FUTURO E LIBERTÀ/ Il partito di Fini e Bocchino visto dalla roccaforte Casal Di Principe

Ha un epicentro tutto casertano e una roccaforte a Casal di Principe il ribaltone delle alleanze che ha determinato la crisi politica nel Paese. E’ in Terra di Lavoro, feudo elettorale dei contendenti Nicola Cosentino e Italo Bocchino, che si è definito fin dalla primavera scorsa il quadro degli accordi con l’Udc. E dalla stessa area potrebbero arrivare i massicci finanziamenti su cui contano i finiani. Attraverso il proconsole Bocchino.

di Rita Pennarola – La Voce delle Voci

finiTrecento generazioni e centocinquant’anni di storia unitaria. Ma non sono bastati ad una gran parte del Paese per parlare la lingua della stessa nazione. In aree estesissime e numericamente maggioritarie del sud e della Campania milioni di persone interloquiscono correntemente fra loro usando lo stretto dialetto degli antenati. Il dato più sorprendente riguarda le migliaia di giovani che, appena fuori dalle aule scolastiche, riprendono a scambiarsi uno slang tribale e incomprensibile.

Al primo posto, fra coloro che si servono esclusivamente di tale idioma, ci sono naturalmente gli esponenti dei clan camorristici, compreso lo sconfinato indotto di questa autentica holding affaristico-criminale. Il riferimento è alle famiglie rimaste nelle terre d’origine, dove ancora oggi si reggono le fila di business che travalicano l’Europa e l’oceano intero. Producendo un giro d’affari stimato in non meno di cinquanta miliardi di euro l’anno.

La premessa è indispensabile per poterci addentrare nelle logiche – finora rimaste oscure – del colpo di mano che ha spaccato la maggioranza di governo, senza che nessun analista politico abbia spiegato a fondo le ragioni vere della scissione. Ma la crisi dell’esecutivo ha forse un epicentro inconfessabile. Che si trova in zona Casal di Principe e dintorni. 

E allora dobbiamo fare un piccolo passo indietro. A fine 2009 il Pdl si prepara, al pari di tutte le altre forze politiche, alle amministrative di primavera. E la Campania diventa il laboratorio in cui vanno avanti le prove generali della frattura politica. Non soltanto alla Regione, dove pure lo scontro fra Italo Bocchino e Nicola Cosentino si fa di ora in ora incandescente, ma soprattutto nella provincia di Caserta. Una storia meno conosciuta, ma che la dice lunga su ciò che di lìa poco sarebbe accaduto nel Paese.
Novembre 2009. Esplode sulla stampa e a livello giudiziario la richiesta d’arresto emessa dal gip partenopeo Raffaele Piccirillo a carico di Cosentino, fino a quel momento in rampa di lancio per la presidenza della Regione Campania. I giochi, all’interno del Pdl, cominciano a sparigliarsi. Nel casertano si apre quella prima crepa che qualche mese dopo darà origine a Futuro e Libertà

BOCCHINO  FAMILY
«Il principale competitor di Cosentino nello stesso bacino elettorale – spiega un berlusconiano della zona – è stato daitalo-bocchinosempre Italo Bocchino, famiglia originaria di Frignano, piccolo comune dell’agro aversano, e una sorella, Patrizia Bocchino, ex esponente del Msi nel consiglio comunale di Aversa». Ed è proprio al marito di Patrizia che Italo Bocchino deve il forte radicamento su quel territorio nel quale – come ha ammesso in numerose interviste – lui non vive più da decenni. Il cognato del leader di Fli si chiama Antonio Schiavone ed è nato a Casal di Principe il 25 febbraio del 1961. Le date sono importanti, soprattutto in una zona dove il cognome Schiavone suona come un sinistro avvertimento per centinaia di famiglie, compresi naturalmente gli omonimi o i lontani parenti. «Guardate – continua il nostro interlocutore – sui ventimila abitanti di Casale di famiglie che si chiamano Schiavone ne contiamo all’incirca 500. Le parentele? Uh, quelle alla lontana sono infinite…». 

Ex segretario cittadino del Pdl ad Aversa, Antonio Schiavone guida ora, of course, la pattuglia dei finiani. Ma in quella vigilia di campagna elettorale 2010 fu proprio lui il gran tessitore degli accordi con l’Udc per lanciare Domenico Zinzi alla presidenza della Provincia di Caserta, dove l’ex democristiano di lungo corso siede tuttora. 

