LA LOBBY DELL’ACQUA/ Acea, Veolia e l’operazione a tenaglia…

Una situazione simile a quella capitata a Frosinone e Latina potrebbe verificarsi anche a Termoli, dove in più di un’occasione la cittadinanza ha lamentato problemi per la fornitura di acqua potabile e il Comune si è ritrovato a pagare bollette da capogiro senza spiegare fino in fondo se la colpa fosse di Sigesa (Gruppo Acea) o dell’amministrazione locale.

di Andrea Succi

acqua_rubinetto_asciuttoNessun dubbio invece sui presunti vantaggi, per la popolazione, derivanti dalla privatizzazione del servizio idrico: ectoplasmi.

Questo accade per un motivo molto semplice, interno alla natura stessa di un mercato di tipo oligopolistico, dove la scarsità di concorrenza sfocia in un arcipelago di sigle riconducibili a pochi selezionati gruppi di potere.

Esiste un partito trasversale costituito da lobbies che si occupano anche di acqua e rifiuti, che fanno affari tra di loro nascondendosi in improbabili scatole cinesi, e a riprova di ciò basta leggere il Bilancio Semestrale Abbreviato presentato al Consiglio di Amministrazione del Gruppo Acea nel Luglio 2008: “La Enercombustibili (Gruppo Acea) ha firmato un contratto con la società Energonut (Gruppo Veolia), di conferimento di 15.000 ton anno di CDR all’impianto di Pozzilli.”

Spesso s’incrociano i destini finanziari di Acea e Veolia.

Ragionando a più ampio raggio si può dire che altrettanto frequenti sono i legami tra i grandi gruppi che in Italia si occupano di energia, ambiente, trasporti e acqua, vale a dire Eni, Suez, Hera, Acea e Veolia: un banalissimo cartello tra squali che non osano scannarsi, anche perchè sostenuti finanziariamente e politicamente dai medesimi gruppi di potere.

Per esserne sicuri basta spulciare nel portafoglio del fondo d’investimenti Performance Environnement, controllato dalla società di gestione indipendente Financière de Champlain (la maggioranza del capitale è in mano ai suoi dirigenti): spuntano i nomi di Acea, Veolia, Suez ed Hera.

E a ben guardare i conti di Financière de Champlain, salta fuori la proprietà del 5,09% di azioni di Sadi Servizi Industriali Spa, nel cui consiglio di amministrazione siede quel Franco Castagnola presente dal 1974 al 2006, con ruoli sempre più importanti, nel Gruppo Eni. Insomma, tutti insieme appassionatamente, ma i legami non finiscono qui.

Del gruppo Eni è Amministratore Delegato Paolo Scaroni (nel 1996 patteggiava una condanna per tangenti) che siede nel consiglio di amministrazione di Veolia e del Sole 24 Ore, possiede azioni del Milan regalategli direttamente da Berlusconi ed è in buoni rapporti anche con Pierluigi Bersani. Il quale, forse non a caso, trova sempre occasione per elogiare Veolia e attaccare chi contesta gli inceneritori, vedi la diatriba con i medici dell’Emilia Romagna..

Figura chiave è Giuseppe Grossi l’Amministratore Delegato di Sadi Spa, società che fa da anello di congiunzione tra i grandi gruppi di cui abbiamo parlato: imprenditore di area cattolica, è partito dall’Ilva di Taranto per diventare il “Re delle discariche” (Repubblica, 20 Nov 2009).

Grossi finisce agli onori delle cronache nazionali il 20 Ottobre 2009 e il suo caso ricorda molto da vicino quello di Mario Chiesa: le accuse sono tante, nei palazzi di giustizia lombardi si parla apertamente di una nuova tangentopoli, Gianni Barbacetto denuncia “riciclaggio e fondi neri”( Il Fatto, 14 Gen 2010).

Secondo la Procura di Milano i costi degli appalti per la bonifica e costruzione dell’area Montecity-Santa Giulia (Rogoredo) sono stati gonfiati allo scopo di creare fondi neri per finanziare i partiti e riceverne, evidentemente, favori in cambio.

Staremo a vedere se questa nuova tangentopoli, di cui si è parlato e si parla ancora molto poco, coinvolgerà anche i grandi pupari facendo chiarezza sui rapporti tra i gruppi economico-finanziari e il partito politico (assolutamente trasversale) delle privatizzazioni.

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