DOMENICO SCILIPOTI/ Le responsabilità dell’Idv: una lettera inchioda Antonio Di Pietro

di Carmine Gazzanni

Secondo l’opinione comune Domenico Scilipoti rappresenterebbe l’emblema dell’odierno trasformismo politico: uno dei tanti – e probabilmente il più noto – tra i mille voltagabbana, le mille bandiere che riempiono le file del Parlamento italiano. La domanda che, tuttavia, in molti si sono posti (e continuano a porsi) è se l’Italia dei Valori sapesse…

…se fosse al corrente, se, pur sapendo, abbia taciuto o se non abbia mai saputo nulla, se il “vero” Scilipoti sia uscito allo scopertodi_pietro_in_parlamento soltanto all’indomani della sua fuoriuscita dal partito. La questione non è affatto secondaria: il partito dell’Idv, in pratica, ha o non ha responsabilità su quanto poi accaduto il giorno del voto di fiducia? Cerchiamo di rispondere alla domanda.

Scilipoti militava da ben dieci anni con l’Idv e voci interne al partito ci confermano che nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il 14 dicembre il deputato siciliano decidesse di non seguire la linea del partito. A ben vedere, però, è difficile credere a queste voci: nell’inchiesta si parla di legami con sette religiose, con alcuni uomini legati al clan Stelitano Zavettieri, ancor prima che il deputato abbandonasse il partito di Antonio Di Pietro. Si parla, ancora, di un’amicizia di vecchia data con Gaetano Saya, leader del Partito Nazionalista Italiano. Ma mai una voce si è alzata all’interno del partito. È difficile, insomma, credere che nessuno sapesse.

A togliere adito ad ogni dubbio su quanto detto (e sul conseguente atteggiamento silente dell’Idv) ecco anche una lettera inviata a Antonio Di Pietro il 5 agosto 2010 (quattro mesi prima del voto di fiducia dunque) dall’ing. Carmelo Recupero, nella quale afferma di aver “espletato delle prestazioni professionali” per conto e interesse proprio di Scilipoti, il quale però non ha mai pagato Recupero per il lavoro svolto. Proprio per questo nel luglio 2009 il deputato siciliano viene condannato in secondo grado al pagamento di 200.000 euro, ma “non avendo l’On.le Scilipoti provveduto al pagamento – continua la lettera – si è proceduto al pignoramento delle abitazioni”. Ma ecco che arriva l’inverosimile: è impossibile pignorare l’indennità parlamentare (legge 1261 del 1965) e questo – scrive Recupero – “mi ha impedito di poter procedere al pignoramento dello ‘stipendio’ dell’On.le Scilipoti e quindi al ristoro del mio credito”. Ebbene, proprio per quanto detto, l’ingegnere si chiede come possa Scilipoti far parte di un partito “caratterizzato dal rigore ideologico su certi valori quali la Giustizia e la Legalità”. Anche perché l’allora dipietrsita “pur di ribaltare la verità processuale ha prodotto tra i documenti di appello una documentazione falsa” per la quale ora è indagato anche per calunnia e produzione di documentazione falsa: aveva affermato di non aver conferito alcun incarico professionale a Recupero perché, in quel periodo, non era a Terme Vigliatore ma in Brasile. Ad avallare tale posizione una dichiarazione di un medico brasiliano in cui si legge che “alla data 23/10/91 – data di sottoscrizione dell’incarico professionale – l’On.le Scilipoti impartiva lezioni di agopuntura presso una Università dello Stato brasiliano”. Ma gli avvocati di Recupero riescono a dimostrare che l’attestazione è assolutamente falsa perché quel giorno “interveniva presso il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore ove svolgeva le funzioni di consigliere comunale”. Quanto basta a smascherarlo.

Rimane, dunque, la certezza che Di Pietro e il vertice del partito sapessero di Scilipoti e del suo “rispetto” per “valori come la Giustizia e la Legalità”. Come mai, allora, nulla si è mosso, nessuno ha mai parlato di un personaggio – com’è Scilipoti – probabilmente a parole vicino al partito dell’Idv, ma assolutamente lontano nei fatti? L’assenza di risposte a tale quesito spiega, in maniera ancora più chiara e forte, quanto documentato da “Infiltrato.it” a metà novembre sulla nascita di correnti all’interno del partito dipietrista: la rottura tra un’ala dell’Idv giovani e il vertice dei “baroni” del partito sarebbe dovuto proprio a queste manovre interne, a volte, poco chiare. Antonio Di Pietro, allora come adesso, si difende affermando di non aver la sfera di cristallo e, dunque, di non poter conoscere cosa potrebbe accadere tempo dopo l’elezione dei suoi parlamentari. In parte questo è vero. Ma, come dimostrano le carte, in alcuni casi sembrerebbe che il vertice del partito sia indifendibile: di Scilipoti già si sapeva per lo meno tre mesi prima del voto di fiducia. Eppure nessuno ha mai detto nulla. Se non dopo il 14 dicembre. Ma – lo sappiamo tutti – buttare benzina sul fuoco è tanto inutile quanto scontato.

 

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