FINMECCANICA/ La madre di tutte le tangenti, “una precisa ripartizione politica”: dal Pdl a Lega e Udc, fino al partito di Bersani

Da Gianni Letta a Ignazio La Russa. Da Nicola Latorre a Marco Follini. Fino a Giuseppe Naro, tesoriere dell’Udc. In questi giorni si fa tanto parlare di Lega e della tangente ricevuta da Finmeccanica. Leggendo, però, le carte dei vari filoni di indagini riguardante la holding pubblica, è evidente che il sistema che è stato creato, di rapporti tra imprenditoria e partiti, è molto più ampio. Le nomine del cda, come molti testimoni hanno confermato, rispondono esclusivamente a interessi di natura politica. Nei fascicoli delle Procure di Roma e di Napoli spuntano tutti (o quasi) i partiti della scena attuale: dal Pdl alla Lega. Dall’Udc al Partito Democratico.

di Carmine Gazzanni

finmeccanica_tangentiSarebbero dieci i milioni che il Presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi avrebbe destinato “per soddisfare le esigenze dei partiti e in particolare della Lega Nord”, come dichiarato da Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle pubbliche relazioni del gruppo Finmeccanica. La vicenda è relativa all’accordo per la vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland (una controllata di Finmeccanica) al governo indiano. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli che si sta occupando della questione, nella trattativa per l’acquisto si sarebbe poi deciso di aumentare di dieci milioni il valore delle consulenze in maniera tale da destinare quei soldi alla Lega.

In realtà, però, l’affaire Finmeccanica dovrebbe essere affrontato con uno sguardo più ampio: la holding, infatti, non è oggetto soltanto della Procura di Napoli, ma anche di quella di Roma. E, entrambe, lavorano ormai da mesi sui rapporti illeciti che tengono uniti partiti politici e imprenditoria. Ha detto bene Antonio Di Pietro: “L’unica soluzione era ed è l’azzeramento immediato dei vertici, nominati solo per fare un favore ai partiti”. Come vedremo, niente di più azzeccato.

GIUSEPPE ORSI, L’UOMO DELLA LEGA IN FINMECCANICA – A leggere bene le carte è evidente che una “padanizzazione” di Finmeccanica è in atto non da ora, bensì da anni. E nessuno – tranne i diretti interessati – se n’è mai accorto. Basti pensare, ad esempio, ad Alenia Aeronautica, la cui sede strategica è stata trasferita da Pomigliano d’Arco (Napoli) a Venegono (Varese) dove poi si è fusa con la AerMacchi, in cui lavora come dirigente – guarda un po’ – la moglie di Roberto Maroni. E, in cambio, la Lega Nord – sempre stando alla ricostruzione dei pm e del supertestimone, l’ex Finmeccanica Borgogni – avrebbe permesso a Orsi un’impressionante scalata: prima amministratore delegato di Agusta Westland, la controllata di Finmeccanica implicata nel giro di tangenti, poi ad di Finmeccanica, infine presidente.

NON SOLO LEGA: LE NOMINE DEL CDA SONO DECISIONI POLITICHE – Nel corso dei diversi interrogatori a cui è stato sottoposto Borgogni, è venuto fuori che solo “formalmente” i componenti del cda di Finmeccanica provengono dal ministero del Tesoro, ma, in realtà, “sono il prodotto di una mediazione politica all’interno delle componenti della maggioranza di governo”. Appena sono stati resi pubblici questi stralci dell’interrogatorio, un coro di polemiche si è levato dalla politica: tutti a difendersi (Cl e Lega hanno querelato Borgogni) o a mettere le mani avanti con l’ormai vecchio “noi non c’entriamo”.

