ESODATI/ Che fine hanno fatto i 55 mila? I soldi ci sono, ma Elsa “dimentica” di fare il decreto.

Caro ministro Fornero, che fine hanno fatto gli esodati? Nonostante la crisi di governo e la fine imminente della legislatura, rimane un pesante vuoto normativo: al momento ben 55 mila lavoratori si trovano senza alcuna copertura. A rivelarlo la Corte dei Conti in una nota: il decreto, dicono i magistrati, ancora non è stato registrato. In altre parole, nonostante i soldi siano stati trovati (ben 1,2 miliardi), manca il decreto attuativo che permetta di utilizzarli (nonostante siano passati cinque mesi dall’approvazione del provvedimento). “Si è in attesa, al momento, di chiarimenti da parte del Ministero del lavoro”, dicono i magistrati. Ma la Fornero latita.

 

di Carmine Gazzanni

Quella degli esodati è una storia che, se non fosse vera, avrebbe dell’esilarante. Peccato, però, che sia drammaticamente reale. Non sono frutto di fantasia i 120 mila lavoratori che hanno interrotto il proprio rapporto di lavoro volontariamente (per effetto di accordi di ristrutturazione o crisi aziendali) e che ora rischiano di trovarsi per lunghi periodi senza più stipendio e senza avere ancora maturato i requisiti minimi per ottenere una pensione. Tutto vero, dunque.

Così com’è vero, peraltro, che quasi la metà di loro – 55 mila lavoratori – ancora non hanno ricevuto dal governo alcuna garanzia, né alcuna copertura economica. Eppure è di agosto il provvedimento – l’articolo 17 della spending review – tramite cui si sono destinati ben 1,2 miliardi di euro per la copertura dei 55 mila esodati. Cos’è successo allora? Semplice: ancora manca il decreto attuativo che permetta concretamente di poter utilizzare il finanziamento disposto. Nonostante siano passati ben cinque mesi dall’approvazione del provvedimento.

fornero_esodati_soldi_si_ma_niente_decretoPer capire meglio l’assurdità della situazione, però, bisogna partire da principio. La saga esodati nasce con la riforma pensionistica dello scorso dicembre (articolo 24 del decreto Salva Italia): ridisegnando completamente le regole di uscita del mondo del lavoro, sono stati lasciati nel limbo – senza lavoro e senza pensione – un ampio numero di soggetti. Sì, ma quanti? I mesi successivi alla riforma sono stati distinti proprio da una lotta di numeri. Ad aprile per la Fornero erano 65 mila. Per i sindacati erano molti di più: 350 mila. A fare i conti ci ha pensato poi l’Inps: 130 mila. Nel rompicapo dei numeri, alla fine il governo è riuscito a salvaguardare proprio gli iniziali 65 mila con un fondo di 5 miliardi.

Mancano, appunto, gli altri 55 mila. Arriviamo così, come detto, ad agosto 2012 con l’approvazione dell’ormai famosa spending review. Recita l’articolo 17: “le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011 (il decreto Salva Italia, ndr) continuano ad applicarsi, nel limite di ulteriori 55.000 soggetti, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011”. In pratica, si prevede un fondo anche per gli ulteriori 55 mila esodati individuati dal ministro Fornero. Ancora più chiaro il comunicato stampa di Palazzo Chigi di quei giorni: “grazie al risparmio ottenuto – si leggeva – sarà inoltre possibile estendere la clausola di salvaguardia in materia pensionistica prevista dal decreto legge ‘Salva Italia’ ad altri 55.000 soggetti, anche se maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011”. Ma di quanti soldi stiamo parlando?Complessivamente – continua il comunicato – l’importo a favore dei lavoratori ‘salvaguardati’ è di 1,2 miliardi”.

I soldi, insomma, ci sono. Sono stati trovati. 1,2 miliardi di euro. Tutto preciso, dunque. Tutto regolare. E invece no. Il comma 2 dello stesso articolo 17, infatti, prevede un ulteriore decreto del ministro del lavoro Elsa Fornero, di concerto con il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, da adottarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (15 agosto 2012), “al fine di definire le modalità di attuazione della disposizione”. Insomma, era necessario un decreto attuativo da prendere entro il 15 ottobre. I tempi, insomma, sono più che scaduti. Da un bel po’. Da oltre due mesi.

Eppure, nonostante le reiterate rassicurazioni provenienti dai due ministeri, nessuno ha mosso un dito. A riferirlo – nero su bianco – la Corte dei Conti. Nella giornata del 6 dicembre 2012, infatti, l’Ufficio per le relazioni con il pubblico della Corte, in risposta alle sollecitazioni pervenute dal rappresentante di uno dei comitati degli esodati, ha comunicato che “il decreto in oggetto, pervenuto alla Corte dei conti in data 7 novembre 2012, non è stato ancora registrato”. Chiaro: manca il decreto attuativo, come detto. Nonostante il tempo sia più che abbondantemente trascorso. Nonostante le rassicurazione di Fornero e Grilli.

Non solo. Nessuno parrebbe interessarsi alla vicenda. Continua la Corte: “Si è in attesa, al momento, di chiarimenti da parte del Ministero del lavoro”. Chiarimenti, però, che tardano ad arrivare. Insomma, la Fornero latita. Poco male. Lei, perlomeno, uno stipendio (e che stipendio!) ce l’ha.

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