IMMUNITÀ PARLAMENTARE/ La nuova grande bufala dei berluscones

Nei giorni scorsi il Pdl ha premuto molto sulla possibilità di reintrodurre l’immunità parlamentare. Il primo a comunicare quest’intenzione del Governo è stato il 18 febbraio Gaetano Quagliariello in un intervento su “Il Tempo”. Il vice capogruppo del partito al Senato ha definito il rapporto tra politica e giustizia una “anomalia italiana”…

di Carmine Gazzanni

no-all-immunita-senza-se-e-senza-ma…tant’è che, a detta di Quagliariello, “il venir meno del fattore di equilibrio che i Costituenti avevano individuato nell’immunità parlamentare, configurano di fatto l’esistenza di un corpo separato e autoreferenziale, irresponsabile rispetto al proprio operato e rispetto agli altri poteri dello Stato, al netto dell’onesto e discreto lavoro di tanti magistrati” per questo è necessario risolvere tale “anomalia” cominciando “dal ripristino dell’articolo 68”.

Sulla questione bisogna fare un po’ di chiarezza. Sentendo parlare i Berluscones, infatti, sembrerebbe più che legittimo istituire l’immunità parlamentare. Due sono le ragioni su cui costoro fanno leva: i nostri Padri Costituenti l’avevano inserita nella Costituzione; in altre grandi democrazie occidentali – in Francia ad esempio – è presente.

Ovviamente le cose stanno diversamente da come affermano i sostenitori dell’immunità. Vediamo di capirci meglio. È vero: i Costituenti introdussero l’immunità, ma essenzialmente perché, dopo la caduta del fascismo, gran parte dell’apparato giudiziario era stato nominato dal regime e si voleva evitare che i nuovi rappresentanti del popolo, ovviamente antifascisti, finissero sotto processo senza sufficienti garanzie. Nessuno, allora, avrebbe potuto pensare che qualcuno potesse entrare in politica per evitare il carcere, come oggi molto spesso sembra accadere.

In più non c’è da dimenticare un altro particolare non di poco conto: i costituenti non stabilirono una immunità così come oggi la si vuole intendere, ma più precisamente l’autorizzazione a procedere per preservare i parlamentari da processi per reati “politici”, non certo per reati comuni. E per quanto riguarda gli altri Paesi, ad iniziare da Francia e Inghilterra? Berlusconi, se fosse Presidente del Consiglio lì, subirebbe un processo? Assolutamente sì: sia in Francia che in Inghilterra, infatti, troviamo l’immunità, la quale tuttavia è valida non per i membri del Governo, ma per il Presidente della Repubblica in Francia e per la Regina in Inghilterra. In questi due Paesi, dunque, il Governo può essere portato in Tribunale. L’anomalia in Italia, allora, c’è. Ma in un senso diametralmente opposto a quanto ha voluto far credere Gaetano Quagliariello.

A parte tali precisazioni, però, sembra che l’immunità parlamentare sia stata scartata perché Berlusconi ha ricevuto il secco “no” da parte di Bossi. E allora bisogna necessariamente ripiegare su altro che ottenga il “placet” anche della Lega. E pare proprio che i due vecchi e impolverati ddl, uno sulle intercettazioni e l’altro sul processo breve, possano tornare ad essere utili.

 

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