FINI vs BERLUSCONI/ Fli lascia il Governo e forma il terzo polo. Dalla padella alla brace?

La fiction “Fini vs Berlusconi” mostra l’ennesimo colpo ad effetto, annunciato a dir la verità: Fli lascia il governo e ufficilizza la crisi. Ma c’è di più: pare che i finiani vogliano dar vita ad un terzo polo, unendosi con l’Udc di Casini, l’Api di Rutelli e l’Mpa di Lombardo. Tutti molto simili ai peggiori berlusconiani. Vediamo perché.

 

Il Governo Berlusconi è entrato in crisi. Ufficialmente. Ieri, come  molti sapranno, gli uomini finiani (il ministro Ronchi, il viceministro Urso e i sottosegretari Buonfiglio e Menia) hanno rassegnato le dimissioni, già annunciate a Bastia Umbra da Gianfranco Fini. Insomma, Futuro e Libertà non è più parte dell’esecutivo perché, dice Urso, portavoce del partito, “è venuto meno il rapporto fiduciario. Le dimissioni sono irrevocabili”.

fini-casini-rutelli5Queste che si stanno succedendo dopo le dimissioni dei finiani sono ore convulse: ieri sera un nuovo summit tra Berlusconi e Bossi per decidere sul da farsi e ragionare sulle prossime mosse; in più i Presidenti di Camera e Senato oggi alle 16 saranno ricevuti da Napolitano; e pare che anche il centrosinistra si stia attrezzando per decidere come meglio intraprendere la strada che, quasi certamente, porterà alle elezioni. L’unica certezza è che Silvio Berlusconi sta andando su tutte le furie, cominciando a vedere sempre più realizzarsi la possibilità delle urne e, dunque, la fine del suo Governo. Pare, addirittura, che ai suoi fidi alleati abbia confessato la sua rabbia nei confronti dell’operazione finiana, a detta sua inutile: “Lui (Gianfranco Fini, ndr) non sa che cosa gli aspetta se andiamo a votare, cosa gli aspetta in campagna elettorale. E di certo non uscirà bene dalle urne”. Prepariamoci, dunque, ad una nuova stagione di killeraggio mediatico e secchiate di fango.

In realtà, però, il clima che si respira è già pienamente un clima elettorale, sia a destra che a sinistra. E nessuno ne fafini_lombardo mistero. Proprio ieri, appena dopo le dimissioni, i finiani hanno avanzato la proposta del “Terzo Polo”: un’alleanza con le forze centriste di Udc e Api, più l’Mpa di Raffaele Lombardo. E pare, secondo indiscrezioni, che i lavori siano già molto avanzati. Non è da escludere, dunque, che un accordo tra i leader dei partiti sia stato già stretto in estate, se non prima, quando ancora Fini era parte integrante del Pdl.

Comunque sia, analizzando questa possibile alleanza sorgono dubbi e perplessità proprio sulla “questione morale”, su quella questione che è stata determinante nella rottura con il Pdl. Capiamo perché.

Nelle file dell’Udc si contano eminenti personaggi di spicco come Totò Cuffaro, condannato in appello a sette anni per favoreggiamento aggravato (la pena è stata inasprita rispetto al primo grado – cinque anni –  in virtù dell’aggravante di aver favorito Cosa Nostra), o Angelo Cera, condannato ad un anno e sei mesi di reclusione per truffa aggravata ai danni della Regione Puglia e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

Senza dimenticare che “casiniani” sono anche due pregiudicati: Giuseppe Carmelo Drago, condannato definitivamente, nel maggio del 2009, a 3 anni di reclusione per essersi appropriato, quando era presidente della Regione Siciliana, dei fondi riservati della Presidenza senza fare rendiconti; e Giuseppe Naro,  condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 357 milioni di lire. Sarebbe curioso sapere come si pensa di poter conciliare questi personaggi con un partito che si sta orientando in senso legalitario, che conta tra i suoi massimi esponenti uomini dallo spiccato senso di legalità come Fabio Granata o come Angela Napoli, la quale addirittura oggi vive sotto scorta proprio per le sue battaglie civili contro le criminalità organizzate.

Si dirà: ma sono persone che probabilmente verranno cacciate. Ma noi rispondiamo che probabilmente questo non accadrà. Per due motivi: innanzitutto molti degli inquisiti sono punte di diamante dell’’Udc siciliano, e sappiamo bene che il partito di Casini riscuote sempre grande successo sull’isola; in secondo luogo, se fossero cacciati costoro, cosa fare del segretario di partito?

Stiamo parlando di Lorenzo Cesa, indagato in diverse occasioni per diversi motivi. Per abuso d’ufficio nel 1992, ma venne assolto. Per corruzione soltanto un anno dopo: nel marzo del 1993 arrivò addirittura anche l’ordinanza d’arresto, alla quale, però, Cesa si sottrasse con due giorni di latitanza, dopo i quali tornò in sé e si consegnò spontaneamente alle forze dell’ordine. Venne condannato in primo grado a tre anni, ma l’accusa cadde in appello per presunte irregolarità nella sentenza.

Ma  intanto il processo non poté rifarsi perché  i tempi della prescrizione per corruzione erano stati dimezzati dalla legge ex-Cirielli (secondo Governo Berlusconi). Ancora il segretario dell’Udc è stato indagato per truffa all’Unione Europea e associazione a delinquere, all’interno del fascicolo “Poseidone” (uno dei tanti che ha reso noto De Magistris): cinque miliardi ottenuti dai finanziamenti europei tramite una società fantasma; la sua posizione venne stralciata, ma è proprio di questi giorni la notizia secondo cui i beni di Cesa (per un valore di un milione di euro) siano stati messi sottosequestro su ordinanza del Gip.

E cosa dire, allora, dell’Mpa? Per capirci meglio facciamo soltanto due nomi (ma non sono gli unici) di indagati eccellenti: Raffaele Lombardo, insieme a suo fratello e deputato Angelo, sono indagati a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo indiscrezioni, a detta del’accusa intercettazioni e le rivelazioni di un pentito rivelerebbero che i fratelli Lombardo avevano relazioni con il clan storico di Cosa Nostra che faceva capo a Nitto Santapaola e che ora è capitanato da Vincenzo Aiello.

Insomma, sembrerebbe quasi che nessuno dei partiti del nuovo Polo voglia essere da meno e allora ecco che tutti contano al loro interno personaggi iscritti nel registro degli indagati per questioni legate alla criminalità organizzata. E’ notizia proprio di questi giorni, infatti, che anche un finiano risulta essere indagato. Stiamo parlando di Nino Strano (il deputato che mangiava mortadella quando cadde il Governo Prodi). Anche lui, infatti, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa: secondo i magistrati Strano avrebbe concesso alcuni favori alla famiglia di un uomo del clan Santapaola, ovvero Francesco Marsiglione, uomo considerato il punto di collegamento tra la mafia, la politica e l’imprenditoria. I due avrebbero avuto conversazioni che, secondo la Procura “denoterebbero una disponibilità da parte del politico nei confronti di tutta la famiglia Marsiglione e un interesse dello stesso politico per l’apporto che potrà ricevere in occasione di competizioni elettorali”.terzo_polo_montezemolo

Insomma, sarà interessante vedere l’organizzazione di questo nuovo Polo. E soprattutto che fine farà la cosiddetta “questione morale”.

E  intanto l’ombra di Montezemolo si avvicina pesantemente allo schieramento centrista …

 

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