EMILIANO FITTIPALDI/ “Cosi ci uccidono: l’ecomafia non è un problema solo campano”

Ambiente, criminalità, affari illeciti sulla pelle dei cittadini. Emiliano Fittipaldi, inchiestista di punta de L’Espresso ci prospetta uno spaccato molto preoccupante di quella realtà italiana “ecomafiosa” troppo spesso sottaciuta. “Ovviamente non è un problema solo campano. Tutto quello che viene prodotto in questa terra poi gira in tutto il resto della nazione. Non solo le mozzarelle, ma qualsiasi altro prodotto agricolo o ortofrutticolo. Non è che uno può pensare di cavarsela.

Intervista realizzata da Carmine Gazzanni con la collaborazione di Letizia Malanga e Eleonora Pentimalli

emiliano_fittipaldiPolitica, criminalità, ambiente: Emiliano Fittipaldi è un giornalista a 360 gradi. L’abbiamo incontrato al Festival del Giornalismo dopo aver seguito l’incontro-laboratorio sul giornalismo investigativo tenuto da lui, Carlo Bonini (La Repubblica) e Lirio Abbate (L’Espresso). I giornalisti hanno spiegato ad una sala gremita come realizzare un’inchiesta investigativa, facendo anche esempi concreti: Fittipaldi, ad esempio, ha illustrato in che maniera e con quali modalità investigative è giunto all’inchiesta, realizzata qualche tempo fa, su Renata Polverini e il caso “Affittopoli”. E alla fine i tre hanno lasciato spazio anche alle domande, soprattutto da parte di molti aspiranti giornalisti. E quando uno di questi ha chiesto cosa succederebbe se qualcuno di loro volesse realizzare un’inchiesta su Carlo De Benedetti, editore de “L’Espresso”, il giornalista napoletano è stato cristallino: “sarebbe fantascienza fare un’inchiesta su De Benedetti. È chiaro che io non la posso fare, ci saranno altri che la faranno”; ma, spiega, “dappertutto è così: anche negli Stati Uniti i giornalisti non fanno articoli contro i propri editori che, per inciso, pagano lo stipendio”.


Emiliano Fittipaldi, giornalista che si occupa di politica, di criminalità, di ambiente. Qualche tempo fa, a tal proposito, lei ha scritto un libro nel quale si illustra il degrado ambientale in cui viviamo e le ragioni che lo hanno determinato: “Così ci uccidono”. Cosa e chi, soprattutto, ci uccide?

Questo è un libro che ho scritto l’anno scorso, è un libro che in qualche modo voleva raccontare quali erano i crimini ambientali e sanitari che vengono perpetrati da alcune persone. Persone che ci uccidono continuamente, mettono a repentaglio la nostra salute: da insospettabili imprenditori che fanno affari per quanto riguarda il territorio al criminale che in qualche modo detiene il controllo dei rifiuti tossici. Molte persone insospettabili, dunque. Come il Ministro Prestigiacomo: pochi sanno che ha una fabbrica a Siracusa, una fabbrica di materiale plastico che è finita, mentre giurava da Ministro dell’Ambiente, in due procedimenti penali per inquinamento del territorio e per avvelenamento dei suoi operai. I due procedimenti si sono conclusi con un niente di fatto, ma mentre erano aperti, lei giurava come Ministro dell’Ambiente. Puoi immaginare, allora, quale conflitto di interessi ci sia, e questo può avvenire solo in questo Paese; se è possibile per un ministro che ha una fabbrica inquinante fare il ministro dell’ambiente: puoi immaginare che rispetto ci sia per l’ambiente in questo territorio.

Una delle cose più emblematiche, anche più preoccupanti di questo libro, è il fatto che c’è una sorta di data della fine del mondo prospettata: il 2025. È un’esagerazione oppure c’è fondamento, c’è qualcosa di reale?