Sabato 13 marzo 2010. Al Grand Hotel Vanvitelli di Caserta arriva Italo Bocchino «che incontrerà – riporta la stampa locale – gli amici provenienti da tutta Terra di Lavoro. Insieme a Bocchino saranno presenti i candidati del Pdl alla presidenza della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, e alla presidenza della Regione, Stefano Caldoro. I lavori saranno introdotti da Antonio Schiavone, dirigente provinciale del Pdl».

Vero o presunto che fosse, a quel punto il sodalizio politico fra Bocchino e Cosentino si era definitivamente frantumato. Un sodalizio sul quale si allunga ancora l’ombra delle dichiarazioni rese ai pubblici ministeri antimafia di Napoli dal collaboratore Gaetano Vassallo, per decenni uomo dei clan nel settore dei rifiuti: «Bidognetti Raffaele alla mia presenza e alla presenza di Di Tella Antonio riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e (Mario) Landolfi facevano parte del “nostro tessuto camorristico”». Rivelazioni smentite da Bocchino, il quale non è indagato per questa vicenda ma per l’inchiesta “Magnanapoli” (associazione a delinquere e turbativa d’asta).

TANTA VOGLIA DI UDC
Mentre i magistrati sono al lavoro sulle ipotesi di colpevolezza, noi restiamo all’Udc casertano. A benedire l’intesa in funzione anti-Cosentino tra Mimì Zinzi e Italo Bocchino non era stato Pier Ferdinando Casini, ma il segretario nazionale Lorenzo Cesa, che troviamo immortalato al fianco di Zinzi durante tutta la campagna elettorale. «E questo – osservano in zona – spiega anche l’insistenza con cui oggi il Fli di Bocchino insiste per allargare la maggioranza del governo nazionale all’Udc senza che il diretto interessato, Casini, ne abbia mai fatto esplicita richiesta. Al contrario, pare anzi che si schermisca di fronte a simili ipotesi». Il patto Bocchino-Udc, suggellato a Caserta, era evidentemente destinato fin dall’inizio ad allargarsi, coinvolgendo i destini politici del Paese. 

hokusaiDel resto, ad ulteriore riprova di quell’asse era arrivata, nello stesso periodo, la nomination al consiglio provinciale di Caserta di un altro candidato del cuore di Zinzi, sempre benedetto da Bocchino: si tratta di Francesco Schiavone da Casal di Principe, ex assessore nel suo paese ed immortalato anche lui al fianco di Cesa in diverse occasioni. Schiavone non ce l’ha fatta. Così come al palo – ma stavolta per ordine della questura – è rimasto un altro fedelissimo di Zinzi in procinto di entrare alla Provincia. Stiamo parlando di Luigi Cassandra, 39 anni, già consigliere comunale e assessore – in quota Zinzi – al Comune di Trentola Ducenta. In piena campagna elettorale Cassandra era stato bloccato dai Carabinieri di Aversa «dopo essere stato più volte sorpreso – scrive la stampa locale – dalle forze dell’ordine in compagnia di persone ritenute vicine alla camorra, tra cui Salvatore Laiso detto “Chicchinoss”, arrestato più volte per estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Schiavone». 

Risultato: le forze dell’ordine hanno notificato a Cassandra l’intimazione, emanata dal questore, ad astenersi dalla vita politica per tre anni. L’uomo, del resto, era tutt’altro che insospettabile: già coinvolto in indagini per truffa, ricettazione, minaccia e insolvenza fraudolenta, era comunque riuscito a spuntare la nomination nelle fila di Casini e Cesa. Di più: la candidatura di Luigi Cassandra era stata annunciata a febbraio in pompa magna: «Il collegio Trentola Ducenta-San Marcellino – si legge in un comunicato dell’Udc locale – vedrà scendere in campo il consigliere comunale Luigi Cassandra. La scelta, avvenuta dopo una serie di incontri che si sono tenuti tra il gruppo di San Marcellino e quello di Trentola Ducenta, ha l’appoggio incondizionato del gruppo di San Marcellino e dell’ex sindaco Luigi Bocchino».

Per un Cassandra che va, c’è un Cesa che resta, nonostante tutto: il segretario nazionale è rimasto al vertice del partito, benché le indagini a suo carico nell’ambito dell’inchiesta Poseidone (la stessa che fu “scippata” a Luigi De Magistris) a novembre abbiano prodotto elementi tali da indurre il gip di Roma Rosalba Liso a sequestrargli beni quali una Mercedes, terreni di famiglia ad Arcinazzo, nonché le quote della società che gestisce l’Auditorium di via della Conciliazione. «Oggi però in nome di una presunta “legalita’”, Bocchino chiede a gran voce che l’Udc entri nella maggioranza», sbottano in un circolo del Pdl a Caserta.

continua…

Tratto da La Voce delle Voci di Dicembre 2010

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