ESCLUSIVA/ Scandalo MPS, ecco il legame tra le grandi banche americane e la finanza vaticana

Ieri parlavamo dei rapporti e dei forti interessi di Mps con Francesco Caltagirone da una parte, e con Gianni Letta dall’altra. Due uomini legati a doppio filo con la finanza cattolica. Da qui la domanda: che ruolo ha giocato il Vaticano nella vicenda? Forse non di primo piano. Ma rimane come sfondo in questo sottobosco di intrecci e interessi politici e, soprattutto, economici che, in pratica, toccano tutti. Da Ettore Gotti Tedeschi a Andrea Orcel, da Emilio Botin ai legami con lo Ior del Banco di Santander. Fino ai Rotschild.

 

di Carmine Gazzanni

MPS-ANOTNVENETA: UN AFFARE FINANZIARIO “MONDIALE” – Altro che politica. O meglio, non solo. Dietro lo scandalo che sta investendo il Monte dei Paschi di Siena cominciano a spuntare nomi grossi della finanza non solo italiana, ma anche mondiale. Soltanto ieri ricordavamo un particolare sfuggito ai più: per gestire l’acquisizione di Antonveneta dagli spagnoli del Santander, l’ex numero uno di Mps Giuseppe Mussari decide di affidarsi alla potente banca americana della Morgan Stanley che, insieme, a Citigroup, Merrill Lynch, Credit Suisse, Mediobanca e Jp Morgan copre anche economicamente l’operazione.

L’aumento di capitale si articola in tre direzioni: la sottoscrizione da parte degli azionisti Mps per cinque miliardi; l’emissione di nuove azioni per un miliardo al servizio di un prestito convertibile e l’emissione di strumenti di debito subordinati per un massimo di due miliardi. Ultimo tassello un finanziamento ponte da 1,95 miliardi da ripagare con la cessione di asset non strategici. Ebbene, i sei istituti finanziari partecipano a ogni fase dell’operazione.

Si legge sul CorSera del 21 dicembre 2007: “Citigroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Credit Suisse e Mediobanca si sono impegnati a sottoscrivere fino a 2,5 miliardi di euro. Jp Morgan, Goldman Sachs e Mediobanca cureranno il convertibile. Merrill, Citigroup, Goldman Sachs e Credit Suisse garantiranno poi la sottoscrizione degli strumenti di debito subordinati. Per il finanziamento ponte, infine, che verrà utilizzato da Mps nel caso di ritardi e problemi sugli altri due fronti, Citigroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch e anche Credit Suisse e Mediobanca per la loro parte ne assicureranno la sottoscrizione”. Insomma, l’acquisizione – proprio quella su cui si è soffermata la lente della magistratura – è stata seguita in tutte le sue parti dalle banche.

mps_banche_americane_e_iorNon a caso, secondo quanto ricostruito proprio ieri da Fiorenza Sarzanini sempre su Il Corriere della Sera, la magistratura starebbe lavorando sulla possibilità che a distribuirsi la “plusvalenza” siano stati non solo Monte dei Paschi e Santander, ma anche un terzo protagonista, cioè Jp Morgan. Tutto girerebbe intorno all’acquisto di Antonveneta effettuato nel 2007 da Santander per 6,3 miliardi di euro. Gli spagnoli solo due mesi dopo riuscirono rivenderla a Mps per 9,3 miliardi di euro con un’aggiunta di oneri che fecero lievitare la cifra a 10,3 miliardi. Un miliardo ulteriore che potrebbe essere la “stecca” aggiuntiva per a banca americana. Scrive la cronista: “Dopo l’esborso di oltre 10 miliardi e l’accollo dei debiti per ulteriori otto miliardi, bisogna ripianare il bilancio. Le ricapitalizzazioni e i prestiti del Tesoro non sono evidentemente sufficienti. E così i titoli Mps in portafoglio alla Fondazione finiscono in pegno a undici istituti di credito, una sorta di cordata guidata da Jp Morgan che coinvolgeva anche Mediobanca”. Da qui, poi, i problemi di bilancio di Mps e le operazioni rischiose taciute per mettere sotto il tappeto una situazione sull’orlo del baratro che i vertici della banca avevano sempre escluso.


I PROTAGONISTI: I “CATTOLICISSIMI” ETTORE ED EMILIO – Ecco però la domanda: chi sono i protagonisti di questa vicenda, oltre agli uomini di cui già tanto si sa della banca senese (a cominciare dallo stesso Mussari)? Innanzitutto, a ricoprire un ruolo di primissimo piano sull’asse spagnolo fu Ettore Gotti Tedeschi. Nel 2007, infatti, è proprio lui a guidare le operazioni in Italia di Santander. In quel periodo l’ex numero uno dello Ior non era semplicemente il rappresentante del Banco Santander e il presidente della Santander Consumer Bank, che con le sue 70 sedi era addirittura la seconda banca di credito al consumo d’Italia. Era soprattutto l’ambasciatore nel nostro Paese del potentissimo Emilio Botin, dominus della banca spagnola, legatissimo alla finanza cattolica e, in particolar modo, all’Opus Dei.

