IDV/ L’Italia dei Valori sconosciuti

Da qualche tempo Cristiano Di Pietro, in Molise, sembra ergersi a paladino di una politica nuova, che denuncia e propone, che organizza convegni sull’ecomafia per sensibilizzare la cittadinanza, quando sarebbe bastato segnalare questi accadimenti nei tempi e nei modi giusti, e non cavalcando in maniera populista l’onda mediatica dell’ambientalismo. Perché Cristiano, come l’IDV tutta, era a conoscenza da tempo di quel che accadeva in Molise.

cristiano

Il rampollo di Montenero, come qualcuno ricorderà, non è propriamente un santo. Ripubblichiamo, a scanso di equivoci, un’inchiesta shock de “La Voce delle Voci” – firmata da Giulio Sansevero – su Cristiano Di Pietro e su quei valori tanto sbandierati quanto a volte dimenticati in un cassetto. Basta aprire gli occhi per capire che – come diceva Confucio – “Il mondo è governato da segni e simboli, non da leggi e frasi.”

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Prima di venire coinvolto nello scandalo delle raccomandazioni, Cristiano Di Pietro aveva chiesto ripetutamente l’abolizione delle Province, che considerava enti inutili e troppo costosi. Difficile dargli torto, soprattutto visto quello che lui e gli altri consiglieri della Provincia di Campobasso hanno combinato fino al 31 dicembre 2008.

Dal primo gennaio infatti la legge 133 ha introdotto dei vincoli tassativi nel capitolo rimborsi spese per le trasferte. Prima che Giulio Tremonti chiudesse i rubinetti, i consiglieri di Campobasso hanno goduto pero’ di rimborsi decisamente generosi. A chi di loro doveva recarsi dalla propria città di residenza alla sede della Provincia, il rimborso non veniva calcolato come nella stragrande maggioranza degli altri enti pubblici in base al costo della benzina diviso 5 e moltiplicato per il numero dei chilometri percorsi, bensì in base alla cilindrata e ai cavalli dell’auto del consigliere; cosicché era venuta a crearsi la perversa situazione che più l’auto era potente, più il fortunato eletto guadagnava e più l’ente pubblico spendeva.

E indovinate con che auto viaggiava il rampollo del leader dell’Italia dei Valori? Con una Bmw 530, una lussuosa quattro ruote 3000 di cilindrata. In famiglia evidentemente piacciono le auto tedesche, al padre le Mercedes, al figlio le Bmw. Perché prima della 530, il buon Cristiano aveva scorazzato con un altro modello della casa tedesca, la X5, un Suv anch’esso 3000 di cilindrata. E quando aveva acquistato la prestigiosa macchinona? Proprio in coincidenza dell’elezione in consiglio provinciale, quando si liberò della più modesta Fiat Ulysse regalatagli dal papà. L’ha fatto sapendo che avere un’auto molto potente sarebbe stato molto più conveniente? Non lo possiamo dire, ma il sospetto resta.

Il buon Cristiano non è il solo ad essere appassionato di auto di grande cilindrata. Anche molti altri consiglieri lo sono. Tra questi il presidente della Provincia, Nicolino D’Ascanio, anche lui di Montenero di Bisaccia, il quale si reca ogni giorno in ufficio a bordo di una lussuosa Bmw 3000. Pur con la casacca del Pd, D’Ascanio alle politiche del 2008 ha fatto votare Italia dei Valori convinto che Di Pietro sarebbe confluito nel suo partito; oggi ha diritto all’auto blu con autista ma se ne è avvalso solo per un breve periodo. Vedendolo alla guida della sua auto i concittadini hanno pensato, «che bravo, rinuncia all’auto blu per far risparmiare la Provincia».

Ma non è così, perché in realtà l’ente ha speso di più. Sapete quanto percepivano Di Pietro e l’amico D’Ascanio ogni volta che da Montenero si recavano nel capoluogo molisano? 200 euro. Una cifra niente male se paragonata a quanto avrebbero ricevuto se fosse stato applicato il criterio di rimborso vigente in tutti gli altri enti pubblici: poco più di 40 euro. Insomma, finché è durata, dal maggio 2006 al dicembre 2008, è stata davvero una pacchia. Perché quei 200 euro a viaggio andavano moltiplicati ogni mese per 22. Questo era, ed é, il numero di volte in cui un singolo consigliere si deve recare in Provincia. Accade infatti che se il Consiglio si riunisce non più di due o tre volte al mese, a tenere impegnati i consiglieri sono le preziose riunioni delle sette commissioni che impongono a ciascun eletto di recarsi presso gli uffici di Palazzo Magno non meno di 22 volte al mese. Il massimo possibile, visto che il tetto stabilito per legge e’ di 23 riunioni mensili. idvnapoli

Cristiano partecipava ai lavori di tre commissioni: quella dei capigruppo, (dopo le dimissioni non più), quella affari generali e quella statuto e regolamenti. A giudicare dal sito della Provincia di Campobasso la cui pagina “Regolamenti” e’ completamente vuota, il lavoro di quest’ultima commissione (la più affollata, sono in 19) non dev’essere stato tanto. Ma sarà senz’altro colpa di una disfunzione telematica.

