L’ABBUFFATA/ Gara da 950 milioni per sfamare i dipendenti pubblici. Contro ogni la spending review

Il bando indetto dal Consip, la partecipata al cento per cento dal ministero dell’Economia, parla chiaro: sette lotti – di cui uno “accessorio” da 88 milioni non si sa bene per chi e per cosa – per un totale di 950 milioni di euro. Oggetto del bando è “la fornitura del servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto cartacei di qualsiasi valore nominale e dei servizi connessi in favore delle Amministrazioni Pubbliche”. In altre parole, quasi un miliardo di euro per sfamare tutti i dipendenti pubblici del Paese. Peccato, però, che con la spending review si fosse messo un freno proprio alla spesa dei buoni pasto. Un freno, nei fatti, disatteso. Alla faccia dell’austerity.

 

di Carmine Gazzanni

sprechi_amministrazione_pubblica_abbuffataCosa mai si mangeranno i dipendenti pubblici per riuscire a bruciare quasi un miliardo di euro di buoni pasto in un solo anno? Domanda amletica a cui è molto difficile dare  una risposta. A meno che non si è il Consip, la partecipata il cui unico azionista è il ministero dell’Economia, che si occupa della spesa delle pubbliche amministrazioni per beni e servizi. È stato infatti proprio questo ente a indire un bando pubblico lo scorso nove novembre: “fornitura del servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto cartacei di qualsiasi valore nominale e dei servizi connessi in favore delle Amministrazioni Pubbliche”. In  altre parole, fornitura dei buoni pasto per sfamare i dipendenti pubblici: non potrebbe essere altrimenti se si considera che, per le società aggiudicatrici (l’esito si conoscerà il prossimo 20 dicembre), ci sono in palio ben 950 milioni di euro, Iva esclusa. Un bel po’ di quattrini, dunque. Soprattutto se si considera il periodo di austerity a cui ormai ci ha abituato il governo Monti.

Non solo. Bisogna entrare nel dettaglio per capire che più di qualcosa non quadra. Torniamo indietro nel tempo e, più specificatamente, al 15 agosto scorso, giorno dell’entrata in vigore della spending review. All’articolo 5 – “Riduzione di spese delle pubbliche amministrazioni” – comma 7 si parla proprio dei buoni pasto. “A decorrere dal 1° ottobre 2012 – si legge il valore dei buoni pasto attribuiti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione […] non può superare il valore nominale di 7,00 euro”. Cosa vuol dire questo? Che in pratica i buoni pasto per ogni singolo dipendente non possono superare, appunto, i sette euro. Un tetto – legittimo – per evitare che si sprechino troppi soldi per il servizio mensa (come spesso è capitato).

Bene. Leggendo il bando indetto dal Consip pare proprio che tale disposizione non sia stata affatto tenuta in conto. Come già detto, nell’oggetto dell’appalto si parla specificatamente di “fornitura del servizio sostitutivo di mensa mediante buoni pasto di qualsiasi valore nominale “. Esatto: di qualsiasi valore nominale. In pratica, il perfetto contrario di quanto stabilito dalla spending review.

Non solo. C’è dell’altro. Come detto, infatti, i 950 milioni sono divisi in ben sette lotti. Di questi, sei sono determinati su base geografica (il primo raccoglie le regioni del Nord Ovest; il secondo quelle del Nord Est più Toscana ed Emilia; il terzo il solo Lazio; il quarto Umbria, Marche, Molise, Abruzzo e Puglia; il quinto la Campania; il sesto Basilicata, Calabria e le isole). Il settimo invece è “accessorio”. Cosa vuol dire? Valido per tutti, nel caso i primi sei lotti non dovessero bastare. Ma allora la domanda: a quanto ammonta questo settimo lotto “accessorio”? Ben 88 milioni. In pratica, 88 milioni di soldi pubblici spesi perché “non si sa mai”.

Una grande abbuffata, insomma. Aveva visto lungo Totò quando, tra il serio e lo scherzoso, diceva: “A proposito di politica, quand’è che si mangia?”. In tutti i sensi. Appunto.

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