Eppure le parole di Borgogni non rivelano nulla di quanto già non si sapesse. Già, perché soltanto pochi mesi fa un altro supertestimone, il consulente Lorenzo Cola, aveva parlato di “nomine politiche” nel cda di Finmeccanica. E aveva offerto un quadro ben più ampio (e preoccupante). Mentre, infatti, Borgogni ha parlato quasi esclusivamente di uomini della Lega – cita Dario Galli (nel cda) e Giancarlo Giorgetti,  “presidente della commissione Bilancio della Camera ma soprattutto referente per la Lega in materia di nomine” – Cola aveva dichiarato: “sul piano sostanziale la nomina era il frutto di una precisa ripartizione politica. In concreto, nella prima fase, ossia tra il 2001 e il 2002, vi era un cosiddetto tavolo delle nomine o laboratorio all’interno della maggioranza, composto da Brancher, Cesa, Gasparri o La Russa e un uomo della Lega”.

GLI UOMINI DEL PDL: DA LETTA A MATTEOLI, DA MILANESE A GIOVANARDI – Durante l’inchiesta scoppiata a novembre scorso (filone Enav-Finmeccanica), infatti, si è reso evidente un sistema che si regge su una ben più stretta alleanza tra imprenditoria e politica, dove per politica intendiamo innanzitutto (ma non solo come vedremo) ex maggioranza. Lorenzo Cola, allora, aveva parlato di precise nomine politiche. Oltre a Galli e Giorgetti (di cui oggi ci parla anche Borgogni), erano emersi i nomi di Piergiorgio Alberti, espressione dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola; Nicola Squillace referente dell’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. Non solo. Lo stesso Lorenzo Borgogni, allora, aveva fatto i nomi anche di Gianni Letta e Carlo Giovanardi: l’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio di ministri avrebbe indicato i nomi da inserire ai vertici di alcune controllate di Finmeccanica per conto dello stesso Giovanardi. E ancora: in ballo anche i nomi di due ex ministri, Giulio Tremonti e Altero Matteoli. ”Martini (Luigi, presidente Enav, ndr) – ha affermato tempo fa Cola – è espressione anche di Matteoli, a sua volta molto vicino a Optimatica”. Per quanto riguarda l’ex ministro dell’Economia, il referente della holding sarebbe stato Marco Milanese, braccio destro di Tremonti. Secondo quanto ricostruito da Cola, Milanese non voleva trattare con Borgogni, che chiamava “il ladro di polli”: chiede e ottiene, allora, di parlare direttamente con Guarguaglini, ex numero uno di Finmeccanica. Per Milanese è stata una relazione proficua, che gli avrebbe fruttato soldi e potere tanto da trasformarsi in un’incriminazione (soltanto pochi mesi fa è stata chiesta l’autorizzazione a procedere. Chiaramente negata).

UDC: DUE TANGENTI PER UN TOTALE DI 500 MILA EURO. E NESSUNA RISPOSTA ALLE DOMANDE DI INFILTRATO.ITCome Infiltrato.it ha ricostruito solo pochi giorni fa, nella morsa delle tangenti sarebbe caduto anche il partito di Pierferdinando Casini. Vicenda totalmente (e inspiegabilmente) ignorata dai grandi media (anche da quelli che non ti aspetteresti mai). Cerchiamo di ricostruire, in breve, la vicenda. Secondo l’accusa Franco Bonferroni, membro del cda di Finmeccanica e rappresentante (sebbene non sia tesserato) dell’Udc, avrebbe ricevuto una tangente di 300 mila euro. Non a caso Bonferroni è iscritto nel registro degli indagati per finanziamento illecito al partito centrista, il quale sarebbe stato previsto da Cola (come lui stesso ha dichiarato) e fatto arrivare tramite Lorenzo Borgogni a Bonferroni. Nell’interrogatorio del 9 dicembre 2010, infatti, Cola dichiara ai pm di Roma di aver consegnato “agli inizi del 2008” 300 mila euro in contanti “all’on. Bonferroni”, spiegando che “per noi del gruppo Bonferroni era espressione dell’Udc”, “un riferimento politico preciso”. Non solo. Stando a quanto rivelato ancora da Cola è difficile credere che Borgogni non sapesse. Anzi. In un altro interrogatorio, infatti, il consulente di Finmeccanica ha dichiarato che “fu Borgogni a presentarmi l’onorevole Bonferroni […] a cui consegnammo personalmente circa 300mila euro che mi erano stati dati da Prudente (altro uomo di Finmeccanica, ndr)”. E ancora: “la consegna di somme di denaro a Bonferroni è avvenuta all’inizio del 2008 quando portai 300-350mila euro in contanti che mi furono consegnati da Iannilli e che provenivano da sovrafatturazioni di società che lavoravano con Selex, delle quali Iannilli (Marco, ndr) era formalmente il commercialista […]. In sintesi Borgogni mi aveva fatto la richiesta di denaro, io la girai a Iannilli, che preparò il contante e me lo fece trovare in una busta nella mia auto guidata dal mio autista”.

