Federalismo fiscale e Riforma Gelmini: B. nella morsa della Lega

Mentre l’attenzione mediatica era tutta puntata sulle notti brave ad Arcore e sul “lettone” di Silvio Berlusconi, i lavori parlamentari sono andati avanti. Anzi, i due aspetti non possono essere intesi se non legati nel profondo. E allora chiediamoci: come sta influendo la vicenda-Ruby nella politica italiana? Quali sono stati i suoi effetti?

bossi-tremontiCaso Ruby. In queste ultime due settimane la vicenda – oramai arcinota checché ne dicano i Berluscones – ha monopolizzato le cronache politiche, nazionali e non. Giustamente, per carità, visti i retroscena e i reati penali imputati agli indagati protagonisti dello scandalo (dalla concussione, alla prostituzione minorile, fino al favoreggiamento della prostituzione). Ma, mentre l’attenzione mediatica era tutta puntata sulle notti brave ad Arcore e sul “lettone” di Silvio Berlusconi, i lavori parlamentari sono andati avanti. Anzi, i due aspetti non possono essere intesi se non legati nel profondo. E allora chiediamoci: come sta influendo la vicenda-Ruby nella politica italiana? Quali sono stati i suoi effetti? Ad uno sguardo superficiale sembrerebbe che la vita governativa italiana, a parte le rituali critiche del momento alzate dall’opposizione, stia continuando come sempre. Eppure non è così: il Governo potrebbe trovarsi in una situazione di profondità instabilità. L’ago della bilancia? Come sempre – ed ora più che mai –  la Lega Nord.


FEDERALISMO MUNICIPALE. IL TESTO DECISIVO PER LE SORTI DEL GOVERNO

Iniziamo dalla questione che più delle altre sta tenendo banco in queste ore in Parlamento. Il federalismo fiscale. Il testo è pronto e sembrava che dovesse andare in porto con estrema facilità, eppure proprio due giorni fa il parere contrario dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha bloccato i lavori. Tutto rimandato al tre febbraio, come dichiarato da Enrico La Loggia, Presidente della Commissione Parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. In quel giorno ci saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale. Ma la questione resta profondamente ingarbugliata, anche perché pare che, oltre alle opposizioni, anche il Terzo Polo ritenga che il testo sia stato concepito in fretta e furia, tant’è che Futuro e Libertà già quattro giorni fa aveva chiesto una proroga di sei mesidecreti attuativi proprio del Federalismo fiscale. per il varo dei

Tempo in più che, invece, non è contenuto nel testo. Proprio per questo Fli, Udc e Api hanno assicurato che, se il testo dovesse rimanere  così com’è stato concepito, non voterà “”. E la questione preoccupa e non poco Silvio Berlusconi. Se, infatti, da una parte è pressato dalla magistratura e dalla vicenda Ruby, dall’altra potrebbe cadere l’appoggio incondizionato della Lega, appunto se il federalismo dovesse arenarsi. Scenario che non è affatto da escludere: è la terza volta, infatti, che il Governo presenta un decreto sul fisco municipale. Quanto accaduto le prime due volte, potrebbe ripetersi anche in quest’occasione. Sono infatti diversi i punti contestati dall’Anci. Essenzialmente i rilievi riguardano soprattutto i tempi e i valori, tali da non consentire una effettiva valutazione degli effetti che le nuove norme potranno provocare sui territori. Stessa posizione delle opposizioni, dunque.

E allora come giustificare questa “agire di fretta” dell’esecutivo? Come detto anche prima, è la stessa sua fragilità che spinge innanzitutto la Lega a fare pressioni su Silvio Berlusconi affinchè si giunga ad attuare quanto promesso all’elettorato padano. Se saltasse il federalismo la strada verso le elezioni sarebbe spianata, non soltanto per un problema di coerenza della Lega, ma anche perché non è credibile che il Carroccio sia disposto a pagare dazio senza colpo ferire. E così la palla torna nuovamente all’opposizione: lascerà passare il provvedimento sebbene le evidenti lacune o resisterà rendendo, in questo modo, la vita impossibile al Governo? In più e più occasioni, d’altronde, Umberto Bossi ha mostrato di non digerire quanto sta venendo alla luce da intercettazioni e testimonianze (“si riposi, ci pensiamo noi”); e nemmeno ha fatto mistero di non disdegnare elezioni anticipate.

Proprio per questo pare che Umberto Bossi si cominci a guardare attorno e, se fino a poco tempo fa riteneva che Fini “presidente della Camera è un problema” perchè “invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie”, ora pare che non disdegni il dialogo – preventivo – con Futuro e Libertà; e il partito di Fini, stando a quanto rivelato da “Il Fatto Quotidiano”, potrebbe rilanciare: “votiamo subito il federalismo e un minuto dopo noi siamo pronti a far cadere Berlusconi e dare il via alle manovre per un governo a guida Tremonti”. Il Pdl si è subito prevenuto ponendo per oggi alle 16 il voto di fiducia su Sandro Bondi: la Lega sarà obbligata a votarla proprio perché colta in contrattempo. Ma, comunque vada con il Ministro della Cultura, la questione rimane rovente. La partita politica, in pratica, potrebbe giocarsi definitivamente proprio sul federalismo.


LA GELMINI E I SETTE MEMBRI DELL’ANVUR. SI CONTINUA CON UNA LINEA LEGHISTA?

Un’altra notizia che è passata assolutamente in silenzio e che, tuttavia, rivela come il Governo sia fortemente condizionato dalla Lega Nord, riguarda – ancora una volta – la Riforma Gelmini. Alcuni giorni fa “Infiltrato.it” aveva analizzato un ddl sul quale sta lavorando il Ministro, un ddl talmente discriminatorio che avevamo ribattezzato “federalismo scolastico” (non più albi nazionali, ma solo regionali, con l’impossibilità in pratica, per i docenti, di spostarsi da regione a regione). Ma non è finita qui. Proprio in questi giorni sono arrivate, direttamente dal Consiglio dei Ministri, le nomine dei membri dell’Anvur, l’organo che dovrà valutare il sistema universitario e la ricerca. Chi mai sarà stato nominato? Sette professori universitari: una sociologa (Luisa Ribolzi), un genetista (Novelli), un fisico (Stefano Fantoni), un veterinario (Massimo Castagnaro), un ingegnere (Sergio Benedetto) e due economisti (Fiorella Kostoris e Andrea Bonaccorsi). Due particolarità. 

La prima salta agli occhi: nessun umanista o letterato. Nessun professore di facoltà umanistiche le quali, in questo modo, saranno tagliate fuori. La seconda, invece, è ancora più clamorosa: tutti questi professori appartengono a Università del Nord o del Centro. In pratica nell’Anvur non ci sarà nessun professore di Atenei meridionali, nessun rappresentante delle facoltà collocate a Sud di Roma. Né la questione dev’essere ritenuta secondaria nel quadro della Riforma. L’Anvur, infatti, giudica gli atenei non per gusto di giudizio. Il ruolo di quest’agenzia è fondamentale: dalle valutazioni, infatti, discendono i finanziamenti che premiano i risultati migliori. Il rischio, a questo punto, è tangibile: si potrebbe profilare una situazione per la quale gli atenei del Nord risultino profondamente più avvantaggiati sugli altri. La domanda, a questo punto, è ovvia: chi ha nominato i sette membri? E soprattutto: quali sono stati i criteri di selezione? Verrebbe da pensare esclusivamente a “criteri territoriali”.

 

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