare in spregio alla severa normativa dell’epoca. L’Antimafia, sollecitata da Walter Veltroni, ha svolto accertamenti dettagliati che hanno dato questo riscontro”. Insomma, l’ormai stucchevole romanzone della “misteriosa” sepoltura di Enrico De Pedis nella basilica romana di S. Apollinare prosegue. Nell’ultima – per ora – puntata ci si è tuffato a capofitto mesi fa nienepopòdimenoché Walter Veltroni, che anziché badare alla politica, al parlamento, ai guai del Partito Democratico o alla sua già dimenticata Africa, ha voluto vestire i panni del facile sdegno civil religioso tirando fuori dal cilindro una letterona a Repubblica per chiedere a gran voce lo sfratto del feretro.

Di recente Veltroni è tornato alla carica nella sala della Congregazione dei Bergamaschi, in via di Pietra, approfittando della presentazione della nuova edizione di un libro della collega Angela Camuso sulla ormai trita e ritrita nonché ubiqua ed eterna Banda della Magliana, e approfittando della presenza del sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia di Roma, Maurizio De Lucia. Il libro della Camuso è stato stampato in proprio ed è ordinabile solo via web perché gli Editori Riuniti, stranamente, non hanno voluto accollarsi anche la nuova edizione, forse anche a causa dei vistosi errori e invenzioni della prima. La seconda annuncia trionfante in copertina “60 pagine di rivelazioni inedite”. Tra le “rivelazioni”, quella che il palazzinaro tuttofare Enrico Nicoletti è in galera, quando invece – come ha fatto rilevare lo stesso Veltroni nel suo intervento – se ne sta comodo a casa sua a concedere interviste a destra e a manca, compresa una a L’Espresso da me in parte riportata l’anno scorso nel mio libro “Cronaca criminale”.

Visto che c’era un membro della Direzione Nazionale Antimafia, ne avrei approfittato per chiedergli notizie su un fatto clamoroso emerso di recente, ma tenuto in disparte dai giornali e ignorato dalle tv: ben 7 uomini da oltre 10 anni marciscono nelle galere siciliane perché condannati in via definitiva all’ergastolo per l’autobomba in via D’Amelio a Palermo che nel ’92 uccise il magistrato Paolo Borsellino, e ora si scopre che quei 7 sono innocenti, con l’autobomba e l’uccisione di Borsellino non c’entrano assolutamente niente.  Insomma, a De Lucia avrei chiesto se non fosse il caso di andarci più cauto nel prendere per oro colato tutte le “rivelazioni” snocciolate dai pentiti, compresi quelli osannati dalla nuova edizione del libro. “Pentiti” quasi sempre privi di riscontri e spesso anche bollati come bugiardi dai magistrati che se ne sono occupati. Sui pentiti io non ho certo pregiudizi, visto che una quindicina di anni fa ho pubblicato la storia di un pentito  di mafia – Carmelo Mutoli – in un libro intitolato “Mafioso per caso”, ma so bene che anche le loro affermazioni vanno verificate, non scambiate per sentenze giudiziarie definitive, altrimenti ha ragione Berlusconi: è inutile non solo fare le intercettazioni, ma anche gli stessi processi…

Purtroppo però, terminata la presentazione del libro, non c’è stato dibattito. Si è voluto evitare che dal pubblico, 40-50 persone, si potesse porre domande. Ci fosse stato il dibattito, avrei fatto notare ai presenti, Veltroni in testa, una serie di cose piuttosto imbarazzanti. Che esporrò in questo articolo, ma prima veniamo alla ennesima “notizia” – o “rivelazione” – riguardo le asserite irregolarità della sepoltura di De Pedis nella cripta della basilica di S. Apollinare. Già nel 1995, cioè ben 16 anni fa, il magistrato romano Andrea De Gasperis ha dovuto occuparsi della faccenda concludendo che non c’è nulla di irregolare e tanto meno di misterioso. Però nel 2005 il programma di Raitre “Chi l’ha visto?” ha voluto rilanciare il “mistero” grazie alla ormai famosa telefonata anonima che insinuava addirittura che De Pedis avesse a che fare con la scomparsa, avvenuta nel giugno 1983, della bella ragazzina vaticana Emanuela Orlandi e che la sepoltura in S. Apollinare fosse la ricompensa della Chiesa per avere tolto di mezzo Emanuela. Dopodiché della “misteriosa” sepoltura  ha dovuto occuparsene anche il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che indaga sul caso Orlandi. Neppure Capaldo ha trovato alcunché di strano, tanto che nonostante i mille squilli di tromba che annunciavano ogni volta la “imminente apertura della bara” questa non è mai stata disturbata e Capaldo di recente ha spiegato a Veltroni che è tutto in regola. Eppure, nonostante tutto, adesso arrivano gli squilli di tromba anche dell’Antimafia…. Scrivono infatti alcuni giornali:

