FINANZIAMENTI ALL’EDITORIA / Fiumi di denaro pubblico e nessun criterio selettivo. Ed oggi a “rischiare” sono quotidiani come “Il Manifesto” |
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| Inchieste - Italia | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Scritto da Carmine Gazzanni | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 22 Febbraio 2012 06:26 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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di Carmine Gazzanni 45 milioni di euro per 29 giornali editi da “cooperative”; 42 milioni per i 17 editi da enti no profit (come L’Avvenire); 28 milioni per gli editi da partito. Una valanga sono i soldi (per il 2010 circa 150 milioni di euro) di cui hanno goduto quotidiani e riviste di ogni genere: editi da cooperative, da enti, associazioni o fondazioni e partiti. E – come ci conferma anche Norma Rangeri, direttore de “Il Manifesto” –proprio la mancanza di un criterio razionale e selettivo nell’assegnazione dei fondi è oggi responsabile di un taglio necessario che, però, sembra colpire giornali storici, come appunto Il Manifesto.
Stesso discorso vale anche per “Il Manifesto”: l’otto febbraio il Ministero per lo Sviluppo Economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta. E potrebbe essere la prima di una lunga serie. Come ci ha spiegato il direttore del giornale, Norma Rangeri, “questa è una situazione abbastanza inedita perché è la prima volta che una cooperativa editoriale viene messa in liquidazione coatta. È un primis giuridico, diciamo. Verranno qui i tre liquidatori, nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico, che si sostituiranno al consiglio di amministrazione. E quindi saranno i gestori dell’azienda”. In pratica i liquidatori “insieme agli organismi del giornale, vedranno come fare per rimettere in piedi dal punto di vista economico l’impresa Manifesto: potranno proporre varie soluzioni su vari fronti, a cominciare dal costo del lavoro”. Non è da escludere, dunque, che ci saranno anche licenziamenti; d’altronde, come ci dice la Rangeri, “noi siamo già in stato di crisi, abbiamo già la cassa integrazione. Quindi ci potrebbe essere un ampliamento di questa. Questo non lo so. Tecnicamente sono cose che verranno discusse e decise in un secondo momento”. Al momento l’unica cosa certa è che mancano risposte concrete dal Governo: “bisogna capire – continua il direttore de “Il Manifesto” - questo fondo dell’editoria che fine farà. Al momento dal Governo sono giunte solo parole e rassicurazioni. Ma nulla di concreto. Chiaramente se ci sarà il sussidio le cose cambieranno. In più noi abbiamo lanciato una campagna e già stanno arrivando diversi abbonamenti che incideranno”. Ma la Rangeri rassicura i lettori: “comunque non si chiuderanno le pubblicazioni. Rimarremo in edicola”. I DATI DELLA STAMPA “SUSSIDIATA” - Eppure, fino ad ora, tutti hanno goduto, indistintamente di aiuti statali. E, probabilmente, proprio l’assenza di un criterio selettivo nell’assegnazione dei fondi è oggi responsabile di un taglio necessario. Come ci dice infatti Marco Cobianchi, giornalista e autore di “Mani Bucate” (libro illuminante su tutti i meccanismi tramite cui i privati ricevono finanziamenti pubblici), “io non sono contrario al finanziamento in sé, ma i criteri sono totalmente da rivedere”. I sussidi, infatti, certamente sono importanti per garantire il pluralismo dell’informazione; “se però andiamo a vedere nella pratica come questi sussidi sono stati assegnati, si scopre che sono stati utilizzati da privati per ottenere soldi pubblici complicando la situazione di giornali che nessuno voleva comprare; sono serviti come ammortizzatori sociali per giornalisti che altrimenti non avrebbero trovato lavoro in quei giornali. Sono serviti per pubblicare giornali che non avevano attecchito. Poi sono serviti anche per fare truffe: diverse sono state le truffe connesse all’editoria. E queste ci sono state proprio perché i soldi erano troppi e gestiti male. Quando ci sono troppi soldi, ci sono anche le truffe. È una regola direi matematica: riducendo i soldi, si riducono anche le truffe”. E, chiaramente, tra i beneficiati, non possono mancare i partiti (su cui torneremo più approfonditamente in seguito) che, anche in questo caso, sono quelli che godono di maggiori benefici: sono gli unici, ad esempio, a godere di finanziamenti anche per l’online. Ma soprattutto ricevono sussidi non in base alle copie vendute, ma alla tiratura, in base cioè a quante copie vengono stampate e non a quante vengono vendute. Benefici su benefici, insomma, che sfiorano l’assurdo in alcuni casi. “Come il caso - ricorda Cobianchi - del Pd: un partito che riceve finanziamenti non per uno, ma per due partiti, Europa e L’Unità”. Ma andiamo con ordine. La legge cardine dei finanziamenti all’editoria risale addirittura al 1981 (articolo 30: “Finanziamenti per la ristrutturazione economica-produttiva”). Da allora lo Stato ha versato fiumi di denaro ai giornali di cui - è bene precisarlo sin da ora - è impossibile fare una stima precisa: i sussidi statali, infatti, come ci conferma lo stesso Cobianchi, sono solo una parte dei vari finanziamenti che ricevono i giornali: “non bisogna dimenticare che tutte le regioni italiane sussidiano i giornali locali. Quindi non sono quei 150 milioni di