F-35/ Il bidone da 40 miliardi, le bufale di Di Paola, l’istruttoria della Corte e la mozione di Vendola

Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha insistito molto sul progetto. Bisogna acquistare gli F-35. Novanta, per la precisione. Costo stimato: oltre 15 miliardi di euro, destinati però a salire, secondo alcune stime, fino a 40 miliardi di euro se si calcolano costi di manutenzione ed esercizio nei prossimi anni. Intanto tutti i rapporti dicono, in sintesi, che il cacciabombardiere si sta rivelando un bidone e diversi Paesi hanno già abbandonato il programma. Negli ultimi giorni anche la Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria per danno erariale. Tutti eventi che potrebbero portare anche l’Italia ad abbandonare il progetto: la prima mozione presentata in Senato (primo firmatario Nichi Vendola) chiede al governo di ritirare la propria adesione e a riversare i soldi così risparmiati per un “programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato – ad esempio – alla messa in sicurezza degli edifici scolastici”. La mozione c’è. Ora spetta al prossimo governo tradurla in legge.

 

di Carmine Gazzanni

IL BIDONE F-35: VISIBILITÀ ZERO, SISTEMA RADAR CHE NON FUNZIONA. E IL PERICOLO DEI TEMPORALI – Altro che supercaccia! Era stato presentato come un cacciabombardiere di quinta generazione, capace di trasportare anche ordigni nucleari con caratteristiche stealth e net-centriche, ovvero bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e capacità di interazione con tutti i sistemi di comunicazione presenti sullo scenario di guerra, che decolla ed atterra in verticale e viaggia a velocità supersoniche. E invece si sta rivelando un bidone.

Come raccontato qualche giorno fa da L’Espresso, un rapporto dei piloti americani del 15 febbraio dimostra le tante falle degli F-35. “Le pagine – scrive Gianluca Di Feooffrono un ritratto desolante dell’aereo più costoso di tutti i tempi, che sta creando polemiche negli Stati Uniti e in tutti i Paesi coinvolti nell’operazione, inclusa l’Italia che intende acquistare 90 F-35 con una spesa superiore a dodici miliardi di euro”. Tanti i problemi. Il principale sarebbe quello della visibilità. Incredibile ma vero: stando ai piloti, la cabina sarebbe stata disegnata male e non si riuscirebbe a vedere nitidamente gli altri aerei in volo. Una condizione che – ovviamente – potrebbe rivelarsi anche letale.

A dare grossi problemi anche il sistema radar. “In due missioni – dicono i top gun statunitensi – è stato completamente fuori uso, in una non ha mostrato i bersagli, in un’altra senza motivo ha smesso di segnalare gli obiettivi, in un’altra ancora ci ha messo troppo tempo per individuare bersagli che si muovevano alla stessa velocità”.

f35_40_miliardiUn’altra pecca grave per quello che doveva essere “il miglior sistema di combattimento mai realizzato”. Come se non bastasse, problemi sono emersi anche per quanto riguarda l’apparato che proietta i dati nel casco del pilota, un sistema decisivo in tutti i caccia di ultima generazione. E ancora: il seggiolino eiettabile sarebbe privo dei sensori indispensabili per mettere al sicuro il pilota liberandolo dall’imbracatura.

Né è possibile fare addestramento. Attualmente, infatti, i voli sono proibiti di notte e in condizioni meteo difficili. Perfino quando piove non possono restare in aria. Come emerse qualche settimana fa, d’altronde, anche un temporale potrebbe essere letale. Insomma, un vero e proprio fallimento.


DALL’OLANDA ALLA GRAN BRETAGNA. SI RITIRANO TUTTI DAL PROGETTO – Ma facciamo un passo indietro. Il progetto per la realizzazione di questo velivolo è frutto di un accordo tra gli Stati Uniti e 8 Paesi partner, tra cui l’Italia, che prevede la realizzazione di 3.173 velivoli per un costo complessivo stimato di 396 miliardi di dollari, anche se nessuno, allo stato attuale, è in grado di quantificare il costo finale dell’intero progetto e quindi di ogni singolo aereo, comunque oggi stimato intorno ai 190 milioni di dollari.

Per quanto detto prima, molti Paesi hanno ritirato la loro adesione o sembrano intenzionati a farlo. L’Olanda (dopo peraltro aver aperto un’inchiesta parlamentare), l’Australia, il Canada e la Turchia sono definitivamente usciti dal progetto. La Gran Bretagna deciderà il numero degli aerei da acquistare solo dopo la pubblicazione del Defence and Security Review, nel 2015. La Danimarca ha riaperto la gara per decidere entro il 2015 di quale aereo dotarsi.

MA L’ITALIA ANCORA CI CREDE. DAL 1998 – E l’Italia? Per quanto riguarda il nostro Paese la storia comincia nel 1998, con la richiesta iniziale di 131 aerei, ridotta poi nel 2012 a 90 velivoli, considerati dalle Forze armate – e dal ministro Di Paola – “indispensabili” perché andrebbero a sostituire tre linee di velivoli: i Tornado, gli AMX e gli AV-8 B, senza tuttavia alcuna spiegazione circa il ruolo di un aereo tanto sofisticato, considerati gli impegni internazionali italiani.

