ELEZIONI/ Campania e Lombardia: ecco il sottobosco di impresentabili targati Pd e Pdl

Non solo Luigi Cesaro, Roberto Formigoni, lo stesso Silvio Berlusconi o l’ex commissario Massimo Paolucci. Nelle due regioni il cui voto probabilmente sarà decisivo per le sorti della corsa alle politiche, oltre ai tanti candidati incandidabili di prestigio, c’è un sottobosco di impresentabili di cui pochi sanno e quasi nessuno parla. Dal sindaco leghista di Adro, al candidato Pd ex sindaco di un comune campano a rischio infiltrazione. E poi tanti indagati, condannati e responsabili di incredibili sprechi nelle loro passate gestioni.

 

di Carmine Gazzanni

LUCIO BARANI, IL CANDIDATO UBIQUO – Forse il candidato più rappresentativo è Lucio Barani (Pdl), a processo per abuso d’ufficio da sindaco di Aulla per aver favorito una discarica abusiva. Barani, però, è famoso soprattutto per due iniziative: nel suo comune fece costruire un monumento a Bettino Craxi e ai “martiri di Tangentopoli” e, non contento, fece installare cartelli con su scritto “Aulla, comune de-dipietrizzato”. Ebbene, Barani, per non farsi mancare niente, è candidato sia in Campania che in Lombardia. Il motivo resta oscuro. Però è decisamente indicativo, indice del sottobosco di impresentabili presenti in due delle regioni in cui l’esito elettorale, con grande probabilità, sarà decisivo per la stabilità del prossimo governo e della prossima legislatura.

 

IL SOTTOBOSCO DI INDAGATI – Barani, infatti, è certamente in ottima compagnia. Tanto in Campania quanto in Lombardia. E non solo per gli impresentabili più autorevoli come Roberto Formigoni da una parte e Luigi Cesaro dall’altra. Ma anche per quella mole di illustri sconosciuti che, sebbene siano poco noti all’opinione pubblica, lo sono di più nelle aule di Tribunale. Come, ad esempio, Jonny Crosio (Lega Nord) al decimo posto nella circoscrizione lombarda per il Senato. Nel caso in cui Crosio dovesse vincere, dovrà dividersi tra Palazzo Madama e il Tribunale di Sondrio, essendo stato rinviato a giudizio per turbativa d’asta, concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. La vicenda risale al 2010, quando Crosio era assessore provinciale alla viabilità: l’accusa, rivolta anche ad altri amministratori locali, è di aver fatto pressioni su piccoli proprietari, minacciandoli di esproprio, per far vendere i loro appezzamenti di terreno, a prezzi inferiori al dovuto, alla ditta Galperti, per agevolare la costruzione della strada di Bema.

In Campania, invece, troviamo tra gli altri tale Vincenzo Fasano (Pdl), coinvolto in due procedimenti penali relativi alla gestione delle aree Asi di Battipaglia (Salerno). Su Fasano, peraltro, pende una condanna a due anni per concussione. La fortuna, però, è stata dalla sua: indultato. Sorte simile anche per Antonio Paravia, ex presidente di Assindustria a Salerno. Nel 1995 Paravia viene arrestato per un giro di tangenti nella sanità napoletana: avrebbe versato quasi 100 milioni di lire a funzionari e dirigenti di una Usl per l’appalto del servizio di ascensori e montacarichi. Nonostante la condanna in primo grado, il processo non va avanti: nel 2004, infatti, scatta la prescrizione. 

sottobosco_impresentabili_pd_pdl_elezioni_2013E poi, ancora, Gerardo Soglia (Grande Sud), condannato a 3 anni e 3 mesi per bancarotta; Domenico Ventriglia (Grande Sud) condannato con sentenza definitiva a 1 anno di reclusione per omicidio colposo del diciannovenne Umberto Borrelli , deceduto nel cantiere edile dell’azienda di Ventriglia; Pietro Diodato (Fli), condannato nel 2008, a 1 anno e 6 mesi, per il reato di turbativa elettorale e falsificazione.

