MASSONERIA/ 1 Dal Parlamento Mondiale di Palermo ed i Templari fino a Igor Marini e Valter Lavitola

Stavano addestrando eserciti privati per attuare colpi di stato in Paesi ricchi di risorse naturali. Ecco gli impressionanti, inediti collegamenti fra la trama massonica scoperta dalle Procure di Benevento e Milano ed altre sigle in forte odor di milizie mercenarie. Un percorso che passa attraverso il Parlamento Mondiale di Palermo ed i Templari e ci conduce fino a Igor Marini e Valter Lavitola.

IPSP-logoTutti insieme appassionatamente. Li cerchi da una parte e spuntano dal lato opposto. Provano a farsi passare per cialtroni capaci al massimo di corrompere un impiegato dell’ufficio postale per scavalcare la fila, e poi scopri che stavano organizzando un colpo di stato in una nazione africana. Ti fai l’idea che si tratti di gruppi sparsi senza alcun collegamento fra loro e poi sbatti il muso contro quel “cemento” inconfessabile sotteso ai sistemi economici dei Paesi occidentali che si chiama massoneria. E alla fine acchiappi, quasi senza volere, il bandolo del filo che quelle cricche incappucciate, piccole e grandi, le collega davvero tutte.

Otto anni fa, in occasione della partecipazione italiana al conflitto iracheno, la Voce portava per la prima volta alla ribalta delle cronache una bizzarra sigla dalle aspirazioni transnazionali, ma dalle modeste origini in un appartamentino nel centro storico di Palermo: il Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace, fondato dall’ex usciere della locale Cassa artigiana Vittorio Busà, piccoli precedenti penali, mai nessuna condanna per cose serie. Il link che conduceva dritto dritto in via Marchese Roccaforte 10, sede del “Parlamento”, era sistemato al piede delle pagine web di Sportpromotion, la rivista di arti marziali fondata a Milano da Giacomo Spartaco Bertoletti, socio di Roberto Gobbi in quella Ibsa di Genova presso la quale era andato ad allenarsi Fabrizio Quattrocchi prima della sua partenza per l’Iraq.

30 settembre 2010: a Milano il pm Armando Spataro ottiene il rinvio a giudizio per Giuseppe Tanga ed altre 12 persone, tutti accusati d’aver fatto parte di una trama massonica con epicentri fra Benevento, Rende e numerose citta’ italiane, finalizzata a fare un mucchio di quattrini reclutando ed addestrando personale per un esercito privato che doveva attuare un colpo di Stato in Angola, facendo nascere lo stato autonomo del Cabinda.

Di mezzo ci sono loro, i cosiddetti confratelli della P3: Pasqualino Lombardi, che parlava a tu per tu con il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore e con le piu’ alte cariche della magistratura italiana (da Vincenzo Carbone ad Alfonso Marra), o delle istituzioni di governo (Gianni Letta, Roberto Formigoni e non solo), poi Arcangelo Martino, e tutti gli altri esponenti della cricca che si dava da fare per spedire sulla poltrona di governatore della Campania lo screditato Nicola Cosentino, l’uomo loro (oggi anche fra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla nuova P2).

E per farlo, ad aprile 2009 non avevano esitato a pretendere da Silvio Berlusconi la famosa discesa nella balera di Casoria, puzza forte di camorra in ogni angolo e separe’, o ancora, un anno dopo, a fabbricare un falso dossier a carico del concorrente numero uno di Cosentino, l’attuale presidente della Regione Stefano Caldoro. Perche’ Cosentino, imparentato col vertice dei Casalesi, doveva essere l’uomo giusto per garantire quella “gestione” dei rifiuti che faceva gola ai clan e che passava attraverso lo stop definitivo all’inceneritore di Acerra. Sta tutta in questo braccio di ferro la miccia che periodicamente fa riesplodere a Napoli la colata putribonda dei rifiuti.
Ma noi qui intanto procediamo con ordine e andiamo a trovare il filo – ovvero il cappuccio – che collega le diverse compagini massoniche all’opera. Un filo che ci condurra’ nientedimeno che al sedicente “conte” della bufala Telekom Serbia: proprio lui, Igor Marini.

 

TENGO FAMIGLIA

 

Tutto parte dall’inchiesta giudiziaria avviata tre anni fa da un coraggioso pubblico ministero della Procura di Benevento, Antonio Clemente, arrivato da Napoli a scandagliare la solo apparentemente sonnacchiosa pax beneventana e a portare alla luce trame antiche di corruttele locali, camorra e connection massoniche, fino al punto da cominciare a ricevere, la primavera scorsa, intimidazioni, minacce personali ed i rituali due proiettili in busta chiusa. Intorno alla Loggia della Colonna Traiana del capoluogo sannita – scopre Clemente – si muove una compagine affaristica dalle mire internazionali con collegamenti in tutta Italia.

