ELEZIONI CATANZARO 2012/ Brogli, minacce e busta con proiettile al Prefetto. E un candidato è indagato per compravendita di voti

In una sezione i voti (886) sono maggiori dei votanti (884). In un’altra un’elettrice scopre che ha già votato “a sua insaputa”. In un’altra ancora 29 persone sono registrate due volte nel registro elettorale. Intanto la procura indaga su Francesco Leone, candidato di centrodestra. La Digos lo ha fermato fuori da un seggio con i santini in mano. E tanti contanti in tasca. E ieri sera è stata intercettata una lettera minatoria con un proiettile. Era diretta al Prefetto di Catanzaro.

di Carmine Gazzanni

elezioni_catanzaro_2012_brogli_e_minacceQuanto accaduto a Catanzaro non è solo una brutta storia. C’è molto di più. Non è stata una giornata storta. O sfortunata. Non sono semplicemente errori che possono capitare. Non si possono chiudere gli occhi. I brogli ci sono stati. Lo dice, d’altronde, il verbale dell’ufficio centrale elettorale. Nero su bianco. E lo dice, soprattutto, la Procura di Catanzaro che ora indaga per presunta compravendita di voti. Tra gli indagati un candidato eletto. La Digos lo ha fermato fuori da un seggio con i suoi santini in mano. E tanti, tanti contanti in tasca. Ma andiamo con ordine.

SERGIO ABRAMO SINDACO? – Dopo il voto del 6 e 7 maggio, mentre i grandi media posavano la loro attenzione su Palermo, Genova e Verona, nella città dei venti si è capito subito che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Come Infiltrato.it ha cercato di ricostruire, infatti, sin da subito si sono manifestate evidenti anomalie. Nonostante questo, dopo ben tre giorni di blackout durante i quali l’ufficio centrale elettorale, presieduto dal giudice Domenico Commodaro, ha portato avanti una verifica analitica dei verbali e delle schede, le riserve sono state sciolte: Sergio Abramo, candidato del Pdl, è stato eletto sindaco con una manciata di voti sopra il quorum. Appena centotrenta voti oltre la soglia del 50%. Centotrenta su cinquantottomila votanti.

LE TRE SEZIONI “MALEDETTE” – Eppure qualcosa (più di qualcosa) non convince. Non a caso il candidato Pd Salvatore Scalzo, con la sua coalizione, ha presentato ricorso al Tar. E, stando a quanto accertato dall’ufficio elettorale, è difficile pensare non venga accolto. Il rischio brogli elettorali, infatti, sta diventando sempre più una certezza. Al centro della bufera tre sezioni, la 84, 85 e 86. Tre sezioni su novanta che ne conta la città calabrese. D’altronde basta andare ancora oggi sul sito del Ministero degli Interni per rendersene conto: a distanza di più di una settimana dal voto, si legge che le sezioni scrutinate sono “87 su 90”. Le tre mancanti sono proprio la 84, 85 e 86. Delle tre, l’ufficio centrale elettorale si è concentrato soprattutto sulla sezione 85. È qui, infatti, che si concentrano anomalie. Incredibili anomalie. Pura fantasia? Certo che no. L’ufficio elettorale, infatti, ieri ha reso pubblico il verbale del riconteggio: leggendolo non c’è spazio per ulteriori dubbi. Leggere per credere.

PIU’ VOTI CHE VOTANTI – Dagli accertamenti sulla sezione 85 è emerso “un numero di schede votate e scrutinate (886) superiore al numero dei votanti (884). Un numero di voti validi di lista (823) inferiore al numero di voti validi attribuiti ai candidati al consiglio comunale (828) ed anche al numero dei voti validi attribuiti ai candidati a sindaco (877)”.

37 SCHEDE SCOMPARSE DAL VERBALE – Tra le schede pervenute “ne risultano 37, separatamente fascicolate, accompagnate da un foglietto sul quale l’ufficio di sezione ha segnalato trattasi di schede ‘prima contestate, poi confermate’, con voto ‘al sindaco dato ma non dato alla lista in alcuni casi’”. Ma di tali schede – incredibile ma vero – “non v’è alcuna traccia a verbale” e dunque “non è possibile individuare quelle contenenti un voto ‘non dato alla lista in alcuni casi’, ne è possibile conoscere i motivi della non attribuzione del voto medesimo”.

29 ELETTORI HANNO VOTATO DUE VOLTE. A LORO INSAPUTA – Nel verbale si parla anche di alcune irregolarità interne al seggio. Ci sarebbero, infatti, “tre schede prive della prescritta firma da parte di uno dei componenti del seggio (firma assolutamente obbligatoria, ndr), ma timbrate”. E ancora. Dai controlli è emerso che “i votanti nella sezione sono stati effettivamente 884 ma alcuni di essi (19 maschi e 10 femmine) sono stati registrati due volte nel registro delle tessere elettorali”. Non solo. Nei registri “è stata rilevata una doppia iscrizione del numero identificativo dell’elettore e, in corrispondenza di tale numero, quello della tessera elettorale esibita, numero che, in alcuni casi, risulta lo stesso per entrambe le annotazioni, in altri casi, invece, risulta diverso, ossia risultano annotati due diversi numeri di tessera elettorale in relazione al medesimo elettore”. I brogli, dunque, appaiono più che certi.