Fatto sta che da quando si e’ insediata l’attuale giunta di centrosinistra (che si regge grazie all’Udc) il numero delle riunioni delle commissioni è aumentato e Cristiano fino a tutto il dicembre 2008 ha percepito ogni mese 4400 euro di rimborsi spese esentasse. A questi si debbono aggiungere i 35 euro di gettoni di presenza, cifra che va moltiplicata per circa 25 e che fa 875 euro. Insomma fino allo scorso dicembre Cristiano Di Pietro guadagnava, grazie anche alla potente auto di cui si era dotato, oltre 5200 euro al mese. Per un poliziotto in aspettativa niente male. Inutile ricordare che naturalmente è tutto in regola e che Di Pietro jr. si e’ limitato ad usufruire di norme che valevano per tutti.

Il problema è che anziché chiedere l’abolizione delle Province per ridurre i costi della politica, Di Pietro poteva cominciare a viaggiare con un’auto di cilindrata inferiore, ingaggiando magari una battaglia per ridurre il numero delle riunioni di commissione. Ma non l’ha fatto e questo è davvero un peccato. Il sospetto che dietro quel numero così elevato di riunioni di commissione ci sia qualcosa da approfondire è venuto, ad esempio, ai giovani del Pd; ma la giunta, in nome della privacy dei consiglieri, ha opposto un divieto alla loro richiesta di accesso agli atti. Perchè Cristiano non si impegna a rendere pubblici quei verbali?

 

VENAFRO, ITALIA
Che il Molise non sia mai stato per Antonio Di Pietro un fiore all’occhiello era chiaro da tempo. Anzi, possiamo dire che a casa sua l’ex pm ha sempre dato il peggio di sé. Nel 2001 si è servito di Aldo Patriciello per raccogliere le firme per la lista delle regionali; dal 2006 al 2008 ha inciuciato con il governatore forzista Michele Iorio con il quale si e’ spartito le poltrone del CdA dell’Autostrada del Molise; ha omesso di denunciare gli sperperi nella ricostruzione post terremoto; e a Venafro, la quarta cittadina del Molise, sta governando con il centrodestra. Artefice di questa unione contronatura è il consigliere regionale dell’IdV Nicandro Ottaviano, originario proprio di Venafro.

20061024221019_ottaviano-ridTra i nomi che Cristiano avrebbe raccomandato a Mario Mautone – l’ex provveditore alle opere pubbliche in Campania e al centro dell’inchiesta della procura di Napoli su Global Service e dintorni – uno gli era stato segnalato proprio da Ottaviano: si trattava dell’ingegnere Nicola Carrassi, un professionista legato da sempre a Forza Italia ed ex assessore di una giunta di centrodestra di Venafro. Ottaviano, uno dei 79 membri dell’esecutivo nazionale del partito, è il figlio di un ex sindaco Dc che prima di finire in coma irreversibile ha accumulato oltre 20 procedimenti giudiziari.

In quel di Venafro – al cui cospetto il Far West è la patria del diritto – gli ultimi due sindaci sono decaduti per incompatibilità, gli abitanti non pagano l’acqua perchè il Comune non riscuote le bollette e l’attuale sindaco di Forza Italia vive in una casa di proprietà della madre dove non è mai stata pagata la tassa per l’allaccio alle fogne e per oltre vent’anni la sorella ha incassato affitti di un capannone completamente abusivo. «Lo sport cittadino preferito, quello dell’abusivismo – commenta qualche dissidente in zona – e lo stesso Ottaviano lo pratica con passione».

La villa dove abita con la moglie Anna Ferreri, gratificata con una consulenza da 40.000 euro dall’allora ministro delle Infrastrutture Di Pietro, è sconosciuta al catasto. La particella 403 del foglio 19 appare classificata come un terreno “seminativo”. Si tratta di 5120 metri quadrati acquistati dalla giovane coppia il 17 luglio 2003 nell’ambito di un frazionamento. Su quest’area i coniugi Ottaviano hanno edificato in 18 mesi la loro bella abitazione, dando il via ai lavori non appena Nicandro è stato eletto consigliere regionale. «E’ stata costruita su un terreno agricolo grazie ad un espediente molto usato a Venafro. Si chiama asservimento – spiega un tecnico – e consiste nell’acquistare le cubature di altri terreni agricoli magari distanti, trasferendole in quello dove si vuole costruire una casa e dove, per i limiti imposti alle costruzioni rurali, le cubature non sarebbero state sufficienti. Poi si fa un progetto in cui si scrive semenzaio al posto di salotto, stalla al posto della camera da letto e si confida nella complicità degli uffici competenti». Complicità che puntualmente arriva.

Tutta Venafro è stata costruita così, rincarano ancora la dose. In base ad una finzione – viene spiegato – che ha visto trasformare di soppiatto costruzioni agricole destinate a chi lavora i campi in civili abitazioni. Chi dovrebbe verificare abusi di questo tipo è il responsabile dell’Ufficio urbanistica che però è il suocero di un assessore dell’Italia dei Valori, Adriano Iannaccone. Andrà a controllare come mai la villa di Ottaviano sorge su un terreno agricolo? Se il consigliere regionale dell’IdV paga la tassa sull’immondizia oppure quella sugli scarichi fognari? E il pupillo di Di Pietro come farà a dichiarare nel 740 la sua bella villa fatta passare per casa rurale se essendo sconosciuta al catasto non dispone di una rendita catastale? E’ l’Italia dei Valori sconosciuti. Anche al catasto.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Febbraio 2009

 

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