LISTE ELETTORALI/ Dal sud al nord, tutti gli impresentabili

Anche questa volta le elezioni sono segnate da una “anormalità normale” propriamente italiana: abbondano i candidati che hanno o hanno avuto a che fare con la giustizia. Questo nonostante la Commissione Antimafia abbia cercato di prendere provvedimenti a riguardo.

di Carmine Gazzanni

clemente_mastella_impresentabile_candidatoNel 2007, infatti, è stato approvato un codice che dovrebbe (il condizionale è più che mai d’obbligo) impedire di candidare alle varie formazioni politiche “coloro nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone il giudizio o misura cautelare non annullata (…) o che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive o condannati con sentenza anche non definitiva” e vale per i reati di associazione e concorso in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e traffico illecito dei rifiuti. E in effetti, se facciamo una rapida panoramica su quanto sta accadendo in questa tornata elettorale, ci accorgiamo che gli impresentabili rimangono candidati. E trasversalmente: tanto a destra quanto a sinistra, tanto al Nord quanto al Sud.

Certamente nelle regioni “calde” il tasso di impresentabili è molto alto. A Napoli lo stesso candidato a sindaco, Gianni Lettieri, sembrerebbe abbia rapporti con persone poco raccomandabili. Alcuni giorni fa un’inchiesta su “L’Espresso” ha svelato alcuni particolari che darebbero ragione e forza a questi dubbi: “Sulle banche dati – si legge sul settimanale – il suo nome è collegato a una sfilza di imprese liquidate oppure fallite. Oggi il suo salotto buono è la Meridie, quotata a Piazza Affari, finanziaria d’investimenti attiva soprattutto nel Mezzogiorno. Di Meridie Lettieri è presidente e amministratore delegato, anche se le azioni (14 per cento) sono in mano alla figlia più grande, Annalaura”. Ma proprio questa azienda, Meridie, è in rapporti con la “Yoda Trust”, una delle tre trust che Nicola Squillace ha messo su in Ticino. Ma chi è Squillace? È un uomo molto influente, essendo nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Ma attenzione: Yoda Trust è amministrato, in qualità di trustee, da Sergio Pezzati, arrestato lo scorso luglio all’aeroporto Jfk su mandato del District Attorney di Brooklyn con l’accusa di essere il fiduciario del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Rapporti con la ‘ndrangheta, dunque.

Ma Lettieri va dritto per la sua strada, potendo contare su amicizie che fanno la differenza. Da Cosentino e Cesaro a Antonio Bassolino, a Claudio Velardi, ex assessore per il centrosinistra, che cura la sua campagna elettorale. Anche la cosiddetta P3, dopotutto, si è interessata a Lettieri cercando di avanzare il suo nome al posto del tanto odiato Caldoro. Nelle intercettazioni si colgono le voci di Nicola Cosentino, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri. Ma le conoscenze di Gianni non si fermano soltanto al campo politico. A benedire di recente la sede della Meridie, infatti, è stato il cardinale Crescenzio Sepe, il cui nome è finito più volte sul registro degli indagati. E, come se non bastasse, Lettieri è ancora sotto processo a Salerno per truffa e falso per la delocalizzazione in zona Asi di una delle sue aziende, la Manifatture Cotoniere Meridionali di Salerno.

Ma il candidato sindaco Pdl non è certamente l’unico. Come già ricordato, a Quarto, paese in provincia di Napoli, sono stati arrestati un candidato della lista “Noi Sud”, Salvatore Camerlingo, cugino di un camorrista di spicco, e un candidato dei berlusconiani, Armando Chiaro, coordinatore cittadino del Pdl. E non è tutto. Solo alcuni giorni fa, il 6 maggio, sono stati esclusi dalla competizione elettorale quattro candidati al consiglio comunale partenopeo, proprio perchè hanno alle spalle sentenze passate in giudicato con pene superiori ai due anni. Un candidato era nella lista “Insieme per Napoli” in appoggio a Lettieri, Pasquale Cocco su cui pende una vecchia condanna per droga; due nelle liste schierate per il candidato sindaco outsider Raffaele Di Monda, Alfonso Russo e Assunta Caruso, condannata per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione; Clemente Mastella, invece, deve rinunciare a Franco Capelli: un precedente per estorsione. Ma questi sono soltanto gli esclusi. Non si può non parlare, ad esempio, di Achille De Simone, consigliere comunale uscente dell’Alleanza di centro, accusato dal gip Antonella Terzi, che ne ha ordinato anche l’arresto nel 2009, di collusione con la camorra; o ancora Maurizio Matacena (Pdl), indagato per riciclaggio; Marco Nonno, consigliere uscente An, imputato per concorso in devastazione riguardo ai famosi fatti di Pianura (rivolta contro l’apertura della discarica); senza dimenticare, poi, lo stesso Clemente Mastella, candidato sindaco con l’Udeur, rinviato a giudizio per truffa e appropriazione indebita.