Ma facciamo un salto e torniamo in Lombardia. Già, perché anche qui i vari Berlusconi e Formigoni sono in ottima compagnia. Basti pensare ad Antonio Angelucci (a processo per truffa aggravata), Renato Farina (condannato in via definitiva a sei mesi) e Leonardo Sciascia (condannato in via definitiva a due anni e sei mesi per la corruzione della Gdf).

 

DAL SINDACO DI ADRO ALL’EX SINDACO DEL COMUNE A RISCHIO INFILTRAZIONI – Sappiamo bene, però, che in linea di principio l’essere impresentabili non può dipendere solo e soltanto da indagini o condanne. Spesso anche quello che si fa o si è fatto potrebbe determinare la candidabilità o l’incandidabilità. A prescindere dall’interessamento della magistratura. Come può, ad esempio, essere candidato uno come Oscar Lancini? Pochi probabilmente lo ricorderanno, ma Lancini è il sindaco di Adro, balzato agli onori della cronaca nel 2010 per aver negato il diritto alla mensa ai figli di genitori che non riuscivano a pagare  la retta mensile. È sempre Lancini, poi, quello che ebbe l’idea di mettere il simbolo leghista del sole sulle Alpi un po’ dappertutto all’interno dell’edificio scolastico Gianfranco Miglio. Nobili gesti, insomma. Che gli sono valsi la candidatura in Lombardia per il Senato in tredicesima posizione.

Candidatura al merito anche per Rienzo Azzi e Giovanni Rossoni, ex consiglieri regionali lombardi. Nonostante il Cavaliere avesse promesso che “nessuno dei vecchi consiglieri sarà ricandidato”, subito si è rimangiato le parole. Ed ecco allora Azzi e Rossoni pronti per Montecitorio. Un bel salto quello dal Pirellone alla Camera dei Deputati. Soprattutto per il loro dubbio ruolo nello scandalo delle spese folli con i fondi assegnati ai gruppi consiliari. Cosa che, peraltro, è costata ad entrambi l’accusa di peculato. Le parole di Berlusconi se l’è portate il vento, insomma. E tanto Azzi che Rossoni, probabilmente, rischieranno di diventare onorevoli. Un bel traguardo. Soprattutto per uno come Rienzo Azzi, sul cui sito personale – tutto vero – campeggia lo slogan: “Tutti pazzi per Azzi”.

Più di un dubbio di opportunità, infine, anche sulla candidatura in Campania di Michele Caiazzo (Pd). Mai indagato, per carità. Ma sfiorato, quello certamente sì. Attuale consigliere regionale, Caiazzo è stato sindaco del comune di Pomigliano. E proprio durante l’esperienza da primo cittadino, la città venne sottoposta ad accertamenti antimafia. I commissari che firmarono la relazione d’accesso parlarono di “elementi di infiltrazione camorristica nell’amministrazione comunale”.

Scrive Rita Pennarola su La voce delle voci: “Al centro di tutto, il consorzio rifiuti della camorra, Impregeco. Ma a Pomigliano c’era anche un altro Michele Caiazzo. Omonimo nonchè cugino del sindaco, Michele bis sedeva proprio nel cda di Impregeco, coacervo di pesanti interessi mafiosi. A cominciare dal suo presidente, in carica dal 2001 al 2008, quel Pasquale Valente colpito da provvedimenti giudiziari per reati di stampo mafioso e collegamenti coi Casalesi”. Insomma, sarebbe stato meglio non candidarlo. Soprattutto perché nella stessa circoscrizione della giornalista antimafia Rosaria Capacchione. E, a questo punto, non si capisce perché anche lei rimanga in silenzio. Nonostante l’inverosimile sottobosco di impresentabili campano (e lombardo) anche in casa Pd.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.