Governo Monti-Papademos, un centro di Potere unico

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Ora che Silvio Berlusconi si è dimesso, tutti auspicano che Mario Monti prenda quelle decisioni che permettano all’Italia di risollevarsi. C’è grande ottimismo. Ma lo scenario è decisamente inquietante: Papademos, Monti, Draghi, la Bce. Tutti, in qualche modo, sono ricollegati agli stessi gruppi di potere: dalla Goldman Sachs a Bilderberg, fino alla Commissione Trilaterale.

Riepiloghiamo quanto accaduto negli ultimi giorni. Lunedì scorso, un giorno prima del voto sul rendiconto, alcune indiscrezioni – di Ferrara e Bechis – rivelano che Berlusconi si dimetterà. Immediatamente le borse salgono e lo spread scende. Un’ottima notizia, dunque. Poi il premier nega la fondatezza di tali voci e tutto torna come prima: lo spread ritorna a livelli altissimi. Giorno dopo: voto di fiducia, maggioranza a 308, Berlusconi va al Quirinale e dichiara che, dopo l’approvazione della legge di stabilità, si sarebbe dimesso. Insomma, a questo punto non ci sono solo più voci, ma c’è l’ufficialità delle prossime dimissioni del Cavaliere. Logica vorrebbe che, se a indiscrezioni lo spread sia sceso vertiginosamente, tanto meglio dovrebbe accadere con l’ufficialità. E invece no: lo spread sale superando la soglia critica dei 500 punti base (arriverà a 570). È evidente che c’è qualcosa che non va.

Questa prima anomalia può essere giustificata guardando oltre e ragionando sul fatto che Mario Monti, e con lui il governo tecnico, è un nome voluto fortemente dai gruppi economici forti. In effetti quanto accaduto potrebbe essere spiegato facendo riferimento al fatto che prima che Berlusconi salisse al Quirinale, in caso di governo tecnico era stato avanzato solo il nome di Monti. All’indomani del voto di fiducia, invece, è cominciato ad impazzare il toto-premier. Insomma, la crescita spaventosa dello spread potrebbe essere giustificata come una pressione dei mercati (e soprattutto dei forti gruppi economici) sull’Italia a scegliere Monti. 

Sia chiaro: qui non si vuole mettere in discussione l’autorevolezza del bocconiano. Si vuole, però, dar risalto ad alcuni legami che ci fanno capire come l’Italia sia condizionata (per rimanere sul cauto) dai forti gruppi economici che agiscono dietro la Bce. Dalla Goldman Sachs alla Merrill Lynch, da Salomon Brothers fino ai Rothschild. Tutti gruppi forti sullo scenario economico globale, che hanno già agito in Italia (nell’altra crisi che ha colpito l’Italia, nel ’92) e che, presumibilmente, non si tireranno indietro in futuro. Soprattutto ora che a capo del governo ci sarà Mario Monti. In effetti i rapporti di Monti con l’economia che conta sono tutt’altro che secondari: come Infiltrato.it ha già avuto modo di documentare, Monti è parte integrante del club Bilderberg, gruppo “ignoto alla stragrande maggioranza del globo terracqueo, fattore che ne determina l’influenza occulta e la manipolazione segreta di tutte le principali decisioni che governano il pianeta. Non solo. Come ci dice Antonella Randazzo che sulla questione è una delle più esperte: “il bocconiano Monti è un ex collega di Draghi come consulente della Goldman Sachs (una delle banche più potenti al mondo, ndr). Chiamando lui come capo di governo, in pratica, è come se mettesse (Napolitano, ndr) il nostro Paese nelle mani di quelle stesse persone che negli ultimi decenni lo hanno impoverito devastando l’economia e saccheggiando le risorse”. E allora il cerchio sembrerebbe chiudersi se ricordiamo che la stessa Goldman Sachs, calcando la mano, ha dichiarato alcuni giorni fa che un governo di tecnocrati ”guidato da un’autorevole personalità esterna” farebbe “rapidamente” scendere a 350 punti lo spread tra Btp decennali e bund. Non solo. Monti è anche membro della Commissione Trilaterale, altro “potere forte” occulto, anche questo guidato e orchestrato da David Rockfeller. Richard Falk, nel 1978, dal periodico Monthly Review di New York dichiarava: “Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali”. 

Il dubbio cresce considerando, ancora, due aspetti. Non solo Monti, ma anche Papademos (il nuovo primo ministro greco) è membro del Bilderberg e della Commissione Trilaterale. La questione non finisce qui. All’interno della Commissione Trilaterale, come si può vedere dal documento che pubblichiamo, ci sono diversi esponenti della Goldman Sachs: tra gli altri Vladimir Dlouhy (International advisor), Peter Sutherland (che, addirittura, è “European Honorary Chairman”, presidente onorario), E. Gerald Corrigan (managing director della Goldman, una delle cariche più alte). Bilderberg, Commissione, Goldman. I rapporti sono, dunque, più che frequenti. Non solo. Sono forti le voci secondo cui dietro la devastante speculazione responsabile della crisi ci sia proprio la Goldman Sachs, il gruppo bancario per il quale non solo Monti, ma anche Draghi hanno lavorato. A dirlo è stato anche un giornale autorevole in campo economico come Milano Finanza: “Sui mercati si è diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs a innescare l’ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano”. 

