LA CASTA/ Assenteisti e perdigiorno con guadagni stellari

Riprendiamo – dagli amici de Lo Specchio Blog – una sconcertante inchiesta sul Parlamento italiano. La Camera si ferma “per mancanza di leggi da approvare”. Assurdità? Accuse? Battute da comico? Assolutamente no: triste e cruda verità.

di Carmine Gazzanni

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E per questo assurdo motivo, per il fatto che non ci sono leggi su cui scontrarsi, battersi, ragionare, i deputati godranno di circa una ventina di giorni di ferie. Ora, la responsabilità è imputabile più che ai singoli deputati, al Governo stesso che sta spogliando il Parlamento del suo ruolo. L’istituzione legislativa non è più tale, in quanto il Parlamento si è ridotto ad un organo che ricopre semplicemente il ruolo di “vidimare” quelle che sono le scelte che vengono dall’ “alto”. Qualunquismo? Potrebbe darsi. Ma rimane pur sempre una triste verità.

Appelliamoci a qualche dato per capire meglio qual è la situazione delle istituzioni italiane. Oggi su “Il Corriere della Sera” troviamo un illuminante articolo a riguardo a firma Sergio Rizzo (che di “immunità” dei parlamentari sa molto, in quanto è coautore, con Gian Antonio Stella, de “La casta”), il quale illustra quante volte Camera e Senato si sono riunite per “legiferare”. Riportiamo uno stralcio dell’articolo:

Nei 298 giorni trascorsi dal primo gennaio l’assemblea di Montecitorio si è riunita 126 volte. Quella di Palazzo Madama ancora meno: 92. Il 18 ottobre la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato una legge approvata l’8 ottobre scorso, l’ultimo dei 74 provvedimenti entrati e usciti dal Parlamento quest’anno. In quel numero sono compresi 18 decreti legge del governo e altri tre provvedimenti di routine, sempre di fonte governativa, come la legge comunitaria. Poi ci sono le 17 leggi di conversione di altrettanti decreti. Quindi 22 ratifiche di trattati internazionali: atti dovuti.

Ne restano dunque 14, fra cui ci sono però anche provvedimenti nati da disegni di legge governativi. Per esempio quello del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulla nuova disciplina antimafia. Delle dodici leggi «superstiti» fanno poi parte provvedimenti a uso e consumo dei partiti e della politica, come la legge sul legittimo impedimento che ha consentito al premier di non partecipare per motivi istituzionali ai processi che lo vedono imputato, o come la sanatoria delle liste elettorali per le Regionali. Ne restano dunque una decina. Una pattuglia sparuta, nella quale, oltre a provvedimenti di indubbio spessore sociale, come le disposizioni a favore dei malati terminali, dei sordociechi, o degli alunni dislessici, troviamo per esempio una legge che consente di nominare un finanziere comandante delle Fiamme Gialle, una norma sul personale dell’agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie …”

Ma non è finita qui. Andiamo oltre e cerchiamo di vederci ancora più chiaro. Se prendiamo i singoli parlamentari e stabiliamo una classifica di presenze (ed assenze) i dati sono ancora più marcatamente sconvolgenti.

Partiamo dalla Camera, tralasciando il più assente in assoluto, ovvero Silvio Berlusconi,presente a Montecitorio, dall’inizio del suo mandato, soltanto in due occasioni (nel giorno dell’insediamento per il discorso inaugurale e nel giorno del voto di fiducia dopo la nscita del gruppo “Fli”). Antonio Gaglione (Gruppo Misto) è il parlamentare che ha registrato più assenze in assoluto (6289 su 6893; solo 604 presenze). Il suo è un “punteggio” record, in quanto chi lo segue è distaccato un bel po’ da Gaglione: Mirko Tremaglia (Futuro e Libertà) con 5290 assenze su 6893 (1588 presenze); Nicolò Ghedini che, tra un giorno al tribunale ed un altro ad Arcore, non ha più tempo per dedicarsi ad una sua presunta attività parlamentare ed allora confeziona ben 5192 assenze su 6893 sedute (e 1701 presenze). Ma attenzione. Le assenze sono, per così dire, “bipartisan”. Se ci allontaniamo un po’ ed arriviamo al sesto posto troviamo il primo uomo targato Pd. E indovinate un po’ di chi si tratta? Pier Luigi Bersani, con 4799 assenze su 6893 sedute. Poco distanti dal leader del Pd anche il plurindagato Denis Verdini (4610 assenze su 6893).

