LA MASSONERIA/3 I rapporti con la cricca, Valter Lavitola e la verde Svizzera

di Rita Pennarola – La Voce delle Voci

Nell’intreccio tra massoneria e potere difficilmente potevano mancare i collegamenti con la cricca P3, quella “originale”. Anche perché fra i protagonisti di quest’ultimo sodalizio spicca un beneventano doc come il geometra Pasquale Lombardi.

ARRIVA LA CRICCA

massoneria_nitidaIl quale, se qualcuno l’avesse dimenticato, dichiarava di esercitare la professione di giudice tributarista. Ma guarda un po’. Proprio come il già ricordato Franco Antonio Pinardi, che di quei magistrati contabili è plenipotenziario attraverso la sigla associativa da lui stesso fondata. Ed è così, sul filo di questi ragionamenti, che ci imbattiamo nella Tribuna Finanziaria, l’organo d’informazione diretto da Pinardi (che, per chi non lo sapesse, è anche giornalista pubblicista) a beneficio di associati e non.

E chi incontriamo nel monumentale “Comitato tecnico-scientifico” della rivista? Intanto, c’è Vittorio-Viktor Busà, definito senza pudore «S.E. Mons. Prof. Procuratore Generale United States of America, Primo Presidente della Corte Suprema di Giustizia per la Protezione della Vita, Presidente del Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace, Presidente dell’Accademia Siciliana per le Scienze». E non ci stupisce, data la comune appartenenza fra Busà e Pinardi al Parlamento Mondiale. Nè ci sorprende più di tanto la presenza di Maurizio De Tilla, avvocato partenopeo, notoriamente affiliato al Grande Oriente d’Italia ma, più che altro, braccio destro di Umberto Veronesi nell’omonima Fondazione dedita a raccogliere fondi per scopi “umanitari”.

Accanto a loro ci sono, sempre nell’organigramma di Tribuna Finanziaria, personaggi come l’ex sottosegretario del governo Berlusconi ed attuale presidente della Provincia di Asti Maria Teresa Armosino e il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. Ma, soprattutto, c’è lui, Giuseppe Gargani, il democristiano di lungo corso delle zone interne della Campania, poi passato nelle fila di Berlusconi. E forse non è un caso, la sua presenza nel team di Tribuna. Perché Gargani è tornato bruscamente alle cronache pochi mesi fa come “l’uomo che sussurrava a Lombardi”, sì, Pasqualino, ex compagno di merende di Gargani nella vecchia Dc di Avellino. Nel 2008 Gargani (oggi riavvicinatosi all’Udc) era stato indicato dal premier Silvio Berlusconi come coordinatore del pool di saggi impegnati al fianco del guardasigilli Angelino Alfano per avviare la riforma del sistema giudiziario.

È Gargani che insieme al giudice costituzionale Romano Vaccarella lavora al primo Lodo Alfano. Un’esperienza, quella di Gargani, supportata anche dal ruolo istituzionale del fratello Angelo, magistrato, distaccato a Via Arenula come capo del controllo interno. E per puro caso, Angelo Gargani è anche colui che non solo gestisce le ispezioni ministeriali, ma presiede anche la commissione che nomina i giudici tributari. «Così si spiega – commentano ad Avellino – come mai un geometra, qual è Lombardi, potesse far parte della magistratura contabile… ».

Peccato che poi cominci a soffiare il vento delle inchieste giudiziarie sulla P3, quella inedita massoneria trasversale, unaformigoni_immagine sorta di cupola affaristica dai contorni inquietanti, che vede coinvolti vip della politica insieme ad alte cariche dello Stato e della magistratura. Ad incastrare Angelo Gargani è stata una telefonata di dicembre 2009 con Pasquale Lombardi, il quale sta cercando la strada per togliere dai guai il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, in odor di indagine da parte dalla procura milanese per vicende d’inquinamento ambientale: «Stammi a sentire – dice Lombardi ad Angelo Gargani – tu dovresti avere per regola il numero di Nicola Cerrato (il pm che conduceva le indagini a Milano, ndr), vedi un poco se giovedì o massimo venerdì posso arrivare a Milano e mi fai fissare un appuntamento… ».

«Ma lui ti conosce?», chiede Gargani. E Lombardi: «E come non mi conosce. Pasqualino è amico di Giacomino (il riferimento è a Giacomo Caliendo, magistrato, sottosegretario alla Giustizia e vicino politicamente a Giuseppe Gargani, ndr)… Si deve ricordare, se non ricorda glielo ricordi, gli dici che questa è roba nostra e deve venire un poco da te… tu gli dici che è l’amico di Giacomino, amico mio, è amico di tutti quanti…». Il giorno dopo Gargani telefona a Lombardi. Tutto a posto: «Allora, Nicola ti aspetta domani all’una».

UN LAVITOLA PER AMICO

Non era certo l’unico, il geometra Lombardi, a poter contare sull’amicizia di Giuseppe Gargani. Un altro politico napoletano oggi di grosso calibro (e stazza) che faceva affidamento su di lui era ad esempio Sergio De Gregorio, membro della Commissione Difesa del Senato nonché presidente della delegazione italiana all’assemblea parlamentare della Nato. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 2005 quando, dopo avere letteralmente tappezzato Napoli di manifesti in previsione di una candidatura alle politiche con Forza Italia, De Gregorio si era visto chiudere le porte in faccia dall’allora plenipotenziario di Berlusconi, Antonio Martusciello.

L’assist richiesto – ed ottenuto – da Gargani non bastò a far revocare quella esclusione. Cinque anni dopo ritroviamo i due, De Gregorio e Gargani, a tavola col premier in occasione della candidatura alla presidenza di Palazzo Santa Lucia di Stefano Caldoro, ancora ignaro dei dossier diffamatori che la cricca Lombardi e C. stava preparando per tirargli lo sgambetto e far tornare in auge la nomination di Nicola Cosentino.

Gonfio di amarezza per la defenestrazione dalle liste, nel 2005 De Gregorio si sfogava col settimanale on line Iustitia. Raccontando una serie di particolari che, alla luce delle vicende attuali, risultano illuminanti. «Ho avuto i primi rapporti con Martusciello nel ’97 quando demmo vita al Giornale del Sud, costola napoletana del Giornale, con la Edicity, una lavitola1società di cui io ero presidente e Martusciello amministratore delegato. Del consiglio d’amministrazione faceva parte anche un mio amico, Valter Lavitola, presidente della società che edita L’Avanti! (…). Da cosa nasce l’ostilità con l’ex coordinatore campano di Forza Italia? I motivi sono due: la mia indipendenza e l’amicizia con Lavitola, impegnato da anni in un duro braccio di ferro con Martusciello».

Stiamo parlando proprio di lui, Valterino Lavitola, animatore delle feste da Villa Certosa a Palazzo Grazioli, nonché artefice dei dossier sull’appartamento di Montecarlo abitato da Giancarlo Tulliani che dovevano costringere alle dimissioni il ribelle Gianfranco Fini.

Particolare non secondario: a sdoganare De Gregorio e spalancargli le porte di Palazzo Madama era stato nel 2006 Antonio Di Pietro. Nemmeno il tempo di mettere piede in Italia dei Valori, ed ecco che De Gregorio fonda l’omonimo quotidiano di partito. Sul ponte di comando della nuova testata ci sono Antonio Lavitola (cugino stretto di Valter, in quota De Gregorio) e il coordinatore napoletano dei dipietristi Aniello Formisano. Tanto Valter Lavitola quanto Nello Formisano figurano negli elenchi degli iscritti alla massoneria.

E così siamo tornati a bomba. A quell’odioso collante occulto che ancora oggi fa deviare le sorti economiche e politiche di un Paese. E può anche arrivare – come abbiamo visto – al punto da pilotare autentici colpi di stato. Sempre che non incontri sulla sua strada uomini come il pubblico ministero Clemente, capaci di perquisire una loggia, scovare le liste dei “coperti” e sventare una trama che, oltre alle truffe milionarie, avrebbe causato chissà quante vittime civili in un lontano Paese dell’Africa.

 

Tratto da La Voce delle Voci

LEGGI LA PRIMA PARTE

MASSONERIA/ 1 Dal Parlamento Mondiale di Palermo ed i Templari fino a Igor Marini e Valter

LEGGI LA SECONDA PARTE

MASSONERIA/2 Dal Parlamento Mondiale di Palermo ed i Templari fino a Igor Marini e Valter

 

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