MISTERI D’ITALIA/ Majorana: un nome, un destino

Per entrambi i “casi Majorana” vale quanto detto da Rossella Accardo, moglie del costruttore palermitano Majorana, scomparso quattro anni fa insieme al figlio e mai più ritrovato:” Su questa vicenda pesa l’omertà di una Sicilia che preferisce digerire ciò che accade nel proprio ventre anziché buttarlo fuori.” E la vicenda del costruttore, per nome e destino, richiama la scomparsa di un altro, ben più famoso, Majorana: Ettore, il fisico catanese scomparso nel 1938. Su cui, dopo settanta anni, le indagini sono ancora in corso…

di Gaetano Cellura

MajoranaLa Procura di Palermo vorrebbe archiviare il caso come irrisolto. Ma anche oggi, come per l’altro caso, quello del famoso fisico siciliano, è la famiglia a non rassegnarsi e a volere un supplemento d’indagini. Chiede, tramite il proprio avvocato, di perlustrare con il georadar il cantiere dove il costruttore e il figlio sono stati visti per l’ultima volta. Se sono morti, spera ancora di ritrovarne i resti. Ipotesi e suggestioni tante, certezze nessuna.

Un rebus avvolto in un enigma, direbbe Churchill dei due casi Majorana. Del Majorana di Catania, Ettore, il fisico sparito nel 1938; e dei Majorana di Palermo, Antonio e Stefano, padre e figlio, scomparsi quattro anni fa. Uniche tracce rimaste la Smart di loro proprietà, ritrovata a Punta Raisi; e la lite di Antonio, costruttore edile e titolare di un cantiere a Isola delle Femmine, con il proprio socio. Per la moglie separata di Antonio, Rossella Accardo, quattro anni segnati da un’altra tragedia: il suicidio nel 2009 di Marcuccio, l’altro figlio. Perdita grave anche ai fini della soluzione del mistero della sparizione del padre e del fratello maggiore: per la reticenza delle sue dichiarazioni agli inquirenti.

Nel 2008 dei Majorana di Palermo, di cui persino la mafia – stando a i pentiti – sembra non sapere nulla, vi fu un falso avvistamento in Spagna. Quattro anni sono un tempo d’indagine lungo. Soprattutto se non ci sono piste e testimoni attendibili. Majorana: un nome e un destino non sempre fortunati. Tra gli anni venti e trenta altri Majorana di Catania, ma di nessuna parentela con il noto fisico, finirono sulla cronaca: ingiustamente accusati di essere i mandanti dell’omicidio di un loro nipotino, Cicciuzzu Amato, bruciato nella culla in cui dormiva. Tirati in ballo per una squallida vicenda di interessi familiari da spartire e dai risentimenti, l’odio e i complotti che la seguirono.

L’indagine su Ettore Majorana è ancora aperta, dopo più di settant’anni. E se è ancora aperta quella non si capisce perché bisogna chiuderne una di soli quattro. È il mancato ritrovamento dei resti quello che accomunca le sparizioni del fisico, del costruttore e di suo figlio. Sulla misteriosa scomparsa di Ettore Majorana, imbarcatosi sul postale Palermo-Napoli e mai più ritrovato, emergono nuove ipotesi. Una lo vorrebbe dal 1938 trasferito in Germania al servizio del Terzo Reich, per costrizione o per libera scelta. Una foto del 1950 scattata in Argentina lo mostra con gli occhiali scuri accanto a Adolf Eichmann sul ponte di una nave. Ma è lui? L’ha pubblicata Simon Wiesenthal, che fece arrestare Eichmann (poi processato a Gerusalemme e condannato a morte) dai servizi segreti israeliani. Il famoso cacciatore di nazisti non riesce però a identificare l’uomo che nella foto è accanto a Eichmann.

L’immagine della foto, messa a confronto con quelle giovanili dello scienziato siciliano rielaborate al computer, mostra “una straordinaria somiglianza”. È quanto crede Giorgio Dragoni, docente di Storia della Fisica all’università di Bologna e studioso di Majorana. Non solo i pessimi rapporti con Fermi, ma anche le simpatie per il nazismo fin dal suo primo soggiorno in Germania nel 1933 l’allontanarono, secondo Dragoni, dai “ragazzi di via Panisperna”. Una libera scelta, dunque. Tesi che farà rivoltare nella tomba Leonardo Sciascia. Il quale, oltre a escludere l’ipotesi del suicidio dello scienziato, sosteneva che il nazismo, nel 1933, era ancora nella sua ascesa iniziale per poterlo influenzare così decisamente. Eppure, una lettera di Majorana a Emilio Segrè ,e un’altra alla madre sembrano confermarne le simpatie. A Segrè scrive: “Non è concepibile che la Germania si lasci guidare da una minoranza di ebrei che dichiara di voler costituire un popolo a sé”. E alla madre: “Il numero di coloro che troveranno posto nell’amministrazione pubblica in seguito all’espulsione degli ebrei è rilevantissimo…

L’operazione del governo risponde a una verità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica” (la Repubblica del 17 ottobre 2010, articoli di Luca Fraioli e Miriam Mafai). Dragoni però precisa che la foto di Majorana accanto a Eichmann può essere casuale. Non è detto che i due si conoscessero. E sulla nave c’erano tante “persone in fuga, non necessariamente coinvolte nei crimini del nazismo”. Un’altra ipotesi, un’altra pista da seguire l’ha tracciata l’uomo che nel 2008 telefona alla trasmissione Chi l’ha visto? e dice di aver frequentato Majorana in Sudamerica e di averlo fotografato nel 1955. << Aveva una macchina gialla – racconta (Corriere della Sera del 7 giugno 2011, articolo di Fiorenza Sarzanini). – Pagava solo la benzina, altrimenti sembrava di non avere mai una lira. Ogni tanto gli dicevo: “Ci tieni tanto alla tua macchina e c’hai tutta sta carta”.

Erano fogli con numeri e virgole, sbarramenti. Lui non voleva mai farsi fotografare e siccome dovevo prestargli 150 bolivar gli ho fatto una specie di ricatto, in cambio gli ho chiesto di farsi fare una foto con me per mandarla alla mia famiglia. Era più basso di me. Quando ho trovato la foto ho deciso di parlare, sennò era inutile che dicevo che avevo conosciuto Majorana >>.  Fantasie?  Il fatto è, per il RIS dell’Arma, che sovrapposta a quella del padre di Ettore Majorana, dalla foto scattata in Sudamerica per “una specie di ricatto” sono emerse “similitudini somatiche compatibili con la trasmissione ereditaria padre-figlio”. E tali da richiedere ai carabinieri ulteriori verifiche in Argentina. Majorana nacque nel 1906: e quindi le verifiche, a 73 anni dalla scomparsa, potranno riguardare  il ritrovamento della sua tomba. Cosa tutt’altro che facile, ammesso che sia stato seppellito in Argentina.

Due misteri. Due casi irrisolti: quelli dello scienziato geniale e del costruttore palermitano. Uniti dal comune cognome: Majorana. E dal comune destino: la scomparsa. Dell’uno, passato alla storia, forse non sapremo mai niente, nonostante le foto elaborate dal computer; ma dell’altro, almeno, non vorremmo rimanessero come suggello soltanto le parole di una donna, Rossella Accardo, ex moglie di Antonio Majorana e madre di Stefano e Marcuccio: “Su questa vicenda pesa l’omertà di una Sicilia che preferisce digerire ciò che accade nel proprio ventre anziché buttarlo fuori”.


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