– “L’Antimafia, in base agli accertamenti effettuati, ha verificato che la questione è ben più complessa dato che il semplice certificato sanitario basta per lo spostamento di una salma da un cimitero a un’altro. Per le “tumulazioni privilegiate” serve una vera e propria inchiesta, il parere motivato del sindaco, quello, altrettanto motivato, del Prefetto, verifiche tecniche dell’Ufficiale sanitario, il nulla osta del vescovo, la “biografia” dell’estinto corredata da ogni possibile materiale illustrativo dei meriti per cui si chiede la tumulazione fuori dal cimitero (opuscoli, libri, ritagli di giornali e testimonianze varie). Elemento non secondario, in questo caso, è il certificato di morte e della causa della morte”.

– “Detta tumulazione può essere concessa per speciale onoranza alla memoria di chi ha acquisito in vita eccezionali benemerenze. La questione quindi delle reali motivazioni della sepoltura di De Pedis rimane non chiarita e documentalmente infondata come ha accertato l’Antimafia”.

Anche un cretino è in grado di capire che se davvero De Pedis avesse a che vedere con la sparizione della Orlandi mai più avrebbe scelto di essere sepolto proprio nella basilica adiacente al conservatorio musicale da lei frequentato e nei cui pressi è scomparsa, perché una tale vistosa tomba ovviamente sarebbe equivalsa a un cartello appeso con su scritto “Emanuela l’ho fatta sparire proprio io”. Fermo restando comunque il fatto che, contrariamente a quanto si insiste a scrivere, la scelta di seppellire De Pedis in S. Apollinare, trasferendolo dal cimitero del Verano, non è stata sua, ma della moglie Carla. La confusione e i sospetti che si insiste a seminare ormai con sprezzo del ridicolo sono dovuti a un equivoco di fondo: quella di S. Apollinare NON è una chiesa, bensì una basilica.

Pare una differenza da poco, o da niente, invece si tratta di una differenza sostanziale: le chiese fanno parte del territorio italiano e sono quindi soggette alle leggi italiane, le basiliche invece sono proprietà e spesso territorio del Vaticano, motivo per cui sono soggette alle leggi vaticane e non a quelle italiane. Su questo punto l’articolo 16 del Concordato è molto chiaro fin dal 1929. A suo tempo, primi anni ’70, io mi sono sposato non in una chiesa, ma in una basilica, per l’esattezza in quella di S. Maria della Salute a Venezia, con una trafila speciale. Da allora conosco perfettamente la differenza tra una chiesa e una basilica. E le differenze non sono solo il fatto che le chiese hanno il parroco mentre le basiliche hanno il rettore.

La basilica di S. Apollinare gode dell’extraterritorialità, perché fa parte del territorio non di Roma e dello Stato italiano, bensì del territorio del Vaticano come è facile constatare dal fatto che sulla sua facciata esterna spiccano le chiavi di S. Pietro, particolare che indica appunto l’extraterritorialità. Perciò per trasferire la bara con il feretro dal cimitero romano, quindi italiano, del Verano alla basilica di S. Apollinare  si è dovuto seguire la procedure del “trasferimento all’estero”. Bastavano pertanto i certificati che sono stati in effetti prodotti, in pratica solo in parere dell’Ufficiale Sanitario o dell’Ufficio Igiene, e il Comune di Roma non c’entrava – e non c’entra – assolutamente nulla. Oltre ai documenti citati, le bare che vanno all’estero con dentro un morto devono essere dotate di un oblò, per permettere con una semplice ispezione visiva di vedere se dentro c’è davvero un feretro anziché in ipotesi un missile o droga o l’oro della Banca d’Italia. Questa faccenda dell’oblò è ben nota allo stesso magistrato Capaldo, perché a suo tempo ha provveduto al trasferimento all’estero della bara e dei resti mortali di un suo parente. Quindi i casi sono due: o l’Antimafia ha preso un (altro) granchio oppure qualcuno s’è inventato la sua scoperta delle “irregolarità”.