Non solo. Nelle carte si parla anche di un’altra tangente: 200 mila euro consegnati da Tommaso Di Lernia (un imprenditore in affari con la consociata di Finmeccanica, Enav) direttamente al tesoriere Giuseppe Naro: “Pugliesi (Guido, amministratore delegato Enav, ndr) – ha detto lo stesso Di Lernia durante un interrogatorio – mi disse che erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc perché erano assenti sia Cesa (Lorenzo Cesa, segretario del partito, ndr) che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto disse il tesoriere”. Sulla questione, abbiamo rivolto ben sette domande agli alti gerarchi dell’Udc. Per consentire loro di spiegarsi e di fare chiarezza. Al momento, però, nessuna risposta.

ANCHE IL PD TIRATO IN BALLO: LATORRE, FOLLINI E QUEL “FILIPPO” – Nel corso delle varie inchieste e dei vari filoni d’indagini spuntano, qua e là, anche alcuni nomi importanti del Partito Democratico. Stando a quanto riferito sempre da Borgogni, infatti, diverse sarebbero state anche le assunzioni avvenute su raccomandazione politica. Tra queste l’ex Finmeccanica parla anche di quella del figlio di Nicola Latorre, uomo di punta del Pd. Il figlio, stando a quanto dichiarato da Borgogni (e ancora tutto da provare), sarebbe stato contrattualizzato “per assicurarsi buoni rapporti con il Pd”. Altro nome interessante è quello di Marco Follini, oggi responsabile comunicazione dei Democratici. A citarlo è ancora l’imprenditore Tommaso Di Lernia, anche se in riferimento al periodo in cui era vicepresidente del Consiglio e militava con l’Udc. Follini – è bene precisare – ha immediatamente smentito e querelato Di Lernia.

Non solo. Ci sarebbe un’altra intercettazione molto interessante, in cui, però, non si capisce se i due interlocutori stiano parlando di Pd o Pdl. L’intercettazione è del 21 settembre 2010 e il pm Paolo Ielo aggiunge: “Si tratta di una contribuzione al Pdl, che rischia di essere confusa con una contribuzione al Pd, palesemente illecita in ragione del fatto che deve essere effettuata con una società esterna”. Nella telefonata, Borgogni parla con un certo Marco. Marco afferma che “mi ha chiamato Filippo, dice che su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano… beh, del Pd, credo sia una cosa del Pdl, no? Dice che te ne ha parlato a te pure?”. Borgogni nega, ma Marco insiste: “Su Milano… lui mi ha detto anche che gli hai indicato che non volevi comparire come Finmeccanica ma come una società esterna”. Se fosse accertato che il partito in questione sia il Pd, la questione diventerebbe intrigante. Anche perché si parla di Milano. E un “Filippo”, per tangenti intascate a nome del partito nel milanese, è già sotto indagine. Si tratta di Penati. E anche in quella vicenda, come in questa di Finmeccanica, l’imprenditore che pagava era lo stesso, Tommaso Di Lernia.

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