FINMECCANICA/ Angelo Piazza, l’uomo dagli 11 incarichi. Ma Monti se ne fotte dei conflitti d’interesse

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Il 15 aprile era stato fissata la seduta durante la quale sarebbe stato rinnovato il cda di Finmeccanica. Il governo Monti, però, visto il periodo di instabilità e in quanto esecutivo dimissionario, ha deciso di rimandare le nomine. Intanto, però, Finmeccanica continua ad assumere. Seguendo logiche che non divergono da quelle a cui – purtroppo – siamo stati abituati. Ed ecco allora che nell’organismo di vigilanza spunta Angelo Piazza. Un uomo con il dono dell’ubiquità: quello con Finmeccanica è per il dirigente l’undicesimo incarico attuale. E i conflitti d’interesse sono all’ordine del giorno. Ma il duo Monti-Grilli fa orecchie da mercante.

 

Il governo Monti ha deciso: il cda di Finmeccanica al momento non sarà riformato, sebbene l’elezione del nuovo vertice dirigenziale fosse stata già fissata al prossimo 15 aprile. Si è scelta, invece, la strada dell’attendismo. Tutto rimandato, dunque.

La decisione del rinnovo era stata presa dopo che il cda è stato falcidiato dalle inchieste giudiziarie, che hanno rivelato come l’azienda pubblica sia stata un bancomat per il sistema di corruzione della politica italiana e che si sono concluse con l’arresto dell’ex amministratore delegato Giuseppe Orsi lo scorso 12 febbraio. Al momento, insomma, resterà solo al comando Alessandro Pansa, attuale ad e direttore generale dell’azienda. Sebbene la rielezione del consiglio di amministrazione fosse stata già fissata al prossimo 15 aprile.

Una scelta tutto sommato condivisibile quella dell’esecutivo tecnico: in attesa di un nuovo governo, è meglio posticipare le nomine per il nuovo cda. Meglio rimandare al giorno in cui avremo un governo stabile. Sarebbe in effetti sconveniente che il nuovo direttivo venga eletto sotto un esecutivo dimissionario, considerando che Finmeccanica è la più importante azienda pubblica italiana.

Il rischio, però, è che – come d’altronde stiamo osservando nell’ultimo periodo – la situazione di stallo possa prolungarsi più del dovuto. Cosa potrebbe accadere in questo caso? Semplice: il periodo di commissariamento (nei fatti di questo si tratta dopo l’arresto di Orsi) potrebbe allungarsi. Più di quanto si possa pensare. E più di quanto si debba.

Un rischio, peraltro, che già si è palesato con tutte le contraddizioni del caso. Nonostante  infatti la dirigenza attuale non sia nelle condizioni di prendere provvedimenti, è proprio questo quello che è accaduto. Prova ne sia quanto avvenuto nella seduta dello scorso 21 febbraio 2013. Come informa in un’interrogazione parlamentare presentata pochi giorni fa l’onorevole Lello Di Gioia (Gruppo Misto), nel corso di quella seduta il cda, riunitosi alla presenza del vice presidente, l’ammiraglio Guido Venturoni, ha deciso di “ampliare il numero dei componenti dell’organismo di vigilanza, fino ad un massimo di cinque, e di nominare membri esterni”. Un provvedimento che, per quanto detto, non ha ragione di essere dato che il cda resterà in carica ancora – si spera – per poco tempo.

Il paradosso, però, è soprattutto un altro. In una situazione di grave crisi economica come quella attuale, infatti, è del tutto incomprensibile la decisione di ampliare il numero di componenti esterni dell’organismo di vigilanza. Non solo. Tra i membri eletti nell’organismo di vigilanza compare anche Angelo Piazza. Un nome che, probabilmente, ai più non dirà nulla. Piazza, però, è uno dei tanti dirigenti pubblici che, nel corso degli anni, hanno fatto incetta di incarichi. Non a caso attualmente Piazza, oltre al ruolo in Finmeccanica, ricopre ben altri dieci incarichi, alcuni dei quali in palese conflitto d’interessi.

Non potrebbe essere altrimenti dato che Piazza è anche componente del consiglio di amministrazione del C.I.R.A. Scpa (Centro italiano ricerche aereospaziali) da giugno 2009. E, come se non bastasse, compare in cda anche di altre società pubbliche come la Fintecna Immobiliare Srl (dal 28 maggio 2012). Non solo. Conflitti d’interesse si palesano anche per un altro incarico ricoperto da Piazza: componente in carica della camera arbitrale dei contratti pubblici presso l’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici. Quegli stessi contratti che poi finiscono nelle mani delle aziende dei cui cda è membro.

Diversi gli incarichi anche in società private: componente del consiglio di amministrazione di Demanio Servizi s.p.a. dal 22 gennaio 2002; componente del comitato strategico della società Romeo Gestioni Spa da giugno 2011. Ecco poi l’incarico anche alla Camera di Commercio di Bologna dove è componente dell’organismo indipendente di valutazione da novembre 2010. E ancora: componente del tribunale nazionale di arbitrato per lo sport presso il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI); componente della camera arbitrale e di conciliazione della cooperazione; componente dell’OASIT,Osservatorio sull’abitare sociale in Italia. E, per concludere, ecco anche l’incarico presso un Paese estero: presidente del collegio garante della costituzionalità delle norme della Repubblica di San Marino.

Un uomo ovunque, insomma. Tanto che la questione sollevata da Di Gioia è più che legittima. L’onorevole, infatti, chiede se non si ritenga che per il neo membro dell’organismo di vigilanza di Finmeccanicavi sia incompatibilità tra questo suo nuovo incarico e i numerosi altri che lo stesso già ricopre e se, in ogni caso, non si ritenga che da parte di un’azienda a partecipazione pubblica non si dovrebbero operare scelte che contribuiscano a concentrare, nelle mani di poche persone, troppi incarichi che rischiano di creare possibili conflitti di interesse”.

Al momento pare che il duo Monti-Grilli faccia orecchie da mercante. Nessun intervento si è palesato riguardo la questione. Né dopo la nomina di Piazza, né tantomeno dopo l’interrogazione dell’onorevole Di Gioia. Un silenzio, però, che costa molto e che rivela un dato incontrovertibile: la politica di Finmeccanica rischia di restare la stessa. Nonostante inchieste e arresti. E nonostante la perdita di credibilità della più grande azienda pubblica italiana.

Se il governo Monti ha deciso di temporeggiare per la nomina del nuovo cda, bisognerebbe rimuovere dall’incarico Piazza. A meno che il dirigente non possegga anche il dono dell’ubiquità.

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