Questa è una data che riguarda chi si ammala di amianto. L’amianto è un materiale molto utilizzato in Italia sin dagli anni settanta; è un materiale altamente cancerogeno: fa ammalare di mesotelioma anche a venti, trenta anni di distanza dal contatto con l’inquinante. Ebbene, secondo gli scienziati il picco massimo sarà negli anni ’20 di questo secolo. E quindi questo è il motivo per cui parlavo di “fine del mondo”: la realtà comunque è di una cifra che supera i trenta/quarantamila persone morti di decesso.

Qui ritroviamo peraltro responsabilità anche delle istituzioni, perché sappiamo che nel ’92 uscì la legge per i piani regionali di smaltimento dell’amianto, ma ci sono regioni, come la Puglia e il Molise, che ancora non hanno un piano regionale per lo smaltimento. Quindi si parla di responsabilità grosse da parte delle istituzioni.

Si, ci sono milioni e milioni di palle di amianto ancora sparse per la nostra penisola. È uno scandalo pazzesco di cui non si parla, non frega niente a nessuno. C’è solo un’inchiesta che Guariniello ha messo in piedi contro due dei responsabili di questa strage, ma se ne potrebbero mettere molti altri in fila in questo processo.

Per quanto riguarda le bonifiche dei territori dei SIN, che sono i Siti di Interesse Nazionale, questi, che ricoprono almeno un quarto di questo Paese, sono tra i luoghi dove si contraggono di più malattie cardiache, tumori, malattie veneree, malformazioni infantili; questo vuol dire, ahimè, che anche lì le bonifiche sono pari a zero. Sostanzialmente sono andati in fumo miliardi di euro investiti.

Poi lei essendo campano avverte ancora di più il grande disagio ambientale; si è occupato a tal proposito anche di Cosentino: oggi com’è la situazione da questo punto di vista?

Tale e quale. Nulla è cambiato. Ho pubblicato giorni fa su “L’Espresso” alcune indagini epidemiologiche molto importanti: ci sono dati che rivelano che i livelli di diossina sono tre volte quelli riscontrati in altre zone. La diossina è cancerogena, non dovrebbe esserci proprio. Le bonifiche non sono state fatte. Tutti gli altri luoghi gestiti e controllati dalla camorra e dai casalesi sappiamo che sono pieni di rifiuti tossici, con certezza. Ovviamente non è un problema solo campano. Tutto quello che viene prodotto in questa terra poi gira in tutto il resto della nazione. Non solo le mozzarelle, ma qualsiasi altro prodotto agricolo o ortofrutticolo. Non è che uno può pensare di cavarsela. D’altronde il sistema-Campania ha preso una piega nazionale: mancanza di leggi, aggressività di chi vuole fare i soldi sulla pelle delle persone. Non è una questione solo campana, ma si è allargata a tutte le regioni italiane.

In effetti è così: io sono molisano e in Molise ci sono diverse inchieste, giornalistiche e giudiziarie, che testimoniano un degrado ambientale molto grave. Un’ultima domanda, una curiosità: quando c’è stata l’inchiesta su Consentino, lei e il suo collega Di Feo, avete subito una perquisizione molto particolare: ce la può raccontare e soprattutto che idea s’è fatto del motivo e del perché quei metodi?

Tu quando violi la legge perché pubblichi materiale coperto dal segreto istruttorio, è giustificata una perquisizione. Ovviamente se vengono alle sette di mattina a casa di un giornalista in venti persone è, mi pare, eccessivo. Questo ripetuto per due settimane, tanto a casa quanto in redazione. Ma noi non potevamo non pubblicare perché ci sembrava importante quel materiale informativo: di Cosentino si parla dal ’90; noi abbiamo pubblicato quelle testimonianze di Vassallo quando Cosentino, da Sottosegretario, aveva accesso negli uffici governativi del Ministro Tremonti,  aveva in mano la gestione dei fondi europei. Insomma, non si poteva non pubblicare una cosa del genere. Per questi motivi, dunque, ci siamo presi il rischio, i magistrati hanno fatto la loro scelta e hanno deciso di indagarci. Ma abbiamo deciso di pubblicare, per dare ai lettori delle informazioni profondamente importanti.

 

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