CRAC PARMALAT/ Il “Cavaliere Bianco” e l’uomo della CIA, alias Manieri e Giugovaz

Il primo a parlare di Luigi Antonio Manieri, il “Cavaliere Bianco”, è Sergio Cragnotti, il bancarottiere della Cirio, vicino allo stesso Tanzi. Manieri si è presentato ad entrambi più o meno con un copione analogo: prima si mostra interessato, poi non concretizza mai un’offerta. Ettore Giugovaz, invece, conosce Tanzi dagli anni ’70. È un faccendiere dai mille rapporti, Gheddafi e servizi segreti statunitensi su tutti…

di Carmine Gazzanni

ciaIniziamo proprio da Manieri, il “salvatore” di cui non solo parla lo stesso Tanzi, ma il suo interessamento è stato confermato anche da Rainer Masera, presidente della Sanpaolo. Tuttavia Manieri risulta essere sconosciuto alle cronache e alla finanza.

Il primo a farne il nome è Sergio Cragnotti, il bancarottiere della Cirio, vicino allo stesso Tanzi come vedremo più avanti. E Manieri si è presentato ad entrambi più o meno con un copione analogo: prima si mostra interessato, poi non concretizza mai un’offerta.

Con Calisto Tanzi, infatti, Manieri si presenta per la prima volta a luglio: sembra interessato alla Parmatour, azienda in cui sono confluite le attività turistiche della famiglia di Collecchio. Si ritira. Poi pare che abbia messo gli occhi su un’azienda agricola di Tanzi, ma lo paga con un assegno scoperto. Poi, come detto, sembra offrire questi 3,7 miliardi di euro per la Parmalat, ma anche in questo caso l’operazione fallisce. Perché? Un ex manager della Parmalat ha raccontato che alla banca pervennero alcuni bonifici per importi rilevanti, provenienti da varie piazze internazionali, e che i vertici del Sanpaolo li rifiutarono per il timore che potesse trattarsi di capitali riciclati. Il dubbio che fosse stato tutto architettato, che Manieri fosse solo un prestanome e che, in realtà, i fondi potessero provenire da un “tesoro” riconducibile allo stesso Calisto Tanzi è nutrito da molti tutt’oggi.

Ma i particolari di quei giorni non finiscono qui. Prima che Calisto Tanzi venga arrestato il 27 dicembre, patron e signora, Anita Chiesi, partono. Il 19 sono a Lisbona, il 21 volano a Quito, in Ecuador. Come mai? Si potrebbe pensare ad una fuga, ad un tentativo di latitanza. E invece assolutamente no. Tanzi, infatti, va e torna dopo pochi giorni. E in questi pochi giorni due persone partono da Milano per raggiungerlo: una è un suo uomo di fiducia, Ettore Giugovaz, che in Ecuador è di casa; l’altra è un commercialista, Gian Giacomo Corno, socio in affari di Giugovaz. I due arrivano il 25 nella capitale ecuadoregna. Poi i quattro si rimettono in viaggio il giorno successivo, il 26. E il giorno dopo Tanzi viene arrestato. Ma cos’è successo, allora, a Quito? E perché quell’incontro proprio in Ecuador? Ecco i lati oscuri della vicenda.

Giugovaz è un figuro certamente misterioso. Un uomo dai mille rapporti. Stringe rapporti con Tanzi negli anni ’70: entrambi sono soci della Bonatti, un’azienda emiliana di costruzioni. Ed è proprio tramite Giugovaz che quest’impresa prima giunge a rapporti con il colosso petrolifero dell’Eni e, poi, con Muammar Gheddafi, proprio per via del rapporto che lega Giugovaz con Regeb Misellati, il banchiere al servizio del dittatore libico. E non è tutto. Quando nel gennaio 1986 William Wilson, ambasciatore americano presso il Vaticano, vola a Tripoli in gran segreto per incontrare il leader libico, è Tanzi a fornirgli il suo jet privato (viaggio organizzatogli e resogli possibile dall’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti). E sull’aereo, con l’americano, c’è anche Giugovaz. Intanto la BonattiLucio Gutierrez , il presidente della Repubblica che sarà spodestato poi nel 2005. riesce a crescere esponenzialmente proprio in Ecuador ed è lì che per un periodo si trasferisce Giugovaz, creando una rete di rapporti ad alto livello con esponenti del governo locale e sembra anche con il colonnello

Ma Giugovaz è davvero uno di quei personaggi che hanno rapporti con tutti i poteri forti. Non solo Vaticano e dittatori, ma anche Stati Uniti e Italia. Viaggia infatti spesso negli Usa, dove ha rapporti con il Presidente George Bush e con personaggi di spicco come Edward Lutwak, consulente del dipartimento di Stato e del Centro internazionale di studi strategici di Washington. E in Italia? Quando Pietro Lunardi , vecchio amico di Tanzi, è eletto ministro dei Trasporti del secondo governo Berlusconi e si vede costretto a cedere la maggioranza della Stone, la sua società per il monitoraggio di opere sotterranee, la affida proprio a Giugovaz. E ancora. Tra le numerose carte sequestrate a Giugovaz, gli inquirenti ritrovano anche un floppy con su scritto “Cia, un documento bancario che attesta la giacenza di 50 milioni di dollari su un conto dell’uomo d’affari arabo Adnan Khashoggi e biglietti da visita di agenti del Fbi di Miami.

Probabilmente questo archivio segreto avrebbe meritato un’analisi più accurata prima che la Procura ne decidesse la restituzione e l‘estraneità al crac Parmalat. Ma le domande rimangono tuttora aperte: che cosa vanno a fare a Quito una figura di questo calibro e il suo commercialista? E chi incontrano insieme a Tanzi? Oggi noi sappiamo che i tre già si erano incontrati una volta in Italia l’11 dicembre 2003 per discutere verosimilmente della possibilità di costituire una Nuova Parmalat. Un estremo salvataggio del gruppo. Con quale denaro? Se teniamo conto dei bilanci fittizi, dei crediti montati, delle società offshore, non si può nemmeno escludere che Tanzi, o qualcuno per suo conto, avesse costituito un fondo nero all’estero.

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