LAVORO/ Zero leggi su infortuni, giovani e nero: 807 ddl bloccati. Ma si legifera sugli onicotecnici

Ma di cosa ci si è occupato il Parlamento in cinque anni di legislatura? Ad analizzare quanto fatto dall’esecutivo berlusconiano prima e quello tecnico poi è inevitabile porsi proprio questa domanda. Soprattutto se si va a vedere quanto fatto in tema di lavoro. I numeri parlano chiaro: ben 807 disegni di legge sui temi più variegati (e importanti) sono rimasti al palo. Da ddl sugli infortuni sul lavoro al lavoro nero, dal reddito minimo fino alla disoccupazione giovanile. Tutti fermi, impolverati. Meglio approvare, invece, leggi come la “disciplina della professione di estetista professionale e dell’attività di onicotecnico” o “disposizioni in materia di utilizzo dei termini ‘cuoio’, ‘pelle’ e ‘pelliccia’ e di quelli da essi derivanti o loro sinonimi”. Di contro in cinque anni il Parlamento non ha approvato nemmeno una legge sugli infortuni sul lavoro, nemmeno una sull’occupazione giovanile.

 

di Carmine Gazzanni

quinto_potere_ignoratoI numeri parlano chiaro. Ben 807 sono i disegni di legge presentati nel corso dei cinque anni di legislatura su tematiche riguardanti il lavoro e mai approvati. Alcuni stanno prendendo polvere ormai da anni. Per dirne una: il ddl c.135 dell’onorevole Ludovico Vico (Pd) sulle “modifiche all’articolo 29 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in materia di rilevazione e registrazione degli infortuni sul lavoro”. Un testo importante, dunque. Il disegno viene presentato alla Camera il 29 aprile 2008, viene assegnato il 4 agosto, ma l’esame in Commissione non è mai partito. Ripetiamo: mai. Dopo ben quattro anni. Ancora: il ddl  che avrebbe introdotto il “Fondo di solidarietà in favore delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, della strada e del dovere” presentato dall’ex Idv Stefano Pedica. Presentato il 9 maggio 2008, approvato il 29 dello stesso mese ma, anche in questo caso, l’esame in Commissione non è mai cominciato.


INCIDENTI SUL LAVORO? IN CINQUE ANNI ZERO LEGGI APPROVATE (E 44 PRESENTATE) – Gli esempi appena fatti sono molto indicativi: disegni di legge vecchi di anni che mai sono stati esaminati e che, probabilmente, mai lo saranno. Eppure non stiamo parlando di leggi di poca importanza. Stiamo parlando di una delle più grosse piaghe italiane, quella degli incidenti sul lavoro (gli ultimi dati dicono che solo nel 2012 sono state circa 1200 le morti bianche). D’altronde anche se ci soffermassimo solo sui disegni di legge in materia di sicurezza sul luogo di lavoro i numeri sono imbarazzanti: ben 44 disegni presentati il cui esame non è mai stato concluso. C’è, tra gli altri, il testo che avrebbe previsto l’Istituzione della Direzione Nazionale contro gli infortuni sul lavoro o quello per la riduzione dei tempi nei procedimenti penali sulle violazioni delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro. Niente. Tutti testi presentati con l’unico fine di fargli prendere polvere.

Non solo. Andando avanti con l’analisi dei testi ci si accorge anche di alcune situazioni tanto surreali che verrebbe quasi da ridere. Tra i ddl troviamo uno per la “Istituzione della Procura nazionale della Repubblica per la sicurezza sul lavoro”, un altro per la “Istituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro”, un altro ancora per la “Istituzione dell’agenzia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro” e infine quello per la “Istituzione dell’indice di sicurezza del lavoro nelle imprese”. Quattro disegni di legge, tutti profondamente simili l’uno all’altro. Si dirà: se sono stati ben quattro i ddl presentati a riguardo almeno uno sarà stato approvato. Macchè. Nemmeno uno. Ad oggi non esiste alcuna Agenzia che monitori gli incidenti sul lavoro o che controlli le imprese. Niente di niente.

Ma allora vediamo l’altro lato della medaglia: quante sono state le leggi approvate sulla sicurezza sui luoghi di lavoro? Zero. Nulla di nulla. Era stata approvata una delega al governo “in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro”. Ma ovviamente nulla è stato fatto. Né da Silvio Berlusconi, né da Mario Monti.


