MAFIE IN ITALIA/ I clan di Sabaudia

Le infiltrazioni camorristiche nell’area pontina sono sempre più forti: dal caso Fondi ai desideri di cementificazione della Saif, in un’area istituita Parco naturale dalla giunta Marrazzo. Il governo se ne era lavato le mani, Roberto PonzioMaroni aveva evitato lo scioglimento del comune di Fondi, ma gli affari della cricca erano in agguato.

Non c’è solo il caso Fondi a testimoniare la massiccia penetrazione della camorra nell’area pontina. Mentre si consuma l’assalto a lago e Parco naturale, ecco le fasi di un processo che tocca al cuore il consiglio comunale di Sabaudia.  

Panoramica_Fondi_copy_1Il governo se ne era lavato le mani, Roberto PonzioMaroni aveva evitato lo scioglimento del comune di Fondi, ma gli affari della cricca erano in agguato. A fine ottobre è iniziato anche il processo Damasco 2 che vede alla sbarra presunti ‘ndranghetisti e funzionari comunali. La difesa dei Tripodo, principali imputati, ha convocato 200 testimoni. E tra questi proprio Roberto Maroni. La tesi è surreale: se non ha sciolto il comune, la mafia a Fondi non c’è.

La realtà è ben diversa.

Nel comune pontino, dove l’evidenza delle infiltrazioni mafiose trova riscontro nelle documentate relazioni dell’allora prefetto Bruno Frattasi, rimosso per meriti sul campo, e dalle inchieste dell’antimafia capitolina, la situazione è sempre più incandescente. Il mancato scioglimento ha aumentato le mira espansionistiche dei gruppi di potere locali.

Qui la politica ha un nome: Claudio Fazzone, vero ras del territorio. «Lo chiamano mister preferenze – raccontano in zona – la sua è la politica della clientela. Quando era presidente del consiglio regionale, con Francesco Storace governatore, scriveva lettere su carta intestata della Regione al direttore dell’Asl Benito Battigaglia per segnalare amici da assumere, tutte iniziavano con la scritta “Caro Benito”».

Per quelle raccomandazioni Fazzone è stato indagato, ma l’ex poliziotto di Nicola Mancino si è detto pronto a rifare tutto. «Sono fatti risalenti al 2003 – assicura Fazzone – comunque l’ipotesi di reato di cui si parla, infondata nel merito, si prescrive in cinque anni». Infondata nel merito, ma ora il deputato del Pdl è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio.

A Fondi succedono cose strane.

A fine settembre c’è stata una manifestazione, sponsorizzata dalla Provincia di Latina presieduta da Armando Cusani, fazzoniano doc, e dove consigliere è Luigi Parisella, già sindaco del comune di Fondi attenzionato dalla Prefettura. Una mobilitazione al grido di «no al Parco e sì al cemento». Roba da non credere, nel territorio dove aumenta l’abusivismo e la devastazione ambientale. 


LA COLATA PROVINCIALE
In prima fila la Provincia, che vuole cancellare il Parco dei Monti Ausoni e del lago di Fondi, nato nel 2008 grazie all’impegno della giunta regionale di centro-sinistra. Spiegazione ufficiale: eliminare il Parco farebbe gli interessi di cacciatori ed agricoltori. «In realtà sarebbe – denunciano l’Associazione Antimafia Caponnetto e le sigle ambientaliste della zona – l’occasione per riportare in auge un progetto di lottizzazione, al momento confinato nei cassetti». Un progetto che stava per vedere la luce quando la Regione bloccò tutto, allargando i confini del Parco fino alle sponde del lago di Fondi. Qui la società Saif aveva pensato di realizzare un mega insediamento, 400 mila metri cubi di cemento, alloggi per 5 mila persone.

Nel 2006, infatti, il comune di Fondi era pronto ad autorizzare con una variante la colata di cemento, ma la giunta presieduta da Piero Marrazzo aveva bloccato tutto istituendo il Parco naturale per frenare gli appetiti dei mattonari. L’iter di tutela è stato contrassegnato da numerosi ricorsi, il primo a firma Saif, e poi a seguire degli enti locali, a partire dalla Provincia. Ricorsi respinti dal Tar. Il 20 settembre 2010 l’amministrazione provinciale ha inserito all’ordine del giorno una mozione per proporre l’abrogazione della legge regionale istitutiva del Parco dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, mozione al momento non approvata, per i “ni” dell’Udc.

La strada seguita è quella di convincere la Regione, guidata da Renata Polverini, a rivedere i confini del Parco, spianando di fatto la strada alla mega lottizzazione. «Un’operazione che presenta profili di pericolosità – denuncia in una interrogazione parlamentare il senatore Idv Stefano Pedica – non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche della legalità». Il riferimento del senatore è ai rapporti giudiziari (dei primi anni ’90) nei quali la Saif, che fa riferimento alla famiglia napoletana Pacilio, veniva segnalata per presunte vicinanze con il crimine organizzato partenopeo. 


ASSALTO AL LIDO
C’è poi un altro progetto che riguarda sempre Fondi nell’area cosiddetta del “Lido di Capratica”, tutelata dal piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR), ma sul quale il Consorzio di imprese riferibili all’imprenditore Franco Peppe aveva già proposto un intervento simile a quello vagheggiato dalla Saif. Franco Peppe è stato arrestato nel luglio 2009 nell’ambito dell’inchiesta Damasco 2: sarebbe vicino ai Tripodo, ritenuti uomini della ‘ndrangheta a Fondi. Ma non è finita. Il territorio che è stato decisivo anche per la vittoria alle regionali, tra speculazione e infiltrazioni mafiose, e’ sempre piu’ sotto scacco. E non solo a Fondi.


Continua…

Tratto da La Voce delle Voci di Novembre 2010

Partecipa al Corso di Giornalismo InvestigativoClicca qui

 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.