Gli epicentri sono la stessa Benevento, dov’e’ all’opera il funzionario Enel e membro del Rotary Giuseppe Tanga (accusato anche per presunte tangenti su forniture del colosso elettrico); Rende, in provincia di Cosenza, feudo del Gran Maestro della Loggia “Glidi” Roberto Amato, che anela ad unificare la massoneria mondiale all’insegna del “nuovo”; Torino, patria del mediatore creditizio Francesco Isidoro Candura; e Frosinone, dov’era in piena attivita’ Antonio Lanni, dedito alla consulenza fiscale delle onlus. Ma non e’ finita: a Desenzano del Garda agiva Walter Maltauro, che reclutava e addestrava i mercenari da spedire in Africa; a Potenza reggeva le fila il broker Ulisse Manciuria, ma, soprattutto, ecco nel Kent l’uomo chiave dell’intero intrigo, Pires Costa Gabirro Rui, originario proprio dell’Angola. 400_F_3095617_G1TMskcVW2PvIohD5ph4RyqiabzMsG

Le indagini partono fra 2006 e 2007 proprio intorno al giro di tangenti Enel. Dinanzi agli occhi degli investigatori dalle conversazioni intercettate di Tanga comincia ad aprirsi l’inedito scenario internazionale popolato da cappucci e grembiulini. Nel corso di un blitz all’interno della Loggia Traiana la Procura scopre che oltre alle liste ufficiali degli affiliati esistono elenchi coperti, in palese violazione della legge Anselmi. L’inchiesta permette di accertare che il sodalizio si adoperava per favorire il colpo di stato secessionista in una delle aree della terra piu’ ricche di risorse naturali, lo stato del Cabinda in Angola.

Addirittura esisteva gia’ un accordo per uomini e risorse nella futura ambasciata, il tutto da realizzarsi attraverso il solito giro di passaporti diplomatici taroccati ma – c’e’ da giurarci – perfettamente “legittimi” agli occhi di funzionari doganali precedentemente addestrati e corrotti al punto giusto.

Le sigle pronte ad accaparrarsi le risorse erano state gia’ predisposte. Una doveva essere – secondo i piani – la Europa Consulting Firm messa su dallo stesso Tanga con il partenopeo Arcangelo Vitulano, lanciata all’assalto della Banca nazionale di quel Paese africano in vena di indipendentismo. La posta in gioco sembrava, dunque, altissima, tanto appetibile che il reclutamento di sempre nuovi massoni, da un lato, e mercenari, dall’altro, e’ andato avanti per anni, senza contare i contatti con esponenti dei servizi segreti. E fra le carte del pm Clemente spuntano addirittura nomi di poliziotti come quello di Maurizio Aloia, per anni uomo della scorta personale del senatore Fli Pasquale Viespoli, beneventano.

Fra i reati contestati dalla Procura sannita, la truffa relativa alle onlus nazionali Freedom for Kabinda e Freedom for Cabinda Confederation, nate su input del sodalizio e finalizzate – secondo le accuse – ad eludere il fisco movimentando ingenti somme di denaro, attraverso donazioni truffaldine e false fatturazioni tese ad abbattere gli utili delle societa’. Ma, soprattutto, al centro delle indagini c’era la violazione della legge 210 del 1995 sul reclutamento di eserciti privati. L’incontro fra Maltauro, il “reclutatore” di Desenzano del Garda, e gli esponenti beneventani della cricca, avvenne a Milano.

Ed e’ stato proprio questo il particolare che ha dirottato la competenza delle indagini, partite da Benevento, alla procura lombarda, dove il pm Armando Spataro e’ arrivato nelle scorse settimane ad una serie di richieste di rinvio a giudizio, accolte dal gip Anna Zamagna. «Per richiesta di Pires Gabirro Rui – scrive il gip – Giuseppe Tanga, Roberto Amato e Ulisse Manciuria hanno finanziato il reclutamento e l’addestramento, dandone l’incarico a Walter Maltauro (che per questo avrebbe ricevuto un acconto da 150 mila euro, ndr), di almeno 30 uomini da destinare alla guerra di secessione del Cabinda, e quindi al fine di far loro combattere un conflitto armato nel territorio controllato dall’Angola e al fine di farli partecipare ad azioni preordinate e violente dirette a mutare l’ordine costituzionale e a violare l’integrita’ territoriale dell’Angola».
Ma il cuore dell’intero “sistema” era ancora un altro e ben piu’ strategico. Perche’ e’ proprio li’, dentro quell’Osservatorio Parlamentare Europeo, scoperto dal pubblico ministero Clemente indagando su Tanga e i suoi, che noi troveremo il crocevia autentico di tutte le cricche e massonerie che si aggirano per l’Italia, per l’Europa ed oltre, negli ultimi anni.

 

Continua con “Mamma Massoneria”….

Tratto da La Voce delle Voci di Novembre 2010

 

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