FINMECCANICA MOKBEL/ Inchiesta sul mostro nero che ha manovrato questa “cupola”.

Prima Fiorenza Sarzanini su “Il Corriere della Sera”, poi “Report” ieri sera, hanno riproposto la vicenda di Gennaro Mokbel al centro del dibattito. Una vicenda, probabilmente, passata troppe volte in secondo piano o addirittura dimenticata dai grandi media.

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di Carmine Gazzanni

le_trame_di_mokbel_e_finmeccanicaE questo è stato un errore enorme, non solo per l’entità  della truffa portata alla luce dagli inquirenti nell’inchiesta che coinvolge i vertici di Fastweb e Telecom; non solo per un altro filone delle indagini riguardanti fondi neri di cui sembrerebbe godesse un colosso italiano come Finmeccanica; ma anche per la stessa figura di Mokbel, un imprenditore che aveva legami con i movimenti eversivi di destra, con le logge massoniche, con i servizi segreti italiani e, soprattutto, con la ‘ndrangheta. Proviamo a ricostruire, in breve, quanto sta accadendo cercando di dar rilevo proprio al macchinatore di questa cupola. Appunto il “mostro nero” (così molti lo chiamano) Gennaro Mokbel.

LUCI E OMBRE NELL’INCHIESTA FASTWEB – TELECOM

L’inchiesta, che secondo molti nasce addirittura nel 2007, è scoppiata come una bomba ad orologeria l’anno scorso, smascherando uno dei più grandi scandali economico-politici degli ultimi anni. Una truffa senz’altro internazionale, siccome, secondo gli inquirenti, una villa ad Antibes, sulla Costa Azzurra, era la sede operativa della “macchina illegale”.

Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro all’associazione per delinquere transnazionale, fino all’evasione fiscale. Un sistema che univa al suo interno mafia (le ’ndrine di Isola Capo Rizzuto), politica (l’ex senatore del Pdl Nicola Di Girolamo), compagnie telefoniche internazionali (Telecom e Fastweb), neofascisti legati all’alta finanza e alla criminalità organizzata (appunto Gennaro Mokbel), ufficiali delle forze dell’ordine (Polizia di Stato e Guardia di Finanza) e alcuni commercialisti di fiducia.

In pratica, secondo l’accusa, “Telecom Italia Sparkle (la controllata del Gruppo per i cavi sottomarini e il traffico telefonico estero, ndr) e Fastweb – si legge nelle carte – fungevano consapevolmente da cassa” dalla quale si estraevano i soldi per successivo riciclaggio, “in cambio dell’aumento dei crediti Iva verso l’erario, dell’aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell’Iva” pagate a società create ad hoc, intestate a prestanomi, riconducibili, però, tutte a lui, Gennaro Mokbel, la testa di questa cupola. In pratica, dunque, la frode avveniva “attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici” (dunque con il placet di Telecom e Fastweb) alle società estere coinvolte, che altro non erano che scatole vuote. Totale della frode: 365 milioni di euro. Chiaramente a danno del fisco italiano.

Alla sbarra sono finiti pezzi da novanta dei due gestori telefonici: il fondatore ed ex amministratore delegato di Fastweb Silvio Scaglia (che, prima di essere arrestato, si era rifugiato a mo’ di “latitanza” all’estero; è stato poi localizzato in Gran Bretagna), l’attuale ad Stefano Parisi e altri 6 dirigenti; per quanto riguarda, invece, Telecom Italia Sparkle sono finiti in manette il timoniere Stefano Mazzitelli, il responsabile dell’area “Europe”, Massimo Copito, il presidente del cda Riccardo Ruggiero e il capo dell’amministrazione interna Carlo Baldizzone. Ma, come abbiamo detto, l’inchiesta ha colpito anche importanti istituzioni. In carcere, infatti, anche un maggiore delle Fiamme Gialle, Luca Berriola, in servizio al Comando Tutela Finanza Pubblica, che avrebbe preso la tangente su una delle operazioni di riciclaggio.

Senza dimenticare, poi, l’ex senatore Pdl Di Girolamo, accusato di associazione a delinquere e riciclaggio in quanto parte del sodalizio criminale. L’ex pidiellino, circa due mesi fa, ha deciso di patteggiare una pena di cinque anni e la restituzione di quattro milioni e 700 mila euro, provento dell’attività di riciclaggio a lui destinato. Ma avrebbe patteggiato anche in riferimento all’aggravante mafiosa.  La sua elezione infatti sarebbe stata, secondo gli inquirenti, favorita da Mokbel (chiaramente anche lui alla sbarra) e finanziata con gli stessi soldi riciclati, tramite i quali è stato possibile “convincere” la famiglia Arena, della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, a concretizzare un broglio elettorale. Nel 2008 infatti Di Girolamo viene eletto senatore nella circoscrizione estera. Ma in che modo si realizza questa elezione? Di Girolamo vince perché gli uomini della famiglia Arena gli hanno procurato falsi documenti di residenza estera, hanno trovato le schede, le hanno falsificate e hanno confezionato, come detto, un broglio fuorisede.

TESORO MOKBEL

Nel corso di questi indagini, a fine febbraio, i carabinieri sono arrivati anche a sequestrare il tesoretto che Mokbel, attraverso questo sistema, si era riuscito a costruire. Ed è stato trovato a Roma, nel quartiere Collina Fleming. Si tratta di migliaia di dipinti, serigrafie, litografie e decine di sculture in cui il sodalizio reimpiegava parte degli enormi beni illegalmente acquisiti. Opere di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Oltre a due enormi sculture dei suoi due “idoli”: Mussolini e Hitler.

Ma non è tutto. Mokbel aveva messo su anche società (intestate sempre a prestanomi) con il compito di riciclare il denaro sporco. Questo, ad esempio, era la finalità della “Emme e Emme srl”, società aperta nel quartiere Prati cosituita ad hoc per comprare una gioielleria ai Parioli. Nell’elenco, ancora, anche una seconda gioielleria, la “Monil srl”, una palestra a Ostia, le “Antiche Officine Campidoglio” utilizzata per comprare auto di grossa cilindrata e due imbarcazioni, e ancora un ristorante e un’agenzia immobiliare, tramite la quale vennero acquistati due appartamenti in Via Cortina d´Ampezzo (in uno dei quali abitava lo stesso Mokbel con la moglie Giorgia Ricci, anche lei coinvolta ed ora agli arresti domiciliari).

Ma perché tanta importanza alle gioiellerie? Lo spiega nelle carte il GIP: “L’organizzazione ha convertito parte degli illeciti proventi del riciclaggio in pietre preziose, indicate nel gergo romanesco come ‘serci’, con l’evidente scopo di rendere sempre più difficoltosa un’eventuale ricostruzione dei flussi illeciti del riciclaggio”. Per un totale di 4 milioni di euro convertiti in diamanti.

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Domani punteremo l’attenzione sulla figura di Gennaro Mokbel: dalla destra eversiva ai servizi segreti fino alla ‘ndrangheta, scopriremo chi è davvero questo “mostro nero”.

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