REDDITO MINIMO E OCCUPAZIONE GIOVANILE: TANTI DDL IMPOLVERATI. ALCUNI DAL 2009 – I dati sono ancora più impietosi se guardiamo alla disoccupazione giovanile: sono mesi che ormai che il tasso va di record in record dopo aver sfondato il muro del 35%. Pare che però nel Palazzo nessuno se ne sia accorto. Non potrebbe essere altrimenti se consideriamo che i disegni presentati sono stati 12. Tutti molto interessanti, come, per citarne uno, quello riguardante “l’erogazione di prestiti d’onore e agevolazioni tributarie e contributive per l’avvio di attività economiche e la promozione dell’occupazione giovanile e femminile nelle aree svantaggiate”. Niente. Fermo. Così come lo è quello sul “riconoscimento di un finanziamento alle imprese che assumono giovani neolaureati”. A questo punto la domanda: quanti approvati? Zero. Ancora. Niente di niente.

Non solo. Alcuni parlamentari hanno cercato anche di introdurre per legge il reddito minimo garantito. Anche in questo caso sono 12 i testi depositati il cui esame, però, non è mai giunto a conclusione. “Misure per l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza”: è stato assegnato in Commissione il 17 agosto 2011, ma l’esame non è mai cominciato. “Norme per garantire il minimo vitale per l’infanzia e l’indennità di maternità per le donne che non godano di analoghi trattamenti ad altro titolo”: presentato l’11 gennaio 2001 ma, addirittura, nemmeno assegnato. Tra gli altri è stato presentato anche un disegno di legge popolare – “Norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsione di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile” – ma ovviamente è fermo da tempo immemore: in corso di esame in commissione dal 12 maggio 2009.


LAVORO NERO: COME NON DETTO – Non va certamente meglio se guardiamo ad un’altra piaga dell’economia italiana, il lavoro nero. I ddl non conclusi ammontano a 28. Eppure, anche in questo caso, materiale interessante c’era eccome. È il caso, tra gli altri, del testo che avrebbe previsto “interventi a favore della regolarità e legalità del lavoro, nonchè di rafforzamento delle azioni di vigilanza sul lavoro sommerso” presentato dal senatore Alfonso Mascitelli (Idv), o di quello che avrebbe introdotto nuove disposizioni penali “contro il grave sfruttamento dell’attività lavorativa e interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale”. Ovviamente tutto fermo, tutto bloccato. Le norme invece approvate nell’ambito del lavoro nero sono solo tre, due durante il governo berlusconiano e una durante l’esecutivo tecnico. Sono norme, però, che toccano solo marginalmente il problema essendo inserite in un corpus di provvedimenti che spaziano in tema di lavoro. Per capirci: alcuni provvedimenti di contrasto al lavoro nero sono contenuti nella riforma Fornero che certamente non  è una  riforma nata per contrastare il lavoro sommerso. Insomma, le occasioni c’erano ma nessuno ha saputo (o voluto) sfruttarle.

LE LEGGI ASSURDE APPROVATE: DAL PRINCIPATO DI SALERNO AL MUSICOTERAPISTA, DALLE CASTAGNE AL VERDE PENSILE – A questo punto, però, la domanda nasce spontanea: oltre ai disegni di leggi più noti perché sono rimbalzati sui giornali, cosa ha fatto il Parlamento? Cosa è stato approvato se non c’è stato nemmeno il tempo di esaminare tutti i testi che abbiamo menzionato? Un’idea ce la fornisce l’Istituto Bruno Leoni che ha stilato una speciale classifica sulle dieci leggi più assurde approvate dal Parlamento italiano. Si va dalla “disciplina della professione di estetista professionale e dell’attività di onicotecnico” alla “istituzione della figura professionale del musicoterapista”, dalle “disposizioni in materia di incentivi all’utilizzo del verde pensile” alla “disciplina degli itinerari turistici denominati ‘percorsi delle castagne’”. Fino ad arrivare, udite udite, alla “modifica dell’articolo 131 della Costituzione, concernente l’istituzione della regione ‘Principato di Salerno’”. Con tutto questo popò di roba non c’era tempo per fare altro. Chapeau.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.