E passiamo al Senato.  Dopo i primi posti, tutti occupati dai senatori a vita (ma qui, è chiaro, non si possono imputare grosse responsabilità), troviamo due uomini di punta del Pd: Emma Bonino (3066 assenze su 4169 sedute) ed Umberto Veronesi (2850 assenze su 4169). Il primo uomo del Pdl, tanto per cambiare, è un pregiudicato. Stiamo parlando di Domenico Nania(arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra) il quale arriva a 2608 assenze.

In pratica, a parte decreti, conversioni, provvedimenti, rettifiche, l’attività di Camera e Senato è praticamente ridotta all’osso. Al contrario, invece, dei guadagni, degli stipendi, delle immunità di cui godono gli stessi “perdigiorno”. Ci sembra doveroso, allora, fare una rapida carrellata anche a tal proposito.

Secondo la dichiarazione Irpef il più ricco rimane Silvio Berlusconi, il cui reddito è cresciuto:  23.057.981, circa otto milioni e mezzo in più rispetto all’anno precedente, quando era di 14.532.538. Tra i leader di partito, dopo Berlusconi c’è Umberto Bossi con 156.405 euro. Dopodiché troviamo Pier Luigi Bersani con con 150.450 contro i 163.551 della denuncia del 2008. In ascesa, invece, il reddito del Presidente della Camera Gianfranco Fini: nel 2009 ha dichiarato 142.243 euro, mentre l’anno precedente la sua dichiarazione si attestava sui 105.633 euro. Per il presidente del Senato, Renato Schifani, 190.643 euro con un aumento di circa 31 mila euro rispetto all’anno precedente.

Dopo il premier, il più ricco nel’esecutivo è Ignazio La Russa che, stando alla dichiarazione dei redditi, gode di circa mezzo milione di euro (517.078 euro). Fanalino di coda, invece, è Angelino Alfano, con una dichiarazione che si aggira sui 123.000 euro. Per il resto, tutti i ministri hanno redditi che si aggirano attorno ai 150.000 euro.

Ma andiamo avanti. Nel marzo 2008 all’unanimità fu votata una legge che prevedeva, tra l’altro, un aumento dello stipendio per i parlamentari pari a 1.135 euro al mese. In questo modo si è arrivati, oggi, a circa 17.000 euro netti, a cui sono da aggiungere varie indennità di cui godono i nostri parlamentari. Completamente gratuiti sono: cellulari, tessera del teatro e del cinema, aerei nazionali, autobus, metropolitane, piscine e palestre, autostrada. Anche i ristoranti, addirittura, gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per un totale di 1.472.000 euro). Ancora, hanno diritto alla pensione soltanto dopo 35 mesi di legislatura; dopo solo 5 anni possono maturare una pensione pari circa a 3.000 euro mensili. E non è finita qui. Ci sono anche privilegi che durano ”in perpetuum” per coloro che sono stati Presidenti di Camera, Senato, Consiglio e Repubblica (Irene Pivetti, ad esempio, ancora gode di scorta, ufficio, segreteria e auto blu).

Stipendi che sono impensabili in qualsiasi altro Paese europeo. Tempo fa ci fu, a tal proposito, un articolo del quotidiano di Bolzano in lingua tedesca Tageszeitung che metteva a confronto le buste paga non di parlamentari nazionali tedeschi e italiani, ma di politici nazionali tedeschi di spicco, e presidente e assessori della provincia autonoma di Bolzano. I risultati, come è facile immaginare, sono a dir poco sconvolgenti: il governatore della provincia di Bolzano guadagna 25.600 euro al mese, Angela Merkel ne guadagna 19.300; la vicepresidente della giunta provinciale Luisa Gnecchi (in carica fino al 10 luglio 2009) con 24.300 euro è invece nettamente più “ricca” del ministro degli esteri tedesco Frank Steinmeier (12.800).

Cosa ci volete fare: questi tedeschi ancora continuano a lavorare tutti i giorni per stipendi “mediocri”. Viva l’Italia!

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