FINMECCANICA MOKBEL/ Lorenzo Cola: uno sconosciuto potentissimo

Questo filone di indagini nasce proprio dalle rivelazioni di Di Girolamo che, dopo gli arresti, si è detto disponibile a collaborare. Dalle sue rivelazioni si è arrivati a stabilire che Mokbel ha gestito un’altra operazione finanziaria.

di Carmine Gazzanni

lorenzo_cola_trama_con_gennaro_mokbelL’accusa viene così esplicitata: “Marco Toseroni (braccio destro dell’ex senatore, ndr) e Nicola Di Girolamo, su incarico di Mokbel, prendevano contatti con Iannilli (che si pensa sia uomo chiave nella vicenda perché “attraverso lui Mokbel è riuscito ad avere contatti con Cola e con i vertici per i quali lo stesso Cola operava”, ndr) e Cola (soggetto di fiducia di Finmeccanica e, come vedremo più avanti, legato al SISMI, ndr) con i quali concordavano, con l’assistenza tecnica dello studio ‘Ernst & Young’ di Roma, l’operazione societaria di rilievo del 51% delle quote della società ’Digint’ (partecipata al 49% da Finmeccanica Group) mediante il pagamento di 8 milioni e 300 mila euro circa versati su conti esteri a Iannilli e Cola con bonifico effettuato da Toseroni”.

Stiamo parlando, appunto, dell’operazione “Digint”, società partecipata da Finmeccanica, ma, come detto, acquistata per il 51 per cento da Makbel ad un prezzo esorbitante rispetto al valore di mercato: otto milioni e mezzo di euro (dei quali un milione e duecento mila euro “offerti” dallo stesso Di Girolamo). E Di Girolamo spiega anche il motivo di tale “accordo”: in questo modo – dice – Finmeccanica avrebbe creato un fondo nero. I motivi, tuttavia, ancora sono da accertare, anche se si sospetta poco legali. In cambio Gennaro Mokbel e i suoi avrebbero avuto libero accesso alle forniture di armamenti prodotti dalle aziende Finmeccanica, che avrebbero provveduto a rivendere sul mercato asiatico portando a termine la seconda delle operazioni in programma: l’apertura di una società nella repubblica di Singapore. Che sarebbe diventata la centrale di smistamento per forniture di armamenti che avrebbero alimentato i tantissimi conflitti in corso nel continente asiatico. L’operazione, però, non va a buon fine: dopo molti mesi dall’acquisto della Digint, Finmeccanica non mantiene i patti e le forniture promesse non arrivano.

Ma anche qui la vicenda presenta particolari che rivelano come molti sapessero e, dunque, che molti uomini di punta della più grande industria italiana siano implicati. Indagato, ad esempio, è anche Lorenzo Cola, da molti definito “l’uomo del Presidente (Pier Francesco Guarguaglini, ndr)”. E’ proprio su due conti svizzeri intestati a suo nome che arrivano gli otto milioni e mezzo versati da Mokbel per la Digint. Ma Cola non è “uno qualunque”: da quanto si è appreso pare che il dirigente Finmeccanica fosse vicino al SISMI (i servizi segreti militari italiani). A rivelarlo è un testimone chiave, Giuseppe Mongiello, uno dei soci di “Ernst&Young”, società che gestì l’operazione finanziaria. Mongiello rivela, infatti, che Cola gli aveva detto che Finmeccanica era interessata a rilevare una tecnologia di avanguardia di cui era in possesso la società “Ikon”.

E tale stessa tecnologia gli era stata consigliata da Maurizio Pozzi, capocentro del SISMI di Milano. E addirittura, sempre Mongiello, dichiara agli inquirenti che questo progetto gli fu rivelato da Cola nella sua casa di Milano alla presenza dello stesso Pozzi. Guarguaglini, Presidente di Fimeccanica (che al momento non risulta tra gli indagati) smentisce tutto affermando di aver incontrato Cola solo “alla fine del 2006, inizi 2007 e l’ho frequentato poco”. Ma anche qui le rivelazioni di Mongiello sono determinanti: il dirigente di “Ernst&Young” afferma che fu lo stesso Guarguaglini a presentargli Cola “come suo uomo di fiducia”.

Ma Mongiello è ancora più chiaro: “lo stesso (Cola, ndr) dava del ‘tu’ a tutti i massimi vertici del Gruppo”, compreso Guarguaglini. E proprio per questo Mongiello sin da subito era molto sospettoso dell’affare: da una parte non aveva modo “di dubitare che Cola parlasse a nome di Finmeccanica per i suoi rapporti con la dirigenza”, ma dall’altra, rivela, “ho sempre ritenuto che Cola fosse vicino o comunque collegato ai Servizi”.

D’altronde Guarguaglini è stato smentito anche su altre questioni. Partita l’inchiesta, in una nota ufficiale il Presidente di Finmeccanica si era affrettato a dichiarare: “Non conosco Mokbel, né Di Girolamo”. Anche qui presto le smentite: è lo stesso Di Girolamo che parla addirittura di “due incontri” tra gli alti vertici di Finmeccanica e Mokbel stesso per pianificare l’operazione stessa.

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