FINANZIAMENTO PARTITI/ Ombre nere sull’Udc del furbo Casini

L’ormai famoso trio Alfano – Bersani – Casini ha parlato chiaro: per quanto riguarda i finanziamenti pubblici ai partiti nessun taglio ai fondi. Più trasparenza, ma nessuna modifica al funzionamento dei (falsi) rimborsi. Intanto, però, mentre lo scandalo che ha colpito la Lega Nord continua ad occupare le prime pagine dei giornali, un’altra notizia è passata nel silenzio generale: lo scorso sei aprile è stato iscritto nel registro degli indagati Franco Bonferroni, l’uomo “espressione dell’Udc”. L’accusa? Finanziamento illecito ai partiti.

di Carmine Gazzanni

pier_ferdinando_casini_ansaLa notizia è di quelle da prima pagina. Soldi all’Udc tramite l’Enav: iscritto nel registro degli indagati Franco Bonferroni, uomo “espressione dell’Udc”, come dichiarato da Lorenzo Cola, il superconsulente di Finmeccanica, nell’interrogatorio del nove dicembre 2010. Eppure la vicenda è passata nel silenzio generale di media e politica. Ad occuparsene soltanto Gian Marco Chiocci su Il Giornale del 13 aprile: un piccolo trafiletto relegato a pagina nove (Appalti Enav, finanziamenti illeciti all’Udc: un indagato – È Bonferroni, membro del Cda di Finmeccanica e vicino al partito di Casini). Nessun’altro si è interessato della questione.  Nessuna dichiarazione politica, nessun comunicato. Niente di niente. Molto strano visto che lo stesso leader del partito centrista, Pierferdinando Casini, è impegnato in questi giorni con i suoi sodali Alfano e Bersani a precisare che i finanziamenti pubblici ai partiti non si toccano. Verrebbe da pensare: due pesi e due misure? La domanda, a pensarci bene, è più che fondata: se tutti sono stati lesti a scagliarsi contro la Lega Nord (e qui nessuno sta difendendo il partito leghista, di cui noi stessi ci siamo occupati cogliendo ciò che è sfuggito ai più, ovvero “l’esistenza e l’operatività di un gruppo di soggetti protagonisti di un complesso sistema […] di riciclaggio o reimpiego, di capitali di provenienza illecita, almeno in parte verosimilmente riconducibili alle attività criminali poste in essere dalla cosca De Stefano), perché nessuno ha ripreso la notizia delle indagini a carico di Bonferroni?

FRANCO BONFERRONI, DA PARMALAT A WHY NOT – Un politico. Di prima e seconda Repubblica. Un uomo di Finmeccanica. Ma, a quanto pare, soprattutto un faccendiere. Franco Bonferroni è stato iscritto nel registro degli indagati per finanziamento illecito ai partiti in uno dei tanti filoni riguardanti gli appalti Enav (ente nazionale di assistenza al volo). Classe 1938, commercialista di Reggio Calabria, Bonferroni è stato parlamentare Dc per quattro legislature fino a diventare sottosegretario di Stato all’Industria e Commercio estero dal 1989 al 1992 sotto il Governo Andreotti. Non solo. Il suo nome compare in alcuni tra i più grandi scandali italiani degli ultimi anni. A cominciare da quello Parmalat: Bonferroni è stato chiamato in causa dall’ex direttore finanziario dell’colosso emiliano, Fausto Tonna; a suo dire avrebbe caldeggiato diverse operazioni Parmalat in Vietnam e Cambogia, in cambio di commissioni.

Il suo nome emerge anche nella celebre inchiesta Why Not della Procura di Catanzaro sul comitato d’affari calabrese che, secondo l’accusa, era all’opera da anni per gestire appalti e finanziamenti europei. L’ex pm Luigi De Magistris, che aveva in mano l’inchiesta,il 28 dicembre 2007, ascoltato dalla procura di Salerno, non a caso dichiarò che le indagini “stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti […] in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario”.

300 MILA EURO A BONFERRONI, “ESPRESSIONE DELL’UDC” – Ed ora il suo nome riemerge in un’altra scottante inchiesta. Infatti, con il passare degli anni, Bonferroni non ha smesso di fare strada: nel 2005 passa all’Udc di Pierferdinando Casini e, soprattutto, diventa membro del cda di Finmeccanica. Cerchiamo di ricostruire la vicenda.

Stando a quanto emerso dalle indagini, le tangenti servivano per assicurare agli imprenditori appalti Enav, la consociata più importante di Finmeccanica. Una nuova Tangentopoli con fiumi di denaro che non passano più direttamente dagli imprenditori ai politici, ma vengono distribuiti attraverso l’intermediazione prezzolata dei cda degli enti pubblici. Cda che, stando a quanto rivelato da Lorenzo Cola, veniva nominato tramite precise indicazioni politiche: Piergiorgio Alberti, espressione dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola; Nicola Squillace referente dell’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa; fino, appunto, a Franco Bonferroni come espressione dell’Udc.

Secondo l’accusa il finanziamento illecito diretto al partito centrista sarebbe stato previsto da Cola (come lui stesso ha dichiarato) e fatto arrivare tramite Lorenzo Borgogni (responsabile delle pubbliche relazioni del gruppo Finmeccanica) all’ex parlamentare Dc. Anche se Borgogni si è sempre detto all’oscuro di cosa contenesse la busta, Lorenzo Cola ha parlato di 300 mila euro in contanti finiti nelle mani di Bonferroni.