adesso, ma molti di più”. Quanti? Come ci conferma l’autore di “Mani Bucate”, “è letteralmente impossibile avere un numero. Chi dà numeri su quanti soldi vanno all’editoria dà numeri certamente non verificabili perché ci sono, oltre i sussidi statali, quelli regionali, poi ci sono gli sconti fiscali, gli sconti sulla carta, sulle bollette. È impossibile dare una cifra precisa”. In effetti accanto ai finanziamenti ministeriali e regionali, le casse pubbliche assicurano anche finanziamenti “indiretti”: stiamo parlando di una serie di leggi che consentono riduzioni tariffarie sull’energia elettrica, sconti sull’abbonamento ai servizi telefonici e postali e, addirittura, sull’acquisto della carta. Certamente, però, già soltanto i dati relativi ai contributi del 2010 sono eloquenti: più di 150 milioni di euro (€ 178. 657.891), elargiti in maniera – sembrerebbe – poco selettiva. Cominciamo con i quotidiani che ottengono finanziamenti in quanto “editi da cooperative di giornalisti”. Qui la parte da leone è proprio de Il Manifesto, che gode di quasi 4 milioni di euro; ma troviamo anche “L’Avanti!” del latitante Valter Lavitola. Tuttavia non sono gli unici: tra locali e nazionali lo Stato ha elargito sussidi per quasi 45 milioni di euro per un totale di 29 giornali. Ecco i più “beneficiati”:
Ma lo Stato guarda con “affetto” anche a quei quotidiani che, pur essendo nati come “organi di partito”, si sono poi trasformati anch’essi in “cooperative”. Ed ecco, allora, tra gli altri, Il Foglio di Giuliano Ferrara (che era nato come organo del movimento “Convenzione per la giustizia” ideato da Marcello Pera e Marco Boato):
Poi ci sono i quotidiani “editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali”. Anche in questo caso i finanziamenti raggiungono cifre stellari: quasi 42 mila euro per soli 17 giornali. Spicca, tra gli altri, il sussidio per l’Avvenire. Il giornale dei vescovi gode di quasi 6 milioni di euro:
E non finisce qui. Sono previsti finanziamenti anche per i quotidiani “editi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle D'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige”: 5,3 milioni di euro che si sono spartiti solamente in quattro. UNA VALANGA DI PERIODICI SUSSIDIATI - “Se questo fondo deve garantire il pluralismo delle voci e delle idee – dichiara Norma Rangeri - è giusto che non ne abbiano accesso periodici commerciali”. Eppure, a vedere i dati del dipartimento dell’editoria, si rimane decisamente perplessi. Siano essi “editi da cooperative”, o “editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali”, in entrambi i casi lo Stato comunque ha riservato ai periodici lauti finanziamenti. Per i primi, ad esempio, ricordiamo riviste come “Rassegna Sindacale” (506 mila euro), “Motocross” (506), “Chitarre” (277) o il “Notiziario agricolo spazio rurale” (405). E poi “Suono Stereo Hi Fi” (221) e “Trenta giorni nella chiesa e nel mondo” (506). Per quanto riguarda, invece, le riviste edite da fondazioni o enti no profit, il discorso è molto più articolato. Troviamo infatti una valanga di periodici. Molti editi da enti religiosi. Ricordiamo, ad esempio, “Famiglia Cristiana” (€ 312.000,00), “L’Azione” (120 mila) edito dalla Diocesi di Vittorio Veneto, “Buddismo e Società” (28 mila) edito dalla Soka Gakkai, un sottoinsieme del buddismo (per molti una vera e propria setta religiosa); e poi la “Civilità Cattolica” (55 mila) edito dal “Collegio degli scrittori della civiltà cattolica della compagnia di Gesù”; e ancora: “Jesus” (71 mila), “Lampade viventi nella chiesa” (6 mila), “Giornale della comunità parrocchiale” (53 mila), “La Madonna della Guardia” (60 mila), “Il messaggio del cuore di Gesù” (18 mila), “San Francesco Patrono d’Italia” (66 mila). E poi ci sono anche quegli enti che, non contenti, decidono di editare più periodici. È il caso (non unico) dell’ente “per le opere di religione e di culto della diocesi di Vigevano”, con “L’Aurora della Lomellina” (41 mila) e “L’araldo lomellino” (31 mila). Ma, nella lista fornita dal Dipartimento per l’editoria troviamo anche altri periodici interessanti, come “Sprint e Sport” (€ 506.660,00), “Car Audio&FM” (€ 297.400,00), “Italia ornitologica” (€ 40.240,00) e “Distribuzione carburanti”, rivista che ha ricevuto dallo Stato nel 2010 19.400 euro. Ha ragione, allora, Marco Cobianchi che, a Infiltrato.it, dichiara: “innanzitutto bisogna tagliare i sussidi, ma questo dal 2010 si sta facendo: da 300 milioni circa i finanziamenti si sono praticamente dimezzati. Secondo passo sarebbe quello di legare i sussidi a giornali che hanno - se vogliamo garantire il pluralismo - qualche cosa di originale da dire rispetto a un punto di vista particolare sulla società, sulla politica, sull’economia, sulla religione, eccetera. Questi vanno finanziati, tutti gli altri no. Non si può pensare che giornali storici rischiano di chiudere e ‘Motocross’ riceva soldi pubblici”. Quando si dice “mani bucate” … LEGGI ANCHE Informazione: Gelli, la menzogna dell'Occidente, l'agonia della stampa e l'inutilità delle caste EDITORIA DI PARTITO / Più stampi (senza vendere), più guadagni ALBO PUBBLICISTI/ Tra abolizioni, riforme classiste e una pazza idea: “Pensioniamo l’Ordine” BEAUTY CONTEST e FREQUENZE TV/ Cosa ne sanno i deputati? Ecco il Vaffanzoom...
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