Rimanendo in Campania troviamo ancora altri indagati, anche eccellenti. Come il candidato e sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa. O ancora Aldo Damiano, che fa parte di una lista civica a sostegno del candidato sindaco Pd, Fausto Pepe, indagato per corruzione in concorso con il presidente del Palermo Maurizio Zamparini, lo stesso Mastella e moglie. Inarrivabile, infine, è il sindaco Pdl di Vico Equense che si ricandida, Gennaro Cinque: quattro richieste di rinvio a giudizio per reati che vanno dall’abuso d’ufficio all’omissione d’atti d’ufficio.

E come in Campania così in Calabria. Candidato sindaco del centrodestra a Reggio Calabria è Demi Arena, indagato per smaltimento illegale di rifiuti quando era amministratore unico dell’Atam; ma c’è anche Tonino Serranò (Pdl), sebbene sia stato filmato dai carabinieri con una pistola in mano mentre era in compagnia di un uomo ritenuto vicino alla cosca Serraino, intenti a provare l’arma; e ancora Enzo Sidari che, per organizzare serate a Reggio, si rivolgeva al presunto boss Paolo Martino (cugino del boss della ‘ndrangheta Paolino De Stefano ucciso nel 1985) arrestato recentemente a Milano, dopo aver avuto già precedenti per mafia e traffico di droga. Stesso discorso per le provinciali di Reggio. Tra i candidati ritroviamo Gaetano Rao, denunciato nel 1983 per associazione mafiosa e nipote del boss deceduto Giuseppe Pesce; Michele Marcianò, che aveva documentati rapporti con il latitante Cosimo Alvaro, boss di Sinopoli; Francesco Barbieri, ex sindaco di San Ferdinando sciolto per infiltrazioni mafiose; Roy Biasi, rinviato a giudizio per peculato. Tutti in appoggio al candidato di centrodestra Giuseppe Raffa.

Ma anche nelle altre regioni la situazione non cambia. In Puglia il Pd, inspiegabilmente, ha deciso di candidare Michele Mazzarano a capolista dei democratici a Massafra (provincia di Taranto), sua città natale. Forse non tutti ricorderanno che Mazzarano è uno dei due politici (l’altro è Sandro Frisullo) di cui parla Giampi Tarantini ritenendo di avergli pagato tangenti in cambio di favori nell’ambito della sanità. E, ancora, saliamo verso il Nord. A Torino, come ricordato anche prima, nella coalizione a supporto di Piero Fassino ci sono due pregiudicati: Giusi La Ganga (ex parlamentare craxiano, coinvolto in Tangentopoli ha patteggiato un anno e otto mesi per finanziamenti illeciti) e Giancarlo Quagliotti (ex dirigente Pci, è stato coinvolto in scandali di tangenti sia nell’83 sia nel ’93, quando è stato condannato per le mazzette che la Fiat pagava al Pds).

A Milano, se possibile, va anche peggio: abbiamo Giulio Gallera, il cui nome compare nell’ordinanza antimafia “Parco Sud” che nel 2010 ha portato agli arresti del consigliere comunale Michele Iannuzzi e Alfredo Iorio, presidente di una società vicina al clan Papalia-Barbaro della ‘ndrangheta calabrese al nord. Ancora, Marco Clemente, per il quale si parla di contatti con il boss di Buccinasco, Salvatore Barbaro; senza dimenticare, come rivelato da “Il Fatto Quotidiano”, che sono noti anche i suoi rapporti con le frange criminali degli ultras della Juventus, i Viking. E non è finita qui: nelle liste a sostegno di Letizia Moratti ritroviamo anche Armando Vagliati, che sembrerebbe avere rapporti con la cosca calabrese dei Condello, e l’assessore uscente Giovanni Terzi, che ha avuto frequentazioni con uomini del clan Pepè Flachi. Senza dimenticare Roberto Lassini, indagato a piede libero dopo aver riconosciuto la paternità dei manifesti “Via le Br dalla Procura”. Insomma, diversi gli impresentabili anche qui a Milano, molti dei quali legati a clan malavitosi. Verrebbe da chiedere a Letizia Moratti se ancora oggi sia così contraria ad una Commissione Antimafia a Milano, se sia così sicura che Milano rappresenti una “isola felice” al riparo dalle criminalità. Probabilmente la pidiellina continuerebbe ancora a dire che la malavita al Nord non esiste.

 

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