INTERCETTAZIONI/ Monti come B.: “Costano troppo.” Falso. E l’Ue ci multa per colpa di Mastella e Alfano

Il governo interverrà sulle intercettazioni” perché quanto accaduto a Napolitano è “grave” e perché la magistratura ne fa “un abuso”. Mario Monti, prima nella sua intervista ciellina a Tempi e poi nel corso dell’incontro inaugurale a Rimini, ha parlato chiaro: basta intercettazioni. In perfetta continuità con Berlusconi, dunque. Peccato che le cose non stiano affatto così. Ecco la vera realtà sulle intercettazioni: costi, meccanismi e – non sorprenderà – guadagni. Ma i conti della magistratura continuano ad essere in rosso. Di chi è la colpa? Proprio di quei governi che hanno sempre gettato fango sulle intercettazioni. Ed ora ci ritroviamo a pagare una multa perché prima Mastella e poi Alfano non hanno cambiato la regolamentazione sulle intercettazioni, come chiesto dai magistrati.

di Carmine Gazzanni

Monti-Berlusconi3Cominciamo da un dato. Nel 2009 il costo delle intercettazioni ha toccato i 268 milioni di euro. Mario Monti, il suo esecutivo e gran parte della maggioranza che lo sostiene sono sicuri: si tratta di una cifra spropositata, incredibilmente alta, uno spreco. Peccato che nessuno abbia mai riflettuto su un’altra domanda: ma a quanto potrebbe ammontare il patrimonio rientrato nelle casse dello Stato per via delle indagini delle procure che si sono avvalse in maniera determinante di intercettazioni? A fare il calcolo è stata Nunzia Penelope nel suo libro inchiesta “Mani Pulite”: nel biennio 2009-2010 le procure hanno recuperato la bellezza di 4 miliardi di euro. Un attivo, rispetto ai costi delle intercettazioni, spaventosamente più alto. Prendiamo un caso più analitico per capire meglio. L’indagine della Procura di Milano sulla scalata Antonveneta, secondo quanto ricostruito dal cronista del Corriere Luigi Ferrarella, è costata 8 milioni. Di questi tre in intercettazioni. Ma ha portato nelle casse della magistratura una cifra pari a 340 milioni. Una differenza di 337 milioni.

Gli ultimi dati, raccolti da Eurispes, confermano questo trend. Anzi, a fronte  di un numero di intercettazioni più alto (nel 2009 si sono avute 119 mila utenze telefoniche intercettate; nel 2010 sono state 139 mila), il costo si è sensibilmente abbassato: nel primo semestre del 2009 la spesa complessiva è stata di circa 158 milioni di euro; nei primi sei mesi del 2010 ci si è invece fermati sotto la soglia dei 130 milioni.

Tanto basta, dunque, per sbugiardare il sobrio Monti. Qualcosa però non torna. Da quanto detto è evidente come le intercettazioni non solo non costino, ma da sole potrebbero coprire buona parte delle spese della macchina giudiziaria. Perché – ci si chiederà allora – i conti di Via Arenula sono sempre in rosso? Bella domanda. E ancora più curiosa è la risposta. I soldi che entrano nelle casse dello Stato tramite la magistratura da anni vengono utilizzati per finanziare tutt’altro. Abbiamo parlato, ad esempio, dei 340 milioni recuperati dal procedimento contro Fiorani e la sua scalata ad Antonveneta. Ebbene, quei soldi dovevano essere destinati proprio per rimpinguare le casse in rosso della magistratura. Peccato che nel 2008 il governo Berlusconi, appena insediatosi, li utilizzò diversamente dirottandoli verso la Protezione Civile rendendo possibile quella politica, inaugurata proprio dal Cavaliere, di “interventi d’emergenza” anche per la costruzione delle piscine per le olimpiadi di nuoto (e sappiamo bene com’è andata a finire). Non solo. Quei soldi sono serviti a Berlusconi anche per mantenere la promessa fatta a milioni di italiani in diretta tv: l’abolizione dell’Ici. Pochi lo sanno, insomma, ma sono proprio i soldi recuperati dalla magistratura ad aver permesso il taglio dell’imposta sulla casa. Insomma, le intercettazioni hanno aiutato (e non poco) quella stessa politica che da anni cerca di farle fuori.

Il risultato, però, è paradossale: la magistratura, tramite il suo utilizzo, riesce a recuperare ingenti capitali, ma le sue casse restano in rosso. Né lo Stato, che pure gode come abbiamo visto del suo operato, fa nulla per dare una mano alle procure, alimentando uno spaventoso debito contratto con le stesse società che svolgono lavoro di intercettazione. Secondo gli ultimi dati, raccolti ancora dalla Penelope, alla fine del 2010 le fatture non saldate ammontavano a 500 milioni di euro. Proprio per tali motivi, non a caso, molte agenzie hanno dovuto chiudere, altre saranno costrette di qui a poco perché non navigano in acque serene. Fa niente se responsabile sia appunto il ministero della Giustizia in ritardo (anche di anni) nei suoi pagamenti.

Una soluzione, in realtà, ci sarebbe. Bisogna infatti tener presente che, nonostante quanto detto, c’è anche da dire che le società che intercettano hanno il loro bel tornaconto: basti pensare che solo il noleggio delle macchine che registrano costa allo Stato la bellezza di 200 milioni di euro annui. Senza dimenticare, peraltro, che ogni procura sceglie in piena autonomia la società addetta alle intercettazioni, stipulando in maniera assolutamente arbitraria un contratto. La conseguenza – è ovvio – è una miriade di contratti, tutti diversi, senza alcuna regolamentazione. Nel 2007, però, i magistrati Claudio Castelli e Augusta Iannini (la moglie di Bruno Vespa, all’epoca capo del dipartimento affari di giustizia) avevano pensato un modo per risolvere il problema: un contratto unico nazionale diviso in tre lotti (Nord, Centro, Sud), che prevedeva intercettazioni senza limiti di tempo (evitando così il rinnovo ogni 15-20 giorni come accade oggi). Clemente Mastella, all’epoca Guardasigilli, la lasciò impolverare nel cassetto. Ci pensò poi il suo successore Angelino Alfano a stracciarla definitivamente. Ed ecco perché contro l’Italia (sebbene in pochi l’abbiano detto) pochi giorni fa è stata aperta una procedura di infrazione. L’accusa? Il nostro Paese violerebbe le disposizioni continentali nell’assegnazione dei contratti che prevedono – guarda un po’ il caso – contratti nazionali e gare d’appalto e non invece assegnazione diretta da parte delle singole procure. Se l’Italia dovesse essere condannata, si ritroverebbe a pagare una sanzione salata che sfiorerebbe i 10 milioni di euro.

Domanda: di chi è la colpa? Dei giudici che avevano invitato i governi a regolamentare i contratti per le intercettazioni, o di Mastella, Alfano e oggi di Monti che insiste sugli “abusi” della magistratura? La risposta, dopo quanto detto, non dovrebbe essere troppo difficile.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.