IL DOSSIER SUI BROGLI: ALTRE PESANTI ANOMALIE IN GIRO PER LE ALTRE SEZIONIDomenico Petrolo, coordinatore del Comitato Scalzo e membro del Dipartimento Cultura e Informazione del Partito Democratico, ha raccolto in un dossier tutte le anomalie (oltre quelle del seggio 85) verificatesi durante le operazioni di voto e di spoglio.

Sezione 56. Su 939 iscritti i votanti sono 729 (tra cui 3 componenti di seggio e un rappresentante di lista), ma alla fine le schede votate risultano 731. Due in più. Un rappresentante di lista – ricostruisce Petrolo – chiede di ricontare le schede. Il presidente del seggio è assolutamente contrario e non si piega alla richiesta. Sezione 53. Un’elettrice si reca a votare, ma rimane sbigottita: qualcuno ha già votato al suo posto con un documento – chiaramente – che non è il suo. In un altro seggio una scrutinatrice (che dovrebbe restare super partes) indossa una maglia: “ffoto brutto emi nda futtu”. Traduzione: “Voto Brutto e non mi interessa”. Si sta parlando di Tommaso Brutto, candidato in una lista della coalizione di Abramo. Sezione 2. Un elettore sporge denuncia. Sconosciuti avrebbero citofonato a casa sua dichiarandosi membri del seggio e spiegando che avevano bisogno della tessera elettorale del figlio perché avevano dimenticato di apporvi il timbro quando era andato a votare. Piccolo particolare: il figlio non si era recato a votare.

COMPRAVENDITA DI VOTI. SPUNTA IL NOME DI UN CANDIDATO – Già martedì otto, il giorno dopo lo spoglio, le insistenti voci sulle anomalie avevano portato la Procura di Catanzaro ad aprire un fascicolo su una possibile compravendita dei voti. Sabato scorso, infatti, la Procura aveva sequestrato le schede votate e ieri sono state avviate le verifiche. Ma c’è di più: se inizialmente il fascicolo era stato aperto contro ignoti, ora sono tre le persone indagate. Tra queste un consigliere eletto (se le cose dovessero rimanere così) in una lista satellite del Pdl, Lista per Catanzaro. Stiamo parlando di Francesco Leone. Circa 600 preferenze per lui. Determinante è stata un’informativa della Digos: Leone infatti sarebbe stato fermato proprio dalla Digos fuori da un seggio con diversi santini in mano e (soprattutto) con troppi contanti in tasca. Tanto è bastato per insospettire gli agenti in borghese, anche perché Leone già si era reso noto per tali prodezze: l’anno scorso era stato beccato fuori da un seggio un elettore che aveva fotografato col telefonino la scheda elettorale. E indovinate chi era stato votato? Proprio lui. Francesco Leone. Quando il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Non a caso, la Procura ha deciso che le verifiche riguarderanno tutte le sezioni elettorali in cui il consigliere eletto ha ottenuto delle preferenze.

LA LETTERA MINATORIA AL PREFETTO. L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA – Non finisce qui. Quella che sembra una situazione assolutamente allarmante, rischia di colorarsi di contorni ancora più inquietanti. Ieri sera, infatti, verso le 21,00 è cominciata a trapelare una notizia che butta nello sgomento. Tre lettere intimidatorie (una delle quali con un proiettile) sono state intercettate. Erano dirette a due quotidiani calabresi (Il Quotidiano della Calabria e la Gazzetta del Sud) e al prefetto Antonio Reppucci. Non ci sono dubbi che il motivo delle buste è da ricollegarsi con quanto sta accadendo riguardo alle varie anomalie riscontrate: non a caso nei plichi, secondo alcune indiscrezioni, sarebbero stati rivenuti anche alcuni santini degli esponenti politici avvantaggiati, secondo i mittenti dei pacchi, dall’atteggiamento del prefetto. In una terra come quella calabrese un atto del genere richiama alla mente – giocoforza – la possibilità di infiltrazioni mafiose. Non a caso il capogruppo capogruppo del Pd in Commissione antimafia, Laura Garavini, ha chiesto anche l’intervento della stessa Commissione

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE. MA NESSUNA RISPOSTA – Intanto la vicenda è giunta a Roma. Giovedì scorso, infatti, l’Onorevole Doris Lo Moro (Pd) ha presentato un’interrogazione parlamentare – firmata anche dagli altri deputati calabresi del Pd, più Angela Napoli (Fli) e Mario Tassone (Udc) – in cui si chiede al Ministro Cancellieridi quali elementi disponga in relazione ai profili di sua competenza, anche di ordine pubblico”. Per il momento, ci informano dalla segreteria del Pd calabrese, nessuna risposta è arrivata dal Viminale.

Il clima, come facilmente ci si può immaginare, è rovente. Da ambo le parti. Abramo parla di “limpida e netta vittoria”. Non è così invece per il centrosinistra, che si sta mobilitando sia a livello locale che a livello nazionale. Infiltrato.it ha parlato con la segreteria regionale del Pd in Calabria. “Giovedì – ci hanno detto – è prevista una grossa manifestazione per ringraziare chi ci ha votato, ma anche per denunciare i brogli che ci sono stati, ormai palesi”. Non solo. Secondo quanto appurato da Infiltrato.it seguiranno ulteriori manifestazioni a cui anche i grandi leader nazionali di Pd, Idv e Sel parteciperanno, affinchè l’incredibile vicenda calabrese assuma un contorno più nazionale.

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