MASSONERIA/ Oggi come ieri, una P2 che scala banche, giornali, potere. Golpe all’arma bianca

Massoneria oggi. Ma allora non è cambiato niente? No, perché l’atlantismo eversivo di cui Gelli era custode e che con la caduta del muro di Berlino non ha più avuto modo di essere, si è via via trasformato in un riassetto dei poteri istituzionali. Dopo le stragi di mafia della stagione ’92-’93, in cui massoneria e servizi deviati sono stati protagonisti occulti, si giunge alla discesa in campo di un imprenditore piduista, che si circonda di piduisti, ossessionato (tanto quanto Gelli) in particolare da due contro-poteri: media e magistratura.

 

di Andrea Succi

Ottundere le menti. Soggiogare il pensiero critico. Sterilizzare il giudizio. Sospendere l’attività intellettiva e fare man bassa di quel (poco o tanto?) che resta del Belpaese. Controllo dei media. Ricatto. Svuotamento delle istituzioni. Potere assoluto mascherato sotto forma di democrazia. Una dittatura democratica. Il presidenzialismo. La nuova tangentopoli. Magistrati corrotti. Servizi segreti deviati. La CIA in Italia. I furbetti e la scalata a banche e Corriere. Che torna, ancora una volta, nel mantra piduista che si sta compiendo sotto gli occhi dei cittadini, costretti – letteralmente costretti – a guardare altro che non sia questo golpe all’arma bianca.

Guardare altro.

La casa di Montecarlo. Ruby. Il bacio a Gheddafi. La democrazia da esportare. Radio Londra, Ferrara, Minzolini, Fede, Mora, la Minetti. La libertà delle donne. L’opposizione che non esiste. I giovani. I precari. La Fiat. Marchionne. Battaglie sfuggenti di un’Italia che rotola di qua e di là. La libertà di stampa è in pericolo. La censura. L’auto-censura. Spostare l’attenzione.

I media tutti, buoni e cattivi, un giorno parlano di P3 e il successivo titolano con la P4. Numeri e cifre sparate a caso da notabili giornalisti che – vuoi per pigrizia, vuoi per paura – non si azzardano mai a chiamare le cose con il proprio nome. Perché le parole sono importanti, “con le parole si possono demolire le persone”, ricordava Francis Scott Fitzgerald, soprattutto in una società dove l’immagine e la comunicazione sono tutto (o quasi). La parola è un cristallo da maneggiare con cura, un bacio mozzafiato che può trasformarsi in oppio e annebbiare il cervello.

Ma bisogna diffidare da quelle parole che possono avere più significati, perchè saranno in grado solo di confondere e mai di approfondire.

P3 e P4 sono parole polisemiche, indefinite, che non portano a niente, anzi spingono la nave alla deriva. E mentre il faro si allontana, il guardiano può agire indisturbato. Perché non esiste nessuna P3 e nessuna P4  – e davvero risulta incomprensibile l’atteggiamento di media blasonati come Repubblica, L’Espresso o Il Fatto Quotidiano stesso che insistono a propagandarne l’esistenza –  ma in realtà “siamo ancora in piena P2”, come ci racconta Anna Vinci, autrice de “La P2  – Nei diari segreti di Tina Anselmi” (Chiarelettere) che abbiamo voluto intervistare per questo speciale sulla massoneria deviata, oggi come ieri, in Italia.

Del resto Licio Gelli è stato fin troppo chiaro: “Berlusconi mi deve i diritti d’autore. Quello che sta realizzando è il mio piano di rinascita democratico.” Che il fu “Cesare” (chi sarà il Bruto di turno?) sta mettendo in atto punto per punto. Minuziosamente. Con l’aiuto di tantissimi appartenenti alla Loggia Propaganda 2 che ancora oggi calcano la scena politica, economica, finanziaria, giudiziaria e sociale del Paese.

Ma la continuità non è solo nei nomi, è anche e soprattutto nel modus operandi, nella maniera di intendere lo Stato come entità da sottomettere al potere eversivo di un’elite che si ritiene superiore e impunita.

manichiniNemmeno la nascita della Repubblica è riuscita a domare l’eterna lotta tutta italiana tra statalisti e cospirazionisti, anzi fu proprio in quel periodo che Licio Gelli iniziò la sua avventura di gran cerimoniere delle italiche vicende. L’ormai vecchio Licio rappresenta in qualche modo lo stereotipo più gretto e ignobile della razza italiota. Prima schierato dalla parte dei fascisti-nazisti, poi (capita l’antifona) in perfetto stile da voltagabbana si lanciò tra le calde braccia statunitensi e riuscì persino ad aiutare gli alleati nel famoso sbarco in Sicilia.