E la Bce in tutto questo? Ci dice Antonella Randazzo: “La cosiddetta Unione Europea non è altro che il potere centralizzato di un gruppo di banchieri-affaristi, gli stessi che controllano attualmente la nostra politica. Si tratta di un potere mai eletto e che si tiene accuratamente nascosto dietro istituzioni apparentemente autorevoli. La formazione dell’Unione Europea è avvenuta con l’obiettivo di avere un centro di controllo che opera a beneficio del gruppo di potere, in modo tale che i paesi europei fossero costretti a fare politiche economiche che convengono soltanto ai grossi affaristi-banchieri”. In poche parole, quei gruppi di cui abbiamo parlato sinora avrebbero peso anche in Europa (e non solo in Europa). Come ricordato, d’altronde, anche Draghi ha rapporti molto stretti con la Goldman Sachs ed anche lui è membro del Bilderberg. Ma attenzione. Abbiamo parlato del Bilderberg, della Commissione Trilaterale e dei rapporti trasversali con Monti, Papademos e Draghi. Ma c’è ancora un’altra organizzazione speculare alle precedenti. Stiamo parlando del “Group of Thirty”. Si legge sul suo sito: “the Group of Thirty, established in 1978, is a private, nonprofit, international body composed of very senior representatives of the private and public sectors and academia”. Tradotto: il gruppo dei 30, nato nel 1970 è un organismo internazionale, privato, senza scopo di lucro, composto da rappresentanti di alto grado dei settori pubblico e privato e del mondo dell’accademia. Chi ritroviamo in quest’organizzazione (anche questa privata)? Mario Draghi. E non solo lui. Tra i trenta ci sono diversi capi delle grandi banche private. Tra questi, ancora una volta, anche un uomo della Goldman Sachs, il direttore amministrativo E. Gerald Corrigan. E tra questi anche William C. Dudley, attuale presidente della Federal Reserve (per intenderci la Banca centrale statunitense). Caso strano, ma anche lui, come Draghi, ha lavorato con la Goldman Sachs, addirittura come direttore amministrativo. Altra casualità: anche il “Group of Thirty”, come il Bilderberg e la Commissione Trilaterale, è stata fondata da David Rockfeller.

Stessi uomini dunque, legati da rapporti molto stretti. Resta il dubbio, allora, che non sarebbe affatto un caso che tali gruppi hanno premuto affinchè Draghi diventasse presidente della Bce. In effetti, oggi il potere in mano alla Banca Centrale Europea è decisivo. Ad oggi nessun Paese membro è autonomo da un punto di vista economico. Prendiamo quanto accaduto in Italia. La famosa lettera mandata dall’UE è una lettera nella quale si definiscono le norme che l’Italia deve attuare, è tenuta ad attuare. E la legge di stabilità approvata sabato ne è un esempio lampante, con una forte accelerazione sulle privatizzazioni (la Randazzo, d’altronde, ci conferma che “le spinte verso le privatizzazioni sono altre strategie dello stesso gruppo di potere. Si approfitta del momento difficile per saccheggiare anche acquistando beni a prezzi stracciati”). Altro caso emblematico di tale egemonia economica è quanto accaduto in Grecia, dove è stato praticamente impossibile andare al referendum sulle proposte consigliate dall’UE. La Merkel, d’altronde, in quell’occasione parlò chiaro: “Il parlamento greco deve rispettare le nostre decisioni. L’opposizione non può permettersi di far credere ai greci che esista un’altra soluzione. Non c’è un piano B”. Insomma, uno Stato senza autonomia esecutiva e legislativa.

Un fatto lampante è il Trattato di Lisbona. “Eminenti giuristi – ci dice la Randazzo – hanno messo in guardia sulla natura non democratica del Trattato, e su come esso impedisca la democrazia”. Questo spiega, ad esempio, perché non è stato fatto il referendum per approvarlo (tranne in Irlanda) e i cittadini non siano stati informati abbastanza e correttamente. Il Trattato, ci fa notare ancora la Randazzo, parla di “necessario ricorso alla forza”, ma non si spiegano i criteri che lo renderebbero “necessario”, facendo intendere che anche qualora lo stesso sistema venisse messo in discussione e i cittadini protestassero in massa, “il potere costituito avrebbe il diritto di uccidere, invocando la necessità”. A parte questo, però, è indubbio che tramite tale trattato i Paesi membri siano stati gradualmente estromessi da ogni decisione in ambito di politiche energetiche, sanità pubblica, fiscalità, immigrazione, ecc. In caso di conflitto fra le leggi nazionali, prevarrà la legge imposta dalla Ue. In sostanza, “il Trattato di Lisbona è una legge a tutela dello status quo e una difesa molto forte del potere dei banchieri della Bce e dei grandi affaristi che controllano holding colossali”.

Ciò, chiaramente, vale anche per l’Italia. Il primo gennaio 1999, com’è risaputo, il nostro Paese ha perso la sua sovranità monetaria aderendo all’Unione economica e monetaria (UEM), che prevedeva il trasferimento della sovranità alla Bce e al Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Fa niente che nella Costituzione leggiamo che “la sovranità appartiene al popolo” (art.1) o che “lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:… e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie” (art.117). 

Insomma, due sono le conclusioni a cui si arriva: 

1. le persone scelte per risollevare l’Europa dalla crisi, da Monti, a Papademos, fino a Draghi, sono tutte persone legate a doppio giro con i poteri forti che si muovono nell’ombra dietro i singoli Stati e dietro l’Europa; 

2. il sistema messo a punto dall’Ue è un sistema che spoglia i Paesi membri di democrazia e fa sì che tutte le decisioni vengano dalla Bce. 

Ultimo appunto. I gruppi forti di cui abbiamo parlato e che, come vedremo, hanno già agito fortemente in Italia (con il placet delle istituzioni), sono anche i soci della Federal Reserve americana. Insomma, lo scenario è inquietante e i protagonisti che tessono le fila sono sempre gli stessi. 

Un golpe  mondiale? Non lo sappiamo. Ma, per quanto detto, sembrerebbe davvero che il cerchio si chiuda.

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