Emergenza carceri 2010: le ultime novità di Ristretti Orizzonti

Continua l’inchiesta di Infiltrato.it sull’emergenza carceri 2010: le ultime, agghiaccianti, novità nel rapporto di “Ristretti Orizzonti”.

carcereA questo punto capiamo perché in soli nove mesi abbiamo avuto ben 48 suicidi. Gli ultimi due sono avvenuti proprio in questi ultimi giorni: il 22 settembre, due giorni fa, è morto Naib, un ventiduenne marocchino, che si è impiccato in una cella del carcere di Santa Maria Maggiore, in provincia di Venezia. L’uomo, secondo quanto riferito dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, aveva già più volte tentato il suicidio. Un particolare non da poco: condivideva la sua cella con altre sei persone.

E pochi giorni fa, invece, ad  impiccarsi è stato un giovane di 22 anni nel carcere di Reggio Calabria. Era ancora in attesa di giudizio da un mese. Una situazione che ha del tragico, dunque. Basti pensare che, come denuncia l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, negli ultimi quattordici giorni sono nove i detenuti morti. Di questi otto uno è morto per cause naturali, 5 suicidi e ben tre per cause ancora da accertare.

Non bisogna dimenticare, infatti, che abbondano i casi nei quali ci sono più ombre che luci. Si potrebbero ricordare Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva, Federico Aldovrandi, solo per citare i casi che sono finiti alla ribalta delle cronache. Ma sono tante e tante altre le morti che attendono ancora una qualche verità. Il centro studi “Ristretti Orizzonti”, che da anni si occupa della questione carceraria, presenta in un rapporto un quadro agghiacciante: “Morti per ‘infarto’ con la testa spaccata, per ‘suicidio’ con ematomi e contusioni in varie parti del corpo. Quello che non è possibile vedere, ma a volte emerge dalle perizie mediche (quando vengono disposte e poi è dato conoscerne l’esito), sono costole spezzate, milze e fegati ‘spappolati’, lesioni ed emorragie interne. Questo è quanto emerge dalle cronache, dalle perizie, dalle fotografie (quando ci arrivano) e questo è quanto ci limitiamo a testimoniare”. Il suddetto rapporto mette insieme ben trenta casi di morti dalle dubbie circostanze dal 2002 ad oggi.

Alcuni esempi. Stefano Guidotti, 32 anni, trovato impiccato alle sbarre del bagno ma col volto ricoperto da escoriazioni e una serie di macchie di sangue sul pavimento. Mauro Fedele, detenuto nel carcere di Cuneo, al quale viene diagnosticata la morte per “arresto cardiocircolatorio” mentre suo padre denuncia un “corpo pieno di lividi, con la testa fasciata e segni blu sul collo, sul petto, sui fianchi e all’interno delle cosce, sia a destra sia a sinistra”. Marco De Simone, con problemi psichici, che viene dichiarato “incompatibile con il regime carcerario” ma viene ugualmente detenuto e si impicca 48 ore dopo essere arrivato a Rebibbia. Habteab Eyasu, 36 anni, eritreo, che si uccide impiccandosi in una cella di isolamento della Casa Circondariale di Civitavecchia, ma le foto mostrano una ferita in fronte e una grande macchia di sangue dietro la nuca.

C’è Manuel Eliantonio, soli 22 anni, che scriveva: “Cara mamma, qui mi ammazzano di botte almeno una volta la settimana e mi riempiono di psicofarmaci…”. Lo trovano morto in un bagno del carcere di Marassi, a Genova, con il volto coperto di ecchimosi. E poi c’è Marcello Lonzi, ufficialmente morto “per collasso cardiaco”;  le foto raccontano di un corpo inequivocabilmente martoriato di lividi, ma nel rapporto si dice che Lonzi avrebbe perso conoscenza e sarebbe caduto andando a sbattere “contro lo stipite della porta della cella”. Impossibile. Addirittura l’11 luglio 2007 (quattro anni dopo la sua morte) viene riesumato il corpo per una nuova autopsia: alcune ferite non sono compatibili con la versione ufficiale della sua morte. La madre, Maria Ciuffi, ancora continua a chiedere giustizia per una morte che non pare affatto essere casuale e naturale.

In alcuni di questi casi il dramma ha persino dei risvolti paradossali e a dir poco assurdi, come nel caso di Gianluca Frani, 31 anni, che si sarebbe suicidato impiccandosi a un tubo dello scarico del water, nel carcere di Bari. Piccolo dettaglio: Frani era paraplegico e semiparalizzato. Oppure il caso di Sotaj Satoj, 40 anni, albanese, che muore nel reparto Rianimazione dell’Ospedale di Lecce dopo tre mesi di sciopero della fame. Dopo la sua morte, gli agenti continuarono a piantonarlo per ore: credevano stesse fingendo, per tentare la fuga.

“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte” …

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.