Sentiamo cosa ci dice la vedova Carla De Pedis, che per la prima volta spiega cosa c’è esattamente nella cripta di S. Apollinare: “Il rettore della basilica, don Piero Vergari, aveva prospettato a me e ai due fratelli di Enrico la possibilità che con il nulla osta del cardinal vicario avremmo potuto trasferire la salma dal Verano in territorio estero, cioè in territorio del Vaticano. Facemmo tutto in modo di essere pronti per un eventuale trasferimento. Parlammo con l’impresa funebre e questa ci disse che avremmo dovuto seguire una certa trafila: la salma di mio marito doveva stare in una bara di rame dotata di un oblò all’altezza del viso e questa bara doveva stare dentro una cassa di legno. Una volta trasferito Enrico dal Verano, prima di calarlo nel sarcofago di pietra di S.Apollinare ricoprirono la cassa di legno con un’altra di zinco. Queste infatti erano le regole. Ma soffrii talmente tanto nel vedere questo grigio dello zinco che lo ricoprii con la mantiglia indossata per il mio matrimonio e che mio marito amava tanto. Poi chiusero la pietra sopra il sarcofago e tutto finì. Il can can che hanno scatenato dal 2005 è semplicemente pazzesco, oltre che indecente e niente affatto cristiano”. In effetti….

Fino agli anni ’50 era uso comune seppellire in basilica defunti del quartiere: NON è vero che ci volevano o ci vogliono meriti speciali e NON è vero che ci sono sepolti solo membri del clero per giunta dell’alto clero. In S. Apollinare NON è sepolto neppure un cardinale e tanto meno un papa: l’elenco di bei nomi che figura sul pavimento della basilica riporta solo in nomi di chi s’era laureato in teologia nel palazzo di S. Apollinare quando ospitava una specie di Università della Chiesa.

Un altro argomento campato per aria, ma avvalorato anche da Veltroni, è che De Pedis è sepolto “nella terra consacrata della basilica”. Anche in questo caso basterebbe andare a informarsi. Io ho parlato sia con il rettore che c’era prima, don Piero Vergari, e sia con quello che c’è ora, lo spagnolo don Pedro. Stando a quanto mi hanno detto entrambi, De Pedis NON è sepolto in terra consacrata. Vale a dire: la porzione di sotterraneo dove dorme il suo sonno eterno NON fa parte della terra consacrata della basilica, ma è terra comune. Non chiedetemi la differenza, mi limito a riferirvi ciò che mi è stato spiegato.

Infine, ecco cosa avrei chiesto a Veltroni se ci fosse stato dibattito:

– come si può definire De Pedis “boss della banda della Magliana” se è sempre stato assolto, e con formula piena, anche dai reati associativi.

– perché si possono prendere per oro colato i pentiti che con ritardo assai sospetto attribuiscono ogni sorta di reato alla banda della Magliana o a De Pedis mentre invece non si deve dare credito a testimoni come l’ex archivista dei servizi segreti sovietici Mitrokhin, “il conte Igor” e il signor Mario Scaramella, che hanno rispettivamente attribuito colpe gravissime, quali lo spionaggio a favore dell’Unione Sovietica, a buona parte del vertice dell’allora Partito  Comunista italiano e altre colpe gravi a Massimo D’Alema e a Romano Prodi.

– Chi sono i membri della banda della Magliana? Solo i 17 peronaggi condannati in via definitiva per avervi fatto parte, tra i quali NON figurano De Pedis e molti altri citati a vanvera da alcuni libri, o tutti quelli che non ci sono simpatici? Cerchiamo di non fare come Berlusconi, per il quale sono “comunisti”, per giunta mangiabambini, tutti quelli che non si piegano ai suoi voleri.

Oggi il palazzo di S. Apollinare è proprietà dell’Opus Dei, che vi ha fatto la sua Università della Santa Croce. E la confinante basilica di S. Apollinare è diventata la cappella di tale Università. Papa Ratzinger vorrebbe andare a far visita e rendere omaggio all’Università dell’Opus Dei, ma il continuo can can sulla presenza di De Pedis nella cripta della sua cappella lo mette in imbarazzo. Preferirebbe che la salma fosse sfrattata, ma Ratzinger non vuole far la figura del papa che manca di carità cristiana… Ecco allora che Veltroni va avanti lui.

Tratto da Blitzquotidiano.it

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