MES/ Monti nomina senza il Parlamento: e sceglie l’amico dei ministri, ex Banca Mondiale

Tanti sono i punti di domanda sul MES (il Meccanismo europeo che obbligherà l’Italia a versare oltre 125 miliardi nei prossimi cinque anni). E certamente l’atteggiamento del governo Monti non aiuta a dissimularli: nonostante infatti fosse stato deciso che le nomine per il consiglio dei governatori e per il cda del MES sarebbero state condivise con il Parlamento, alla fine Monti & co. hanno deciso per una scelta d’imperio e arbitraria. Senza coinvolgere minimamente Camera e Senato, senza “attivare un procedimento di verifica parlamentare sui criteri di scelta e sui curriculum dei membri”, è stato nominato – peraltro per entrambi gli incarichi – Vincenzo La Via, attuale direttore generale del tesoro (incarico che fu di Grilli), ex Banca Intesa (la ex banca di Passera) ed ex direttore finanziario della Banca Mondiale. Il Parlamento non esiste.

 

di Carmine Gazzanni

Era il 19 luglio quando l’Italia entrava nel MES dopo che il Parlamento esprimeva parere favorevole sul trattato, depositato poi a settembre presso gli Uffici dell’Unione Europea. Circa tre mesi dopo – l’otto ottobre – nasceva ufficialmente l’istituto europeo che – come si legge sul sito del Consiglio Europeo – sarà “uno degli strumenti del meccanismo di risoluzione delle crisi per i paesi della zona euro” in quanto fornirà “sostegno alla stabilità attraverso alcuni strumenti di assistenza finanziaria a favore degli Stati membri del MES che sono colpiti o minacciati da gravi problemi di finanziamento”.

Ciononostante, i punti interrogativi sul funzionamento dell’istituto sono tanti. E l’atteggiamento del governo Monti certamente non aiuta a sfatarli: sebbene fosse stato chiesto espressamente dal Parlamento lo stesso 19 luglio, l’esecutivo si è riservato di non coinvolgere né Camera né Senato nella nomina del rappresentante italiano nel cda dell’istituto europeo. Sarà un caso ma il “prescelto” è il dottor Vincenzo La Via, attuale direttore generale del tesoro (incarico che fu proprio del ministro dell’Economia Vittorio Grilli), molto legato anche ad altri ministri tecnici e, soprattutto, ex direttore finanziario della Banca Mondiale. Ma andiamo con ordine.


MES_monti_nomina_la_viaIL “MOSTRO GIURIDICO” DEL MES – Si legge sul sito del Consiglio Europeo: “Il meccanismo costituirà globalmente la maggiore istituzione finanziaria internazionale, dotata di una forte base di capitale pari a 700 miliardi di EUR, di cui 80 miliardi saranno versati all’inizio del 2014 e, di questi 80, 33 miliardi di EUR entro il 12 ottobre 2012”. Insomma, un superfondo che venga in soccorso ai Paesi che ne avranno bisogno. Qualcosa, però, non torna. Prendiamo il caso dell’Italia. Stando a quanto emerge leggendo lo statuto, l’Italia dovrà versare oltre 125 miliardi nei prossimi cinque anni (circa 25 miliardi ogni anno). Domanda: come farà il nostro Paese, già distinta da un pesante indebitamento, a versare questi soldi? Come denunciato da diversi economisti, il rischio è che si crei un sistema paradossale nel quale i Paesi saranno costretti ad indebitarsi per versare soldi ad un ente che nasce proprio per risolvere il problema del debito. Un cortocircuito bello e buono, insomma.

Non solo. Come denunciato in più occasioni dal parlamentare Idv Elio Lannutti, quello del MES sarebbe un vero e proprio “mostro giuridico”, dato che “tecnocrati, oligarchi, cleptocrati possono agire senza rispondere ad alcuno del proprio operato” e, dunque, “decideranno se e a quali condizioni, e anche a quali tassi di interesse, prestare i soldi”. Il motivo è presto detto: come scritto nero su bianco sullo statuto del MES, i membri e i loro conseguenti atti sono coperti dall’immunità da ogni forma di giurisdizione. “Non vogliono avere rivalse, non vogliono finire sotto processo, è questa la ragione”, chiosa Lannutti.


