IMU/ Perché i partiti non pagheranno l’imposta sugli immobili per le loro sedi? E tutti tacciono…

Soldi, soldi, soldi. Le vicende Lusi e Belsito hanno mostrato – semmai ce ne fosse stato bisogno – in maniera esplicita i larghi sussidi di cui godono i partiti, a cominciare, appunto, dai finanziamenti pubblici (sotto le mentite spoglie di rimborsi elettorali). Ma questi non sono gli unici benefit di cui godono i partiti. L’ultimo è passato nel silenzio generale di media e politica: mentre infatti i cittadini dovranno pagare l’IMU, i partiti sono esentati dal pagarla per le loro sedi.

di Carmine Gazzanni

imu_partitiA pensarci vien quasi da ridere, se non fosse vero. Eppure è proprio così che stanno le cose: i partiti (e non solo) sono esonerati dal pagare l’imposta sugli immobili per le loro sedi. Il motivo? Ignoto. Fatto sta che così stanno le cose.

Soltanto due giorni fa la maggioranza di governo (l’ormai famoso trio ABC), visto quanto accaduto prima con Lusi e poi con Belsito, ha raggiunto un accordo che prevede un maggior controllo sui conti dei partiti. Ma, come facilmente ci si poteva aspettare, non è stato previsto un benché minimo taglio ai finanziamenti che rimarranno, dunque, inalterati. Insomma, il problema rimane, dato che la proposta non va ad inficiare per nulla il perverso meccanismo dei finanziamenti ai partiti (noti come rimborsi elettorali, ma che rimborsi non sono affatto). Soltanto l’Italia dei Valori, a onor del vero, si sta muovendo in un’ottica diametralmente opposta: Antonio Di Pietro ha chiesto agli altri partiti, per vie ufficiali, di “rinunciare alla seconda rata di giugno del finanziamento, e che si diano quei 100 milioni al ministro Fornero per rispondere all’emergenza sociale”. Non solo. È partita anche una raccolta firme per un referendum abrogativo affinchè si aboliscano in toto tali finanziamenti.

Tuttavia i benefici di cui godono i partiti non finiscono certamente qui. Ultimo quello previsto dal decreto Salva Italia: reintroduzione dell’imposta sugli immobili. Ma non per tutti: i partiti saranno esentati dal pagarla.

Capirlo certamente non è agevole. In effetti leggendo il decreto (del 6 dicembre 2011, primo atto del Governo Monti) è facile che questo piccolo (grande) particolare sfugga. Ma cerchiamo di capire dov’è l’inghippo.

Con l’articolo 13 del decreto (“Anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria”) viene introdotto, appunto, l’IMU. Al comma 13 del detto articolo si legge: “Restano ferme le disposizioni dell’articolo  9 […] del  decreto  legislativo  14  marzo  2011,  n.  23”. Rispolverando, allora, questo dl all’articolo 9, ci accorgiamo di un comma interessante.

Stiamo parlando del comma 8, in cui si parla di coloro che sono esenti dal pagamento dell’imposta: “Sono esenti dall’imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato, nonchè gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”. Fin qui il testo è chiaro: non saranno soggetti all’IMU gli immobili pubblici. È andando avanti nel comma che sorgono ulteriori problemi. Si legge: “Si applicano, inoltre, le esenzioni previste dall’articolo 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), h), ed i) del citato decreto legislativo n. 504 del 1992”.

La gincana tra i testi legislativi, dunque, non finisce qui. Riprendiamo, allora, il decreto del ’92. All’articolo 7, comma 1, nelle lettere indicate si legge che vengono esonerati dal pagamento gli immobili “posseduti dallo Stato”, gli immobili “con destinazione ad usi culturali”, i fabbricati destinati “esclusivamente all’esercizio del culto”, quelli appartenenti “agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali”. Alla lettera “i”, però, c’è un ulteriore rimando. Ancora non è finita dunque. Qui, infatti, si legge che sono esenti gli immobili “utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”. Chi sono allora questi soggetti? Gli “enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali”. Tra i tanti, i partiti appunto, dato che, giuridicamente, i partiti sono riconosciuti come enti di fatto.

E i partiti certamente non saranno gli unici a godere di questo speciale trattamento. Su tutti, ad esempio, si possono ricordare anche le fondazioni bancarie. Anche queste, infatti, saranno esentate dal pagamento. Il motivo? Giuridicamente le 88 fondazione bancarie del nostro Paese risultano essere enti no profit. Fa niente se queste siano, poi, importanti azionisti di Unicredit, Intesa San Paolo e di altri importanti gruppi bancari, e che incassino così dividendi milionari (non a caso tre anni fa la Corte Costituzionale aveva espresso serie perplessità sull’equiparazione delle fondazioni bancarie ad enti no profit).

Insomma, mentre si grida allo scandalo per quanto accaduto in casa Margherita e Lega, mentre si costringono i cittadini a pagare gravose tasse, i  partiti (e non solo i partiti) rimangono attaccati ai loro privilegi. Tanta demagogia insomma. Ma, nei fatti, almeno per il momento, nulla cambia. Come sempre.

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