MAFIE ITALIANE/ Abusivismo edilizio: casi eclatanti in Veneto e Lombardia

Se la prima parte dell’inchiesta riferiva provvedimenti del Governo Berlusconi, bocciati dalla relazione di controllo della Corte dei Conti, in cui emerge che il settore nel quale le attività mafiose investono maggiormente è l’abusivismo edilizio, in questa seconda parte gli scenari si allargano e invadono il Nord del Paese, Veneto e Lombardia in particolare, dove le mafie prosperano.

  

E, checché ne dica la Lega Nord,  “la malavita non investe solo nella propria terra di origine e, pur essendo il numero delle aziende confiscate al sud pari circa il quadruplo di quelle confiscate al nord, si rileva una tendenza crescente all’espansione dei propri interessi verso quest’area del Paese e, ancor più, oltre confine”. Insomma, secondo la Corte dei Conti, le mafie investono i loro proventi illeciti non più solo al Sud, ma anche al Nord e all’estero (soprattutto in Svizzera).

oC’è da sorprendersi? Probabilmente se qualche esponente leghista leggerà quest’articolo rimarrà incredulo, ma, in realtà, non c’è affatto da restare meravigliati: l’abusivismo edilizio è, oramai, un fenomeno dilagante che sta colpendo tutt’Italia. Dal Nord al Sud. Non solo, dunque, nelle classiche “regioni malavitose” di Campania, Sicilia e Calabria (per le quali, chiaramente, la percentuale di abusivismo rimane la più alta). Ma anche in quelle regioni settentrionali nelle quali dominano incontrastati Pdl e Lega Nord. Alcuni esempi potranno essere molto chiarificatori.


LE “TERRE DI ORIGINE”: CAMPANIA, CALABRIA E SICILIA

La regione in Italia nella quale abbiamo la più alta percentuale di abusivismo edilizio è la Sicilia. E gli ultimi episodi ne sono una conferma: soltanto il 2 dicembre l’inchiesta “Redde rationem” della Squadra Antimafia di Caltanissetta ha portato all’arresto di 22 persone coinvolte in un sistema che da anni imponeva il “pizzo” in città e gestiva alcune aziende tramite insospettabili prestanome. Durante l’operazione sono state sequestrate tre ditte edili: la “Failla Calcestruzzi” e la “Graci Costruzioni”, operanti a Caltanissetta, e la fabbrica di asfalti e bitumi “Conbival”. Un sistema abusivista contornato anche da estorsione mafiosa: nel corso delle indagini, infatti, sarebbero state raccolte prove schiaccianti su 22 imprenditori che, sottoposti ad estorsioni, pagavano e tacevano. A molti di loro venivano anche imposte forniture di mezzi e materiali in regime di monopolio, alle cui condizioni non potevano ribellarsi. Ma, più in generale, in Sicilia attiva nell’edilizia è soprattutto la famiglia Lo Piccolo: dall’acquisto dei terreni agli appalti pubblici e privati, allo smaltimento dei rifiuti, alle forniture, agli impianti. Secondo gli inquirenti, addirittura, i vertici di Cosa nostra arrivano ad imporre ad accre­ditati studi profes­sionali di consegnare l’elenco dei lavori più importanti in corso di proget­tazione in modo da selezionare quelli da riservare all’organizzazione.

Per quanto riguarda la Calabria, già l’anno scorso si diceva che questa regione “è tutta un ecomostro”. E le statistiche rivelano la verità di quanto affermato: nella sola provincia di Cosenza sono stati rilevati 1156 abusi (il 22,19%), a Catanzaro 548 (il 10,52%), a Crotone 915 (il 17,56%), a Reggio Calabria 2093 (il 40,17%) e a Vibo Valentia 498 (il 9,56%). E si è stabilito che, tra i casi individuati l’anno scorso, 412 erano in aree per le quali il Piano d’Assetto Idrogeologico definisce “gravi condizioni di rischio idraulico”. Per quanto riguarda i vincoli ambientali, “si riscontra che 54 casi individuati ricadono all’interno di Aree Marine Protette, 421 in SIC (Siti d’interesse comunitario, ndr) e 130 in ZPS (Zone a protezione speciale, ndr)”. Non meraviglia, allora, che soltanto alcuni mesi fa dieci edifici, per un valore di 15 milioni di euro, sono stati sequestrati nel Vibonese. Le inchieste hanno portato ad avvisi di garanzia per 23 persone tra pubblici amministratori e funzionari e a 12 cittadini stranieri che amministravano gli edifici stessi. Anche se molti sono convinti che dietro ci possa essere la “longa manus” delle ‘ndrine.