IL PARLAMENTO CHIEDE TRASPARENZA SULLE NOMINE – I dubbi, dunque, sono forti e assolutamente legittimi (considerando anche il fatto – non secondario – che un’altra norma prevede l’impossibilità di veto dei Parlamenti nazionali sulle decisioni del MES per i Paesi sottoscriventi). E certamente il comportamento del governo guidato da Mario Monti non aiuta. Per poter rendercene conto bisogna tornare al 19 luglio, data di approvazione dello statuto del MES da parte del Parlamento italiano. In quella data venne accolto dal Governo l’ordine del giorno n. 9/05359/001 a firma degli onorevoli Marco Marsilio e Fabio Rampelli con il quale si impegnava l’esecutivo, tra le altre cose, a “prevedere che il membro supplente del consiglio dei governatori – in luogo del titolare ministro delle Finanze – fosse “un vice ministro o un sottosegretario dello stesso” e “ad attivare un procedimento di verifica parlamentare sui criteri di scelta e sui curriculum dei membri effettivo e supplente nell’ambito del consiglio d’amministrazione. In altre parole, si chiedeva trasparenza sulle nomine del membro supplente nel consiglio dei governatori (il titolare, da statuto, è il ministro dell’Economia in carica) e su quelle dei membri – effettivi e supplenti – del consiglio di amministrazione del MES.


RE MONTI PRIMA APPROVA, POI DECIDE DA SOLO – Nonostante il governo stesso avesse espresso parere favorevole all’ordine del giorno dei due parlamentari, nulla di tutto questo è stato fatto. A renderlo noto ancora l’onorevole Marco Marsilio in un’interrogazione di pochi giorni fa. “Dal sito internet ufficiale del Meccanismo europeo di stabilità –scrive il parlamentare – nella pagina relativa alla governance dello stesso, si apprende che sono già state effettuate le nomine spettanti all’Italia relative al membro supplente del consiglio dei governatori, nonché al titolare e al supplente del consiglio d’amministrazione”. Tutto deciso d’imperio, insomma. Senza che il Parlamento sia stato messo al corrente o consultato dall’esecutivo.

La gravità di quanto accaduto è peraltro duplice: non solo infatti la scelta del governo è avvenuta su una questione tanto delicata quanto è il Meccanismo Europeo di Stabilità ma, peraltro, senza nemmeno rispettare quanto approvato in Aula Parlamentare. Scrive infatti Marsilio, “a dispetto di quanto previsto nell’ordine del giorno di cui sopra, non solo il membro supplente del consiglio dei governatori non risulta essere un membro del Governo italiano; ma nemmeno alcuna procedura parlamentare di verifica è stata attivata per la nomina dei membri del consiglio d’amministrazione”. Come detto, una scelta d’imperio.


IL “PRESCELTO” VINCENZO LA VIA: DALLA BANCA MONDIALE A INTESA – A questo, punto, però andiamo a vedere chi è stato il “prescelto” del governo Monti. Le stranezze, infatti, non finiscono qui. Anzi, se possibile qui si addensano. Il membro supplente del consiglio dei governatori (il vice di Grilli, in pratica) non sarà né – come richiesto – un vice ministro né un sottosegretario. Sarà invece Vincenzo La Via, attuale direttore generale del tesoro. Proprio l’incarico che fu di Vittorio Grilli. Un caso, certamente. Così come sarà un caso il fatto che in passato La Via è stato Chief Financial Officer per Banca Intesa, la stessa banca per cui hanno lavorato tanti ministri montiani (da Passera alla Fornero). Così come sarà un caso che per anni (dal 2005 al 2011) La Via è stato anche ex direttore finanziario della Banca Mondiale.

Finita qui? Certo che no. Leggendo i vari consigli interni al MES si nota un’altra stranezza non di poco conto: La Via, infatti, non sarà solo membro supplente di Grilli, ma sarà anche membro effettivo del consiglio di amministrazione del Meccanismo. Anche questa – ovviamente – decisione presa senza sentire alcun parere parlamentare. Il che è tutt’altro di poco conto dato che, come si legge sul sito del Consiglio Europeo, il cda sarà responsabile della “gestione corrente” del MES. In altre parole, di come nei fatti verranno gestiti i soldi.

Tutto deciso da Re Monti e la sua corte, dunque. Con buona pace di Parlamento. Democrazia. E cittadini.

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