ELEZIONI SICILIA/ Tutto quello che i numeri nascondono. Il cambiamento? “Impresentabile”…

I partiti che hanno preso più voti rispetto alla tornata elettorale del 2008? Il Movimento 5 Stelle (+512%, passando da 46.000 a 285.000) e l’Italia dei Valori (+36%, da 49.000 a 67.000). Il candidato più votato? Francesco Rinaldi, del Pd, eletto nella provincia di Messina con oltre 18.000 preferenze. Rinaldi vanta una stretta parentela con Francantonio Genovese, deputato Pd, ex sindaco di Messina, indagato per abuso d’ufficio. La percentuale di impresentabili eletti? Altissima: oltre il 10% tra indagati, condannati e rinviati a giudizio. Ce l’ha fatta persino l’ex braccio destro di Lombardo, prima ancora braccio destro di Cuffaro: Nicola Leanza. Che ora è braccio destro di…Crocetta. Il cambiamento? C’è, ma non si vede. Riusciranno quindi i ragazzi del Movimento 5 Stelle a resistere alle lusinghe del potere senza cadere in tentazione? Ai posteri l’ardua sentenza…

 

di Andrea Succi e Viviana Pizzi

Cuffaro-Lombardo

Rosario Crocetta, sostenuto da Pd e Udc, è il nuovo presidente della Regione Siciliana. A lui, l’ex sindaco antimafia di Gela, è affidato il futuro di un’isola dilaniata dagli scandali della collusione con la criminalità organizzata targata Totò Cuffaro (2006-2008) e Raffaele Lombardo (2008- 2012).

I voti di coalizione con i quali si è imposto sugli avversari Nello Musumeci(Pdl), Gianfranco Miccichè (Grande Sud) , Giovanni Cancelleri (Movimento Cinque Stelle) e Giovanna Marano (Idv- Sel) si attestano sul 30,5% dei voti: tutto questo significa che solo 3 siciliani su dieci votanti credevano in lui. Se ci si basa sull’astensionismo sono 15 siciliani su cento.

Cinque i punti di distacco sul secondo, Nello Musumeci, che si ferma al 25,80%. Di contro l’exploit del Movimento Cinque Stelle che con Giancarlo Cancelleri raggiunge  il 18,20%. A tre  punti di distanza col 15,40% arriva la coalizione alternativa al centrodestra capitanata da Gianfranco Miccichè mentre la sinistra radicale col candidato presidente Giovanna Marano si è fermata al 6,1%. Percentuali irrisorie per gli altri contendenti.

Da questi numeri escono dati sensibili: in Sicilia parrebbe aver funzionato la coalizione Bersani – Casini e l’esperimento Pd – Udc sarà d’esempio per future competizioni elettorali. Alfano (l’altra mente che in campo nazionale con loro sostiene il governo Monti) è uscito sconfitto candidandosi con la coalizione Pdl, Pid, Adc. Brutto tonfo Pdl che dal 33% del 2008 scende al 12,50% di oggi. Se si considerano i dati numerici riferiti ai votanti ha perso il 70% delle preferenze. Di conseguenza il berlusconismo incarnato da Alfano (originario di Agrigento)  si becca una sonora sconfitta. All’ex guardasigilli toccherà ora decidere se mettere fine all’esperienza del partito.

I suoi voti dove vanno? Sicuramente al Movimento Cinque Stelle che dalle piccolissime percentuali del 2008 quando era alleato di Sonia Alfano come lista Grillo,  si attesta su numeri a doppia cifra. Miccichè paga dazio, al pari di Musumeci, per non aver tenuto unita la coalizione di centrodestra mentre Giovanna Marano (Idv- Sel) è stata sicuramente svantaggiata da una campagna elettorale improntata sulla figura di Claudio Fava. I suoi partiti, nonostante la ripresa dalle scorse elezioni regionali, restano fuori dall’assemblea regionale siciliana.

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Conclusione? Niente è come sembra: e infatti gli unici due partiti ad accrescere il numero di preferenze sono stati l’Italia dei Valori (+36%, da 49.000 a 67.000) e il Movimento 5 Stelle (+512%, passando da 46.000 a 285.000). Di contro, Pd Udc e Pdl hanno nettamente perso il confronto rispetto alle regionali 2008: il Partito Democratico segna un – 49% (da 505.000 preferenze a 257.000), l’Udc perde il 38% dei voti (da 337.000 a 207.000) e il Pdl crolla, diminuendo il suo consenso del 73% (da 901.000 a 247.000).


CANDIDATI CONDANNATI ELETTI: OLTRE 10% DEL TOTALE

Più di qualcuno si ricorderà che nelle liste di Crocetta, Musumeci e Miccichè c’erano trentaquattro impresentabili tra indagati e condannati. Ebbene, nove di loro ce l’hanno fatta e sono entrati all’interno dell’assemblea regionale siciliana.  