Una cosa è certa: non è mai stato un partigiano, nemmeno per sbaglio, forse per questo fu scelto come riferimento americano per fermare l’avanzata comunista nella penisola mediterranea, che divideva il blocco sovietico dal mondo occidentale. E Gelli non si è mai fatto mancare niente per obbedire agli ordini e compiere la missione. Qualcuno dice che sia stato lautamente finanziato dalla C.I.A., che lo mise al vertice italiano dell’organizzazione che doveva mantenere l’ordine costituito. Con ogni mezzo, sia chiaro. Ma soprattutto con un sistema. Quello della massoneria deviata. Perché?

Perché, come scrive Ferruccio Pinotti in Fratelli d’Italia, “si tratta infatti, senza alcun dubbio, di una delle due grandi “chiese” che storicamente si contendono il potere in italia: quella dei liberi muratori, appunto, e quella della chiesa cattolica, l’altro potere forte per eccellenza.”

Se pensiamo che anche alcune alte cariche ecclesiastiche hanno fatto parte (e fanno tuttora parte) della massoneria deviata, si può ben capire come quello di Gelli fosse in realtà l’unico potere. Cresciuto, con il tempo a dismisura, grazie ad una rete di contatti da far invidia a chiunque: 953 sono i nomi ritrovati nelle liste, in realtà molti di più, come afferma Gioele Magaldi, il Maestro Venerabile del Grande Oriente Democratico, una sorta di massoneria di sinistra (per semplificare), balzato agli onori delle cronache qualche tempo fa per aver scritto due lettere aperte al Fratello Silvio Berlusconi.

Magaldi afferma che gli elenchi siano stati in realtà composti da più di duemila nomi, che in giro ci sono almeno 5 copie conformi all’originale e che questo servirebbe a rendere ancor più ricattabili persone di già comprovata disonestà. Le lettere di Magaldi a Silvio risalgono al 2010 e questo significa che ancora oggi, soprattutto oggi, la massoneria – regolare e deviata – è ancora uno dei poteri forti in Italia. Il più forte?

Forse. Basti pensare che l’Opus Dei, da molti ritenuta un’organizzazione antagonista alla massoneria, conta circa 5.000 adepti, mentre i liberi muratori superano le 30.000 unità. Almeno quelli ufficiali. Un esercito, che negli anni continua a crescere.

Ma allora non è cambiato niente? No, perché l’atlantismo eversivo di cui Gelli era custode e che con la caduta del muro di Berlino non ha più avuto modo di essere, si è via via trasformato in un riassetto dei poteri istituzionali. Dopo le stragi di mafia della stagione ’92-’93, in cui massoneria e servizi deviati sono stati protagonisti occulti, si giunge alla discesa in campo di un imprenditore piduista, che si circonda di piduisti, ossessionato (tanto quanto Gelli) in particolare da due contro-poteri: media e magistratura.

L’imprenditore piduista vince la sua battaglia elettorale, non dopo aver messo a segno due colpi da novanta: Il Giornale e la Mondadori, con annessi e connessi. Strumenti essenziali per manipolare e controllare la realtà, cui bisogna aggiungere le reti televisive private di cui è proprietario e le reti televisive pubbliche che governerà in quanto Premier. Non per niente Gelli dichiarava a tutti che “Silvio è l’unico che può portare a termine il piano”.  Silvio e i suoi sodali, di cui parliamo a parte, largamente sostenuti da quel Grande Oriente d’Italia – il cui Gran Maestro attuale è Gustavo Raffi – su cui proprio Licio Gelli ha ancora larghissima influenza.

Nonostante l’età media dei massoni si stia abbassando, con ingressi numerosi tra i 18 e 25 anni, nonostante molti degli affiliati odierni all’epoca dello scandalo P2 avessero vent’anni o giù di lì, il mito del Venerabile d’Arezzo è sempre più vivo e a scadenze regolari viene alimentato con interviste, comparsate televisive, inaugurazione di musei e via dicendo.

Soltanto nell’ultimo periodo, quello in cui l’atlantismo di Berlusconi si è affievolito a vantaggio di amicizie che vanno da Putin a Gheddafi, non propriamente due filoamericani, solo da allora il maestro Licio ha avviato la sua opera di “picconatura” nei confronti dell’allievo prediletto, che “è venuto meno a quei principi che noi pensavamo lui avesse.”

Inutile indagare sui principi di cui parla Gelli, piuttosto è importante capire quali sono gli aspetti di continuità tra la P2 di ieri e quella di oggi, aspetto che proviamo ad analizzare nell’intervista con Anna Vinci, cosa fanno oggi e quali postazioni occupano i piduisti di ieri  e a che punto siamo con la realizzazione del piano di rinascita democratico.

Senza dimenticare una questione fondamentale, quello che potremmo chiamare il federalismo massonico, vale a dire la presenza di squadra e compasso in ogni regione d’Italia. Molise compreso, di cui ci occuperemo mercoledì.

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