Anche Gotti Tedeschi, però, è certamente un pezzo da novanta della finanza cattolica, strettamente legato – anche lui – all’Opus Dei. Un piccolo aneddoto: l’hanno ribattezzato Ettore il Cattolicissimo, certamente un complimento per un uomo d’affari che è solito regalare, in periodo natalizio, una plaquette fatta stampare per gli amici intimi, numerata a mano da 1 a 300, con meditazioni religiose distillate direttamente da lui e dalla moglie Francesca. In campo economico si fa strada invece con Gianmario Roveraro, altro esponente dichiarato dell’istituzione ecclesiastica. Roveraro farà una bruttissima fine. Nel 2006 viene sequestrato, ucciso e tagliato a pezzi. Gotti Tedeschi e Roveraro, però, dopo aver fondato insieme la banca d’investimenti Akros, si dividono: il primo, infatti, va a lavorare per proprio per Botin al Banco di Santander. Da qui, come sappiamo, Gotti Tedeschi sbarcherà allo Ior potendo contare sull’ottima amicizia con il cardinale Tarcisio Bertone. Amicizia, però, che col tempo si incrinerà inesorabilmente: sarà proprio il segretario di Stato del Vaticano a chiedere (e ottenere) la sua testa e le sue dimissioni.

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SANTANDER-IOR: RAPPORTI D’ORO – A ben vedere i rapporti tra Santander e Vaticano sono stati sempre molto prolifici. E non solo perché, come abbiamo già detto, Biton e Gotti Tedeschi sono uomini dell’Opus Dei. Ci sono interessi e rapporti economici che lo dimostrano. Come sappiamo, è molto difficile conoscere bilanci e finanziamenti della banca vaticana dato che gli atti difficilmente vengono resi pubblici. Possiamo però far riferimento ad alcune inchieste giudiziarie.Non bisogna dimenticare, ad esempio, che durante le indagini sull’istituto religioso nel 2012, le Fiamme gialle hanno trovato anche documenti riguardanti operazioni della banca spagnola nel nostro Paese. Spunterebbero dai documenti molti nomi dei consulenti che hanno supervisionato gli affari di Santander e che potrebbero aver avuto un ruolo importante anche nella vendita di Antonveneta. Tra questi spicca il nome di Marco Cardia, avvocato che si occupò di alcuni aspetti dell’acquisizione di Mps, figlio dell’allora presidente della Consob, Lamberto Cardia. Non solo. Basta andare a leggere i nomi del consiglio di sovrintendenza della banca vaticana per capire come Santander rientri nell’orbita della finanza cattolica: tra i quattro membri – oltre all’avvocato Antonio Maria Marocco, il cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo Carl Anderson e a Ronaldo Shimtz della Deutsche Bank – spunta anche il nome di Manuel Soto Serrano, vicepresidente proprio di Santander.


I CONTI CHE NON TORNANO – Il ruolo di Gotti Tedeschi e di Botin, ad oggi, non è affatto chiaro. Soprattutto per un motivo. Secondo quanto sta emergendo negli ultimi giorni, ci sarebbero stati molti incontri tra il banchiere ex presidente dello Ior e Giuseppe Mussari. E proprio durante questi colloqui l’ex numero uno di Mps avrebbe palesato la sua intenzione di acquisire Antonveneta. La particolarità, però, sta nel fatto che Gotti Tedeschi manifesta immediatamente la sua disponibilità. Nonostante Santander fosse entrata in possesso della banca veneta solo da pochi mesi, dopo l’opa sull’istituto olandese Abn Amro che aveva acquistato Antonveneta nel 2005. Questione di soldi, pare sia la motivazione. Dieci miliardi di euro: questa, come detto, era la cifra messa sul piatto da Mps. Una bella cifra. Soprattutto se si considera che alla fine del 2005 Abn Amro aveva acquistato Antonveneta per 6,3 miliardi e che dalla cessione al Monte dei Paschi è esclusa Interbanca il cui valore si stima fosse di circa 1,5 miliardi. A che gioco si stava giocando?


DA ANDREA ORCEL AI “GUARDIATESORI” – Emilio Botin e Ettore Gotti Tedeschi, però, non sono gli unici uomini invischiati nella vicenda e legati alla finanza cattolica. Ieri parlavamo del consulente della Morgan Stanley di allora che ha seguito da vicino la vicenda, Gianni Letta, anche lui legato a doppio filo con il mondo porporato. Riconducibile agli ambienti della finanza cattolica, però, pare essere anche Andrea Orcel che, nel 2007, al quartier generale londinese di Merrill Lynch, ricopriva il ruolo di presidente della divisione global markets & investment banking. Ora Orcel è dirigente di punta dell’Ubs, dopo essere stato molto vicino a sostituire proprio l’attuale numero uno di Mps, Alessandro Profumo, come amministratore delegato di Unicredit.

Tra i banchieri protagonisti dell’operazione Mps-Antonveneta ci fu poi anche Alessandro Daffina, responsabile storico per l’Italia di Rothschild, che agì da raccordo tra Santander e la banca senese e che ieri, in un’intervista ancora al Corriere della Sera, ha spiegato che i nove miliardi di prezzo rappresentavano la base minima da cui il presidente della banca spagnola Botin intendeva partire. Altro piccolo particolare: anche tra i Rotschild e il finanza cattolica i legami sono decisamente stretti. E c’è chi dice che siano proprio loro, dal 1823, i “guardiatesori” del Vaticano…

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