Si tratta di Roberto Di Mauro (7.754 preferenze) e Giuseppe Gennuso (8.753 ) del Pds-Mpa, eletti rispettivamente ad Agrigento e Siracusa insieme a Giuseppe Picciolo (8.389 ) eletto a Messina. 

Altrettanti eletti nel Pdl che entrano insieme a Nello Musumeci: si tratta di Salvino Caputo con 5.730 voti a Palermo, Girolamo Fazio a quota 6.283 a Trapani e Francesco Cascio con ben 12.395 a Palermo.  

Pari e patta anche nelle liste in sostegno al neo presidente Crocetta: in assemblea entrano gli Udc Marco Forzese con 8.258 voti raggiunti a Catania. Dulcis in fundo il piddino Giovanni Di Giancinto che sfonda la porta dell’Ars con 3.148 voti provenienti sempre da Palermo.

A questi strani personaggi, di cui abbiamo lungamente parlato nell’articolo sugli impresentabili candidati alle regionali in Sicilia, se ne aggiungono altri, altrettanto sconvenienti, tanto più se si considera che tutti hanno di gran lunga superato le 10.000 preferenze, risultando tra i più votati.

Il primo è Francesco Rinaldi, eletto nella provincia di Messina, ex Mister 21.000 voti, che ora si è fermato “solo” a 18.000. Di lui fa un bel ritratto Enrico Fierro sul Fatto Quotidiano, in un articolo dal titolo “Le due sponde del malaffare”, che prendeva in considerazione i dissesti finanziari e le richieste di commissariamento dei due comuni che si affacciano sullo stretto, Messina e Reggio Calabria.

Scrive Fierro: “Perché a Messina comandano i costruttori che si spartiscono il potere insieme agli armatori. I Franza a destra, i loro soci Genovese a sinistra, nel PD. Viva “Franzantonio”. Francantonio Genovese ha raccolto l’eredità del padre, sei volte senatore Dc, e dello zio Nino Gullotti, uno dei potenti dello scudo crociato siculo. Onorevole a Roma, ha piazzato alla regione suo cognato Francesco Rinaldi, 18 mila voti alle scorse elezioni, ricandidato e certo di bissare l’exploit. Non solo navi e traghetti, ma corsi di formazione professionale, un business che in Sicilia vale 455 milioni e soprattutto tanti voti. I Genovese controllano una miriade di enti che quest’anno hanno rastrellato 2 milioni di contributi. Tutto rigorosamente gestito dalla famiglia…

C’è poi lo strano caso di Luca Sammartino, dell’Udc, ragazzotto di appena 27 anni con una dote nella provincia di Catania di oltre 12.000 voti. Come ha fatto a raggiungere questo exploit? Non è dato sapere, ma le cronache nazionali si sono occupate di lui allorquando è stato travolto dallo scandalo di telefonate shock ai malati di cancro: “Pronto, qui Humanitas, telefono per conto del professore… Pertanto, visto che è una nostra paziente, il professore la invita a votare per l’onorevole Sammartino”. Questo il contenuto delle telefonate, secondo quanto riportato da Repubblica: da Humanitas negato l’accaduto, Sammartino si dice “non rappresentato da quella clinica”, ma diverse persone sono pronte a denunciare il fatto.

Poi spunta il mistero di Nicola Leanza dell’Udc, in passato braccio destro di Raffaele Lombardo nonchè vice-Presidente della Regione in epoca cuffariana. E adesso? Ora appoggia, con coerenza e determinazione, il neo Presidente Crocetta.

E ancora: altro impresentabile è Nino Dina, anche lui dell’Udc che sostiene Crocetta. Secondo Benny Calasanzio Borsellino, nipote del compianto magistrato Paolo, “il primo a parlare di Dina come colluso con la mafia è il super pentito Nino Giuffrè, che ai giudici della terza sezione penale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo racconta che Nino Dina era il mediatore, assieme a Giuseppe Guttadauro, dei rapporti tra Provenzano e la politica regionale.” Nonostante le parole di Giuffrè, l’accusa di associazione mafiosa nell’inchiesta Eos risulta archiviata e Nino Dina mai condannato per reati simili.

Fa specie che sia proprio l’Udc, quindi il partito grazie al cui appoggio Crocetta è divenuto Presidente, il gruppo più “impresentabile”, quello che – nella realtà dei fatti – rappresenta una sorta di continuità tra Cuffaro, Lombardo e l’attuale Governo regionale. Se davvero di cambiamento si potrà parlare, sarà solo il tempo a dircelo. Certo è che chi mal comincia…

Anche perché il numero di “impresentabili” eletti nell’Ars supera di molto il 10% del totale dei deputati regionali. Non è certo un bel biglietto da visita per l’amministrazione guidata dall’ex sindaco antimafia di Gela. Soprattutto perché gli “impresentabili” sono ben distribuiti tra le tre principali coalizioni elettorali.

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