Nell’interrogatorio del 9 dicembre 2010, infatti, Cola dichiara ai pm di Roma di aver consegnato “agli inizi del 2008? 300 mila euro in contanti “all’on. Bonferroni”, spiegando che “per noi del gruppo Bonferroni era espressione dell’Udc”, “un riferimento politico preciso”. Non solo. Stando a quanto rivelato ancora da Cola è difficile credere che Borgogni non sapesse. Anzi. In un altro interrogatorio, infatti, il consulente di Finmeccanica ha dichiarato che “fu Borgogni a presentarmi l’onorevole Bonferroni […] a cui consegnammo personalmente circa 300mila euro che mi erano stati dati da Prudente (altro uomo di Finmeccanica, ndr)”. E ancora: “la consegna di somme di denaro a Bonferroni è avvenuta all’inizio del 2008 quando portai 300-350mila euro in contanti che mi furono consegnati da Iannilli e che provenivano da sovrafatturazioni di società che lavoravano con Selex, delle quali Iannilli (Marco, ndr) era formalmente il commercialista […]. In sintesi Borgogni mi aveva fatto la richiesta di denaro, io la girai a Iannilli, che preparò il contante e me lo fece trovare in una busta nella mia auto guidata dal mio autista”.

L’ALTRA TANGENTE DA 200 MILA EURO – Quella di Bonferroni, per altro, è la seconda vicenda che tira in ballo l’Udc per tangenti. Nel filone di indagini della Procura di Roma, infatti, si parla anche di un’altra presunta somma consegnata direttamente al tesoriere Giuseppe Naro: 200 mila euro che, secondo quanto riferito dall’imprenditore Tommaso Di Lernia (titolare della Print System) ai pm, erano destinati direttamente a ?Pierferdinando Casini. Secondo l’accusa l’amministratore delegato dell’Enav, Guido Pugliesi avrebbe accompagnamento Di Lernia nell’ufficio di Naro in via Due Macelli, a Roma. “Pugliesi – ha detto lo stesso Di Lernia durante un interrogatorio – mi disse che erano destinati a Casini. Vennero consegnati al tesoriere dell’Udc perché erano assenti sia Cesa (Lorenzo Cesa, segretario del partito, ndr) che Casini, impegnati in un’operazione di voto, secondo quanto disse il tesoriere”.

LA SCIALBA DIFESA DELL’UDC – Il partito di Pierferdinando Casini non ha aspettato tempo per difendersi dalle inchieste giudiziarie. Ma le tesi dei centristi certamente non dissipano i dubbi. Ad iniziare da quella dello stesso Casini che, rispondendo alle domande dei cronisti sulla vicenda, ha dichiarato: “Non mi sembra che le accuse vengano da Santa Maria Goretti”. Come dire: se gli altri rubano, posso rubare anche io. Sono legittimato a farlo. Una difesa – è evidente – assolutamente sterile. Così com’è stata quella del tesoriere Naro. Il 31 ottobre scorso il pm Paolo Ielo lo interroga. E la sua difesa, dice il gip “è generica”. Il tesoriere dell’Udc “esclude di aver ricevuto il denaro da Di Lernia, ma ammette di averlo incontrato nel suo ufficio con Pugliesi, con cui aveva un appuntamento per imprecisate ragioni. Per altro, Naro ammette anche la promessa di elargizione che durante quell’incontro gli avrebbe fatto Di Lernia in vista della futura competizione elettorale, ma nega che ciò sia poi avvenuto”. “Si tratta – conclude il gip – di una mera allegazione difensiva. Sconfessata dalle fonti di prova”.

NESSUNO TOCCHI CASINI – Le carte dell’inchiesta della procura di Roma, dunque, rivelano intrecci scottanti, tangenti che rivelano l’esistenza di un sistema illegale che tiene assieme aziende (peraltro pubbliche), imprenditoria e politica. Ma tutto tace. Nessuno ha chiesto spiegazioni a Casini, quello stesso Casini che, oggi, pur chiedendo maggiore trasparenza nei bilanci dei partiti, precisa che i fondi pubblici non devono essere toccati.

NESSUNO TOCCHI BERSANI. LE ‘COMICHE’ VOCI DEL BILANCIO PD – D’accordo con il leader centrista anche Pierluigi Bersani. D’altronde nemmeno al segretario democratico è stata rivolta una sola domanda su alcune voci di spesa che emergono dal bilancio del partito. Come rivelato, infatti, da Wanda Marra su Il Fatto Quotidiano, il Pd ha 43 milioni di euro di disavanzo, anche se dal 2008 al 2011 ha ricevuto complessivamente 200 milioni di euro di rimborsi elettorali. Ed ecco, dunque, quali sono le voci del bilancio democratico 2010 che più saltano all’occhio. Capitolo viaggi, ristoranti, alberghi: 2.165.138 euro. Altre spese bislacche sono quelle inerenti alcune iniziative come “1000 piazze” o il “dopofestival a Sanremo”. E poi i 5 milioni di euro utilizzati per le “iniziative volte ad accrescere la partecipazione delle donne”. E, infine, le spese pazze per la sede nazionale in via del Nazareno a Roma: 1.783.000 euro per la regolazione di “poste pregresse”; per vigilanza, assicurazioni e pulizia 1.862.000 euro. Quindi gli stipendi: per un totale di 173 dipendenti, 17 giornalisti e 12 collaboratori, la bellezza di 12 milioni.

Eppure nessuno parla. Né Casini, né Bersani. Tutto tace. E si continua a discorrere sulla necessità dei fondi. Chapeau.

LEGGI ANCHE

FINANZIAMENTO AI PARTITI/ La più grande truffa della (mala)politica italiana

PIERFERDINANDO CASINI/ Quirinale o Palazzo Chigi? La truffa della nuova legge elettorale per eliminare gli “intransigenti”

FINMECCANICA/ Inchiesta sul sistema di potere che rovina il Paese

TERZO POLO/ Le proposte di un partito senza senza reale peso politico

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.