Per quanto riguarda la regione campana di certo le cose non vanno meglio. Secondo le ultime stime di Legambiente sono circa 60 mila le case abusive costruite negli ultimi 10 anni, con una media di 6 mila all’anno. Cinquecento al mese. La Procura Generale conferma la gravità di questi dati, parlando di oltre 30 mila abitazioni abusive, concentrate soprattutto nell’area di Napoli e provincia. E molte di queste sono costruite sulle pendici del Vesuvio, altre lungo le direttrici individuate dalla Protezione Civile nei piani di evacuazione in caso di eruzione vulcanica. Si potrebbe citare, ad esempio, il caso dell’Ospedale del Mare costruito a 8 km dal centro eruttivo dal Vesuvio, attualmente  nella cosiddetta zona gialla di pericolosità vulcanica. E la camorra? Basterebbe tener conto di questo: il boss della cupola camorristica, Michele Zagaria, è stato definito dalla DDA di Napoli il “re del cemento a livello nazionale”. Oggi, tuttavia, sappiamo anche altro: secondo quanto appurato soltanto alcuni giorni fa, la famiglia dei Lo Russo, operante nei quartieri di Piscinola e Miano alla periferia nord di Napoli, non solo faceva affari nell’abusivismo edilizio, ma, come se non bastasse, imponeva a chi intendesse realizzare una costruzione abusiva, il pagamento di una tangente in denaro e l’obbligo di rivolgersi a imprese edili “amiche” della cosca.


ABUSIVISMO EDILIZIO MAFIOSO AL NORD. DUE ESEMPI ECLATANTI: VENETO E LOMBARDIA

Le infiltrazioni mafiose abusiviste nella regione in cui domina la Lega sono forti e risalgono addirittura già al 1998, quando a Caorle venne arrestato Costantino Sarno, sospetto boss della camorra che aveva dato vita a una cellula camorristica attiva tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. La commissione parlamentare antimafia all’epoca parlò di “illegalità nell’assunzione di manodopera e alcuni attentati a danno di cantieri o agenzie immobiliari ricollegabili all’aggiudicazione di lavori edili”. Nello stesso anno nel Bellunese “alcuni pregiudicati pugliesi affiliati alla Sacra corona unita, al fine di assicurarsi il controllo su ditte facenti capo a cittadini pugliesi, imponevano l’assunzione di operai che percepivano stipendi senza, di fatto, lavorare e che erano incaricati di riscuotere il provento delle estorsioni”. Ma il Veneto è stata anche la terra di affari per il potente clan (già citato) dei Lo Piccolo: fu la stessa Procura di Palermo a scoprire che il famigerato clan aveva deciso di investire 8 milioni per accaparrarsi un’area immobiliare che doveva sorgere a pochi passi dal centro storico di Chioggia. Coincidenza casuale: dopo 30 anni il Comune aveva deciso di sbloccare il piano regolatore.

E per quanto riguarda quest’anno? Ecco cosa si legge nella relazione 2009 della Direzione nazionale antimafia (Dna): si mantiene alto lo “stato d’allerta in funzione di possibili inquinamenti da parte di organizzazioni facenti capo a Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra, vuoi del tessuto finanziario attraverso immissione nello stesso di capitali di illecita provenienza, vuoi di quello economico imprenditoriale attraverso l’inserimento di ditte direttamente od indirettamente collegate a quelle organizzazioni nelle grandi opere in corso di svolgimento in quel territorio”. Mentre nel rapporto della Direzione investigativa antimafia (Dia) del primo semestre 2010 si  afferma che “le condizioni di benessere presenti nella provincia trevigiana costituiscono un polo di attrattiva per le compagni criminali, che investono in attività commerciali o proprietà immobiliari i proventi illeciti”. Insomma, forte abusivismo, forte presenza mafiosa.

Anche in Lombardia, d’altronde, le mafie hanno attecchito ed anche qui gli affari, oltre che con lo smercio dei rifiuti tossici, si fanno con l’edilizia. Ne è un esempio il comprovato interesse delle criminalità malavitose per l’Expo. Ma l’abusivismo edilizio legato alle organizzazioni mafiose non è solo Expo: il 25 febbraio 2010, ad esempio, è partita un’inchiesta che ha dimostrato che la giunta del sindaco Loris Cereda (sindaco di Buccinasco, paese a Sud di Milano) tra il 2008 e il 2009  ha affidato appalti per circa 40.000 euro a un’impresa edile legata alla cosca Barbaro-Papalia. Altri 15.000 euro di denaro pubblico sono finiti, invece, a un’impresa di catering legata alla società di Alfredo Iorio, coinvolto anche in un’altra inchiesta che tocca la ‘ndrangheta. Ma la zona lombarda e soprattutto milanese, stando a quanto rivelato da MilanoMafia, fa registrare la presenza di altri esponenti illustri. Tutti legati all’edilizia. Sempre a Sud di Milano abbiamo la presenza della cosca Muià-Facchineri; a Nord, invece, lavorano i fratelli Mandalari, Nunzio e Vincenzo, i quali “specializzati in edilizia, hanno il loro quartier generale nella zona di Bollate”. A Monza, invece, ritroviamo i Moscato, “costruttori con legami di parentale con il boss di Melito Porto Salvo, Natale Iamonte”. E tra questi spicca il “taycoon dell’edilizia, coinvolto, ma poi prosciolto, in un indagine di ‘ndrangheta di metà anni Novanta”, Nicola Moscato.


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