INFRAZIONI UE/ Italia ridicola: multe per 3,5 miliardi di euro. Anche su galline, banane e pallanuoto

In tutto sono 99 le procedure di infrazione per l’Italia aperte dall’Unione Europea. Un record se confrontato con quelle degli altri Paesi. Secondo alcune stime fino ad ora al nostro Paese le infrazioni sono costate ben 3,5 miliardi di euro. Una cifra enorme. Eppure non si capisce perché in Parlamento, durante questi anni, nessuno abbia pressato affinché si recepissero le normative UE.  L’assurdo, infatti, è proprio in questo: ci ritroviamo a pagare multe colossali per infrazioni che, in molti casi, hanno del ridicolo. Dal numero dei giocatori di pallamano alla coltura di Oryza sativa, dalla protezione delle galline ovaiole agli ascensori.

 

di Carmine Gazzanni

Imu poco equa? Alla fine non era vero nulla. La notizia circolata ieri secondo cui l’Unione Europea aveva dato parere negativo all’imposta introdotta dal governo Monti, si è rivelata una bufala. Colpa di una lettura troppo superficiale data ieri dalla stampa nazionale. La Commissione Europea, infatti, non ha bocciato l’Imu (sebbene secondo l’UE sia migliorabile), bensì la precedente tassa sugli immobili, l’ICI. Il nostro Paese, insomma, può tirare un sospiro di sollievo.

Il che non è cosa da niente viste le tante infrazioni contestate al nostro Paese. Con questa saremmo arrivati a quota cento. Ad oggi, infatti, sono ben 99 le procedure aperte dall’Unione Europea contro il nostro Paese. Un record assoluto, se confrontato con quelle degli altri Paese membri. Eppure pare che nessuno dei parlamentari (neppure sotto l’esecutivo tecnico “europeista”) durante questa legislatura abbia mosso più di tanto il dito per far sì che venissero recepite le direttive europee e così scongiurare la condanna.

Perché il discorso è proprio questo: se non ci si adegua a quanto prescritto dall’Europa si è costretti a pagare. Domanda: finora quanto ha pagato il nostro Paese per sanzioni UE? Non è dato saperlo, siccome non esistono stime ufficiali a riguardo. Secondo alcuni dati, però, stiamo parlando di una cifra colossale: circa 3,5 miliardi di euro. Il che è assolutamente possibile se presupponiamo che la multa minima stabilita per l’Italia, in caso di condanna, è di quasi dieci milioni di euro, mentre la mora può oscillare dai 22 mila ai 700 mila euro al giorno. Esatto, al giorno. Mettiamo un mese di ritardo nel pagamento di una multa europea: potenzialmente il surplus “sanzionatorio” potrebbe arrivare a 21 milioni di euro. Cifre astronomiche, insomma.

infrazioni_ue_multe_italia_gallineIl punto però è che, se il Parlamento non provvederà nel giro di poco tempo a recepire le normative UE, ci troveremmo a pagare ingenti somme anche per questioni decisamente ridicole. Tra le 99 procedure, infatti, ce ne sono alcune che lasciano sgomenti. È il caso, ad esempio, della procedura numero 2011/2231 relativa alla non corretta applicazione europea sulle “condizioni minime per la protezione delle galline ovaiole” o la numero 2011/4146 sulla “limitazione da parte della Federazione Italiana Nuoto del numero di giocatori di pallanuoto cittadini dell’UE”. I burocrati comunitari ci accusano, ancora, di non rispettare le condizioni per la “coltura di Oryza Sativa”: solo gli esperti sanno che è una delle piante del riso. Per non parlare, poi, della cattiva applicazione della direttiva europea “per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori”.

Diverse, ancora, le violazioni del nostro Paese in merito agli animali. A Bruxelles, ad esempio, sono molto attenti alla “protezione degli uccelli selvatici”; e sono ben due le procedure aperte per la normativa di caccia in deroga (nei confronti dello Stato e della regione Veneto). Senza dimenticare, ancora, la procedura aperta per “la vaccinazione contro la febbre catarrale degli ovini”.

Insomma, l’Europa ci contesta di tutto e, poiché nessuno recepisce nulla, rischiamo – noi cittadini – di pagare multe salatissime per questioni assolutamente veniali (e imbarazzanti).

Ovviamente però i burocrati di Bruxelles ci bacchettano anche su questioni più delicate. A cominciare dall’affidamento dei servizi di intercettazione telefonica per passare al mancato recupero di aiuti concessi per interventi a favore dell’occupazione (in pratica, erano stati stanziati dei fondi per incentivare l’occupazione ma, come spesso accade in Italia, non tutti i soldi sono stati utilizzati) finendo al non corretto recepimento della direttiva UE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato con riferimento agli ausiliari tecnici amministrativi impiegati nella scuola pubblica.

Senza dimenticare, ancora, la procedura aperta per le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia; quella sul mancato recepimento della direttiva sulla sicurezza degli organi umani destinati ai trapianti; sulla qualità delle acque balneabili; sul miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro; o sulla legislazione in materia di licenziamenti collettivi.

È però soprattutto sull’ambiente che l’Italia paga dazio: ben 26 procedure d’infrazione aperte. Dalle discariche (come per la vicenda di Malagrotta a Roma) allo smaltimento dei rifiuti fino alle valutazioni di impatto ambientale.

Ma, d’altronde, come pensare che si possano affrontare tali questioni certamente delicate se non si fa nulla – almeno per ora – per evitare una sanzione, tra le tante, per la procedura 2270 aperta addirittura nel 2007: “mancato trasferimento di risorse proprie conseguenti all’importazione di banane”.

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