Il via libera, però, ci fu già tre anni prima, nel 2009, quando le Commissioni Difesa di Camera e Senato espressero parere favorevole al programma.

Posero però delle condizioni: “la conclusione di accordi industriali e governativi che consentano un ritorno industriale per l’Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali; la fruizione da parte dell’Italia dei risultati delle attività di ricerca relative al programma; la preventiva individuazione di adeguate risorse finanziarie che non incidano sugli stanziamenti destinati ad assicurare l’efficienza della componente terrestre e, più in generale, dell’intero strumento militare”.

Ovviamente – ad oggi – nessuna di tali condizioni è stata rispettata. Contrariamente a quanto detto in diverse occasioni dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.


DAL COSTO AI POSTI DI LAVORO. LE BUFALE DI GIAMPAOLO DI PAOLA – Cominciamo dai costi, su cui ovviamente Di Paola ha sempre glissato.

Ministro-Di-Paola_bufale_f35Secondo quanto ricostruito da Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca, esponenti della campagna Taglia le ali delle armi e autori de Il carro armato, libro-scandalo sugli sprechi delle Forza Armate, “finora abbiamo partecipato alla fase di sviluppo e di pre-industrializzazione per un costo di 2 miliardi di euro, costo confermato dall’Aeronautica Militare. Oltre a questo occorre aggiungere 700 milioni di euro stanziati per costruire la struttura di Cameri (Novara, ndr), dove dovrebbero essere assemblati i velivoli e dove Alenia dovrebbe costruire l’ala sinistra del velivolo”.

Finora, dunque, già se ne sono andati 2,7 miliardi di euro. Il ritorno, invece? Per il momento le nostre industrie hanno ottenuto appalti per circa 600 milioni di euro.

Considerando i circa 3 miliardi di euro spesi fino ad ora, il calcolo è immediato: un ritorno di poco superiore al 20 per cento delle spese, che difficilmente renderà possibile un ritorno di circa 14 miliardi di euro, come sbandierato dai vari Governi che hanno sostenuto questo progetto (Prodi a suo tempo, Berlusconi poi, infine Monti).

Ancora. Circa un anno il ministro-ammiraglio diceva: “è un programma di elevato valore operativo che garantirà molti posti di lavoro”.

Quanti? Dieci mila. Peccato sia una bufala colossale. Le stime sindacali, infatti, dicono tutt’altro. Si tratterebbe, infatti, al massimo di circa 2.000 posti e per di più sarebbero ricollocazioni di lavoratori precedentemente impegnati con l’Eurofighter, il caccia precedente all’F-35.

Come dicono peraltro Paolicelli e Vignarca, “con 15 miliardi di investimento si possono avere ben più di 2.000 posti di lavoro”.

IL REALE COSTO DEGLI F-35: 40 MILIARDI DI EURO. E LA CORTE DEI CONTI APRE L’ISTRUTTORIA PER DANNO ERARIALE – Finita qui? Certo che no. I 15 miliardi previsti per i 90 F-35 che, per il momento, il nostro Paese è interessato a comprare, sarebbero in realtà molto di più.

Uno studio indipendente effettuato in Canada (Kpgm) ed altri organi di controllo pubblici hanno infatti stabilito che il costo complessivo in 40 anni, includendo anche l’uso e la manutenzione, potrebbe essere di circa 50 miliardi di dollari. In euro: 40 miliardi.

Una cifra spaventosa che ha portato la procura regionale per il Lazio ad aprire un’istruttoria per valutare eventuali danni erariali, visti i difetti tecnici dei velivoli e, soprattutto, il periodo di forte crisi economica che vive il Paese.


vendola_f35PRIMA MOZIONE IN SENATO: SOSPENDERE LA PARTECIPAZIONE ITALIANA AL PROGETTO F-35 – Le cose, però, potrebbero cambiare.

Suggestivamente la prima mozione presentata a Palazzo Madama da diversi esponenti di Pd e Sel (primo firmatario Nichi Vendola) impegna il governo proprio “a sospendere immediatamente la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35; a procedere in tempi rapidi ad una attenta ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base del dettato costituzionale e della politica estera italiana, affermando un ruolo centrale per la politica europea e sostenendo il ruolo di peacekeeping per le Forze armate”.

E i soldi così risparmiati? Si impegna l’esecutivo “a destinare le somme così risparmiate ad un programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato – ad esempio – alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela del territorio nazionale dal rischio idro-geologico, e alla realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido”.

La mozione c’è. Toccherà al prossimo governo (appena finite le consultazioni al Quirinale) tradurre in legge la mozione.

I motivi ci sono tutti. Ora bisogna solo vedere se, accanto alle ragioni più che convincente, ci sia anche buona volontà.

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