La mafia conquista l’Emilia Romagna: ma nel programma di Letta non si parla di lotta ai clan

La Romagna, terra di conquista e di approdo della criminalità organizzata che arriva in Emilia e s’infiltra nella ricostruzione post sisma, negli appalti pubblici e nel narcotraffico. Lo denuncia la DIA e lo ribadisce la stessa classifica stilata da Pietro Grasso, procuratore antimafia ed oggi presidente del Senato: l’Emilia è al terzo posto per infiltrazioni mafiose al nord. Tantissime le operazioni che accertano la presenza di tutte le criminalità: mafia, camorra, ‘ndrangheta ed addirittura la malavita estera – come quella albanese o nord africana. Nonostante i dati in crescita, continua l’assenteismo del governo Letta che, nel programma, non fa nessun accenno alla mafia.

 

di Maria Cristina Giovannitti

letta_alfano_no_antimafiaLa mafia c’è, si vede e si percepisce in tutto il territorio italiano. Non più solo il sud, terra intrisa di malavita ma anche e soprattutto il nord, terra di nuove conquiste e spostamenti. Ne è esempio lampante l’Emilia Romagna dove, senza distinzioni, ci sono tutte le mafie: siciliana, campana e calabrese ma anche quella estera – albanese, nordafricana e cinese.


I CLAN DEL NORD – In Emilia Romagna i clan accertati sono 49 e guadagnano annualmente 20 miliardi di euro, secondo quanto riportato dal sindaco di Bazzano, Elio Rigillo. Non è una denuncia a senso unico perché a questa si aggiungono diversi dati e documentazioni che attestano la presenza di infiltrazioni mafiose in diversi settori. La DIA in ‘Reati Spa’ evidenzia l’aumento delle esecuzioni sempre più ‘stile camorra’solo nel 2012 in Emilia ci sono stati 9 attentati, 221 danneggiamenti, 301 incendi intimidatori e 1149 rapine. In crescita anche le ecomafie, secondo quanto denunciato da Legambiente, con 219 infrazioni, 53 sequestri e 331 persone denunciate.

Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, oggi presidente del Senato ha stilato una classifica di infiltrazioni mafiose al nord che pone la regione Emilia al terzo posto, subito dopo Lombardia e Lazio. La città di Bologna è la prima tra la provincia emiliana che conta 52 infrazioni del cemento e 55 sui rifiuti in Italia. Specializzati in più settori – riciclaggio, usura, frode fiscale e contraffazionela mafia sta entrando sempre più prepotentemente nel post sisma, aggravando il dramma dell’Emilia: le ditte che vincono gli appalti sono ‘pulite’ mentre, il sistema di intoppo, è nell’uso dei mezzi di lavoro, è lì che avviene l’infiltrazione.

La mafia, attraverso costi bassi, sbaraglia la concorrenza facendo sconti fino al 50%, offrendo flessibilità di personale ed orari, una tentazione troppo ghiotta per la ricostruzione. E così la mafia c’è anche nel post- sisma emiliano, come denuncia Beppe Pisanu, presidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex ministro degli Interni.


mafie_in_emilia_letta_no_mafiaLA MAFIA C’è, LA POLITICA NO – La Regione Emilia in due anni ha approvato due leggi per combattere il fenomeno delle infiltrazioni. Con la legge del 26 novembre 2011 si cerca di promuovere la legalità attraverso il controllo e il monitoraggio del ciclo di appalti e investimenti pubblici. Per vigilare, la Regione s’impegna a istituire la figura di un’autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Ma sembra non bastare, così il 9 maggio 2011 arriva un’altra legge regionale che tenta di prevenire il crimine organizzato e mafioso, promuovendo la cultura della legalità. Eppure le leggi se restano solo scritte hanno davvero poco valore.

Troppo frequenti i casi di mafia emiliana: nel febbraio 2011 c’è stata l’operazione ‘Eurot’ che ha portato all’arresto di 147 persone nel maxitraffico di indumenti usati a Prato. L’affare losco era gestito dal clan della camorra Birra-Iacomino, malavitosi di Ercolano. Ad aprile 2011 c’è stata l’operazione ‘Pizzo del diavolo’ che ha coinvolto 6 persone marocchine e albanesi per traffici di cocaina ed hashish. Nel giugno 2011 l’operazione ‘Ghibli’ che ha visto 11 condanne in Appello per presunti affiliazioni al clan della ‘ndrangheta di Crotone che operava tra Emilia e Calabria.

A luglio 2011 l’operazione ‘Money’ ha portato all’arresto di 10 persone appartenenti alla ‘ndrina di Mancuso, accusati di narcotraffico e riciclaggio. Con una distanza di pochi mesi sono emersi tutti questi casi di malavita. Insomma la mafia c’è ma la politica sembra non vederla – o volutamente non vede.

Tra i dieci punti del nuovo Governo Letta nessun accenno alla lotta alla mafia, neanche alla voce “Giustizia” dove Letta-Alfano promuovono il miglioramento della situazione dei carceri e il fenomeno della corruzione. Nessuna parola, nessun obiettivo contro la mafia, nonostante la figura di Pietro Grasso in Parlamentosia stata vista, per molti italiani, come garanzia per la lotta alla malavita.

Quando di mafia non si parla, torna in mente il discorso finale nei Cento Passi, dopo la morte di Peppino Impastato: “Noi la mafia la vogliamo, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica perché ci piace”.

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