LAVITOLA, BERLUSCONI E IL GOI / “Chi nasce massone, muore massone”: i legami tra il premier e il suo faccendiere. Passando per il Gran Maestro.

di Carmine Gazzanni

“Il Piano di Rinascita Democratica – diceva tempo fa Ferruccio Pinotti a Infiltrato.it – è praticamente ormai attuato, a livello esecutivo e a livello istituzionale. Le previsioni di Gelli si sono avverate quasi tutte. E in effetti lo stesso rivendica la paternità di questa situazione attuale, ai fini della quale Berlusconi ha dato un colpo pesante nella sua azione da ex piduista. D’altronde chi nasce massone resta massone”. Insomma, l’attuale esecutivo resta indissolubilmente legato ad ambienti massonici (come già abbiamo avuto modo di documentare). E pare proprio che da qui bisogna partire per comprendere l’imbarazzante ruolo anche istituzionale (vedi le visite ufficiali a Panama) del faccendiere Valter Lavitola e la sua assoluta vicinanza a Silvio Berlusconi

Per comprendere quanto detto partiamo da quel primo settembre, giorno in cui viene emesso dalla Procura di Bari iberlusconi_lavitolal mandato di arresto a danno del direttore de L’Avanti!. Tutti ricorderanno cosa si dicevano il Cavaliere e Lavitola nelle telefonate intercettate – avvenute, stranamente, ancora prima che venisse reso pubblico il provvedimento – con l’invito del premier alla latitanza (“resta dove sei”), sebbene fosse consapevole del fatto che certamente la chiamata sarebbe stata intercettata (lo si capisce dalle parole del premier che non solo si mostra assolutamente calmo, ma tenta già di discolparsi – nell’ipotesi, appunto, che qualcun altro lo stesse ascoltando – mostrando una propria estraneità ai fatti affermando di aver semplicemente “aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito”). Ragionando sull’accaduto, già questo particolare appare quanto mai inquietante: perché Berlusconi, in un periodo decisamente critico, si sarebbe esposto così marcatamente con un consiglio, quello della latitanza, non certo ortodosso per un Presidente del Consiglio, nonostante la certezza di essere intercettato? Forse non poteva fare altrimenti? Le domande sono più che legittime.

E forse, proprio insistendo su tali interrogativi, si potrebbe arrivare a sciogliere una delle matasse più ingarbugliate della cronaca politica e giudiziaria di questi giorni. Tralasciare questo particolare, in altre parole, potrebbe portare a vicoli ciechi o a soluzioni alternative (e comode) alla questione.

Contrariamente a quanto si possa credere, infatti, Lavitola non è semplicemente un faccendiere, un uomo al servizio di Berlusconi (le carte della Procura di Bari, non a caso, parlano di un tentativo di estorsione a danno del premier). È un “fratello. Entrambi, infatti, sono legati a doppio filo con la massoneria. Lo sappiamo bene: il Cavaliere, prima di essere tale, è stato innanzitutto apprendista muratore con la P2 di Gelli. Tessera numero 1816. E Lavitola? Come rivelato da La voce delle voci, anche il giornalista salernitano, dopo aver militato già da giovane nella loggia romana Aretè, si unisce alla più grande associazione massonica oggi operante in Italia, il Grande Oriente d’Italia (GOI).

L’attuale Gran Maestro Gustavo Raffi, come facilmente ci si sarebbe potuto aspettare, smentisce le vicinanze della loggia col faccendiere. Ma c’è ragione di credere che lo si faccia soltanto per mera convenienza. Questo per diversi (e sostanziali) motivi. Partiamo da quanto affermato proprio dalla segretaria del GOI in un  comunicato ufficiale: Lavitola, dicono dalla loggia, “diviene apprendista del Grande Oriente d’Italia l’8 novembre 1990, all’età di anni 24 – numero di brevetto 45108. Non lascia memoria di sé. È, infatti, ancora apprendista quando se ne esce con lettera di ‘assonnamento’, ovvero di dimissioni dall’Obbedienza, in data 27 dicembre 1994. Da allora le nostre strade si sono definitivamente separate, e sono trascorsi 17 anni”. Basta questo per scagionare il GOI? Assolutamente no. Chi conosce gli ambienti massonici sa bene, per dirla con Pinotti, che “chi nasce massone, resta massone”. Non a caso si parla di “assonnamento”: il rapporto tra l’associazione e l’adepto non viene mai meno una volta entrato. Come ci comunicano da ambienti massonici, infatti, stare in sonno indica la non partecipazione diretta ai lavori rituali, ma non significa affatto l’interruzione dei rapporti con gli altri adepti.

Ma se quanto detto non dovesse bastare, una prova ancora più decisiva proverrebbe dallo stesso giornale di Lavitola, L’Avanti!. Se si va a spulciare il sito del GOI si rimane, infatti, piacevolmente sorpresi: gran parte degli articoli nella rassegna stampa sono proprio ripresi dal quotidiano del faccendiere. Ancora. Accuse dirette sono state mosse dall’ala più democratica della massoneria italiana, il GOD (Grande Oriente d’Italia Democratico): “Valter Lavitola era in tutto e per tutto un protetto del Gran Maestro Onorario di Palazzo Giustiniani (sede del GOI, ndr) Aldo Chiarle, storico consigliori e Grande Elettore del Gran Maestro Raffi”. Ed ecco che, proprio a questo punto, il cerchio sembrerebbe chiudersi. Chi è Aldo Chiarle? È lo stesso Gran Maestro del GOD, Gioele Magaldi, a rispondere: “ultranovantenne 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato”, Chiarle è Gran Maestro Onorario del GOI per diretto volere di Raffi, ma anche “grande estimatore del Fratello Silvio Berlusconi”, nonché “grande amico e grande elettore – appunto – del Gran Maestro Gustavo Raffi, patrono del Fratello Massone Valter Lavitola”, a sua volta faccendiere del “fratello” Berlusconi. E, infine, Chiarle gestisce e dirige proprio il quotidiano di Lavitola. Insomma, una fitta rete di amicizie che hanno decisamente un che di massonico.

E probabilmente non solo di massonico. Gioele Magaldi parla anche di legami che, sì massonici, pare mirino a precisi interessi economici. L’asse Raffi – Berlusconi trova il suo fulcro nel Gran Tesoriere Aggiunto del GOI (una sorta di Ministro del Tesoro) Giovanni Esposito, “commercialista napoletano di grido, fulcro e trait d’union fra gli interessi affaristici di Mediaset-Famiglia Berlusconi e affari e interessi di Gustavo Raffi & Company che passano anche per il Monte dei Paschi di Siena, l’ex Jugoslavia, qualche paese dell’Est europeo e molte società off-shore”. Tutte informazioni da verificare, si capisce. Ma poiché riferite da chi della massoneria conosce, dal di dentro, tradizioni e segreti, fa certamente riflettere.

Se così fosse, comunque, si troverebbe un’ulteriore (e probabilmente determinante) chiave di lettura a quanto sta venendo a galla in questi giorni: il legame tra Lavitola e Berlusconi, lo scambio di favori, il ruolo istituzionale che a volte ha ricoperto Lavitola pur non potendo, l’attenzione che il premier riservava alle questioni di Lavitola, sarebbero tutti segnali di quella logica del do ut